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Caro capo ti scrivo

Caro capo, mi ritrovo qua, organizzatissimo come al solito, a scrivere qualcosa per scout: una volta è la lettera della partenza, un’altra l’articolo del Tuttoscout…
Proprio la partenza dovrebbe essere il tema di questo articolo. Ho pensato abbastanza a cosa scrivere, ma ero in difficoltà. Ho letteralmente l’imbarazzo della scelta. Ad una certa ora mi è venuta in mente cosa dire, ma ci arriviamo con calma.
Tu caro capo sai perfettamente, più di me perlomeno, che cosa sia la partenza. Non voglio scrivere un trattato su cosa sia filosoficamente la partenza, anche perché sarebbe un articolo abbastanza scarso, vorrei tuttavia dire qualcosina. Cercherò di essere breve, per quanto il mio essere prolisso consenta.
La partenza è un momento del proprio cammino scout nel quale si è chiamati ad effettuare una scelta. Ognuno decide quando prenderla, ma soprattutto, se prenderla.

“Fece una scelta di umile uomo: Fede, Servizio e Comunità”
(Lungo la Strada)
La Partenza si articola in tre scelte: la Scelta Politica, quella di Servizio e quella di Fede.
Lascerò a te, caro capo, spiegare bene ai prossimi Rover e Scolte che cosa sia-no queste, vorrei dire oggi qualcosa in particolare sulla Scelta di Servizio.
Il servizio non è volontariato, non è solo questo perlomeno. “Servire” significa dedicare del tempo ed energia per gli altri e non per sé stessi. L’obiettivo è il bene dell’altro e non il ritorno che avremo. Fare servizio significa aiutare una persona in difficoltà senza che lei ti ringrazi o che ti manifesti affetto o gratitudine.
Nel cercare di capire che cosa fosse il servizio non posso che menzionarti, caro capo. È questo il punto dell’articolo. Mi sono reso conto che sei l’Esempio di servizio più importante ed efficace che io abbia. Un esempio che non è solamente una citazione “a titolo esemplificativo”, ma un esempio da seguire.
Caro capo, so che non è stato facile starmi dietro in questi anni. I momenti di tensione, di incomprensione, di difficoltà, ci sono stati, è indubbio. È disarmante però vedere che eri lì, nonostante non ascoltassi, non scegliessi, fossi in ritardo, non portassi a termine gli impegni, croci comprese. Con questo non voglio dire che sei perfetto: penso di avere ancora ragione in alcuni, se pur pochi, casi. Nonostante ciò tu però c’eri, questo conta. Eri sempre pronto nonostante fosse estremamente difficile ottenere la nostra fiducia, essere rispettati, saper comunicare etc. etc.
Magari ciò che facevi non era palese ai nostri occhi, tu però lavoravi comunque per noi, lo so.
Per comprendere l’essenza del servizio credo che sia necessario essere disposti a fare qualcosa che non piace ma che serve.
Le soddisfazioni immediate del servizio sono sicuramente una grande risorsa che ti aiuta nella tua attività ma non è il requisito essenziale della partenza. La scelta di servizio non si basa su quanto sia divertente e appagante farlo. Questa si basa sul voler aiutare l’altro. Il venir meno del “piacere di prestare servizio” non deve intaccare le tue scelte. Certo, nessuno dice che sia facile, ma abbiamo scelto noi di essere qui.
Tanta fatica e “poche soddisfazioni”. Questo rapporto credo che raggiunga il massimo peso nel servizio in clan. Bada bene, non intendo dire che il servizio in clan sia più difficile di altri, ogni servizio ha le sue difficoltà e non c’è una gerarchia tra queste, penso però che la mancanza di soddisfazioni “quotidiane” sia una caratteristica che raggiunge la massima dimensione quando si è capi R/S.
Questa mancanza io non l’ho ancora vissuta, un po’ mi spaventa. Ritengo però di essere pronto per affrontare questa sfida. Scelgo di esserlo.
Caro capo, vorrei dirti così GRAZIE. Lo faccio a modo mio: in ritardo, in maniera disordinata e confusa, ma sono sicuro che tu mi abbia capito.
Sono carico per affrontare questa nuova sfida che è la partenza: essere un buon cittadino.
I dubbi ci sono, le difficoltà arriveranno, gli esempi da seguire rimangono.
Grazie. Buona Strada.

Canguro Amletico

Ho scelto di partire

“Eccomi qua, davanti a tutti voi, pronto per partire, dopo dodici anni con il fazzolettone al collo. E’difficile descrivere con una lettera questi anni, le migliaia di esperienze vissute, le persone conosciute e quelle con cui ho condiviso un pezzo del mio percorso (più o meno grande), penso quindi che iniziare ringraziando tutti sia la cosa migliore.”
Così inizia la mia lettera della Partenza, che ho letto davanti a tutto il clan e agli ospiti presenti, sabato scorso 24 novembre al Campo dei Fiori. Anche dopo una settimana, ragionando a mente fredda su tutto quello che ho scritto nella lettera, resto convinto che la cosa migliore sia stata ringraziare tutte le persone che ho incrociato sulla mia strada, chi per qualche anno e chi anche solo qualche minuto, se sto scrivendo queste parole è anche grazie a loro.
La scelta di prendere la partenza non è stata semplicissima, è partito tutto da un cammino di partenza durato circa un anno che si è concluso con la consapevolezza di voler Servire, di voler essere testimone, di voler “aiutare gli altri in ogni circostanza”; motivo per cui ho scelto di continuare il mio percorso all’interno dell’A.G.E.S.C.I. La cosa più difficile però è stata lasciare il gruppo che ormai si era creato con i miei compagni di Clan, un gruppo di amici con cui ho condiviso esperienze, momenti di allegria, di gioia e stupidità; momenti in cui abbiamo fatto fatica, ci siamo aiutati, non abbiamo mollato anche se tutto sembrava contro di noi, e quando magari mettevamo insieme queste due cose, come mentre andavamo verso Venezia in kayak, ci siamo fermati nel fango, sotto al diluvio, sul bordo di un canale, e ci siamo messi a cantare a squarciagola, perché noi siamo scout, e ridiamo e cantiamo anche nelle difficoltà… ecco, credo mi mancherà tutto questo…
Concludo augurando a tutti Buona strada e con la speranza di poter lasciare, durante questa nuova avventura all’interno del nostro Busto 3, quanto i miei capi hanno lasciato a me in questi dodici anni.

Tommaso

Niente di speciale… o forse sì?

Venerdì scorso in università, mentre cercavo di spiegare a una mia compagna per quali ragioni lo scoutismo – e la mia partenza – mi assorbissero a tal punto da portarmi a saltare le lezioni pur di trovare il tempo necessario da dedicargli, mi sono trovata in difficoltà. Il fatto è che mi sono ormai abituata a giustificare i pantaloncini corti con la neve e con il sole, l’assenza di ombrelli anche con il diluvio universale, le “vacanze estive” passate a fare scarpinate di 10 ore avendo come unico carburante le canzoni della Disney e beh, sì, anche un po’ di Polase.
- “sì, sì quasi ogni domenica ci alziamo presto per andare a messa, sì riesco a trovare il tempo per studiare e, ok, una volta mi è capitato di cagare nei boschi, ma non è questo il punto!”
Eppure la mia amica, non si accontentava di risposte preconfezionate a domande cariche di pregiudizi, no lei voleva capire il mio mondo!
Niente da fare: 5 anni di liceo classico, lacrime e sudore versati sul greco e il latino non sono serviti a fornirle una risposta convincente!
Lo scoutismo è una fetta consistente della mia vita, niente di meno e niente di più; è parte della mia essenza, come lo sono il cioccolato fondente o l’odio per il colore giallo. Questo discorso – o almeno la prima parte – credo sia condivisibile da voi, miei colleghi del clan e miei lettori che suppongo abbiate un qualche legame con il mondo scout; ed è proprio qui che sta l’inghippo: come spieghi qualcosa che è così intrinsecamente parte di te che quando provi a delimitarla in un’area precisa ti trovi a non sapere chi saresti senza quella parte?
Prima degli scout ero una bambina spaventata dal mondo a tal punto che nel dubbio se affrontarlo o meno mi rinchiudevo in libri di 1000 pagine- bellissimi per carità, ma anche la realtà ha il suo perché, come ho scoperto quando la mia saggia Akela, mi ha convinta che forse, lasciando i libri a casa, mi sarei divertita ancora di più. Così, la bambina timida, senza rinunciare del tutto alla sua fantasia, ha iniziato i lupetti, nonostante una prima uscita traumatizzante al Sacro Monte. Di uscita in uscita, è cresciuta sino a diventare una ragazzina brontolona e incazzata con tutti. Sì certo tutti, ma le sue amiche del reparto in realtà sapevano come renderla felice quasi quanto un tè caldo dopo una giornata sotto la pioggia (rigorosamente in calzoncini corti). In noviziato poi, la “famiglia” che si era creata in reparto, si è allargata per poi crescere ancora in clan, dove ho iniziato a intravedere i principi dietro allo scoutismo.
Ed eccomi qui.
Il 03/09 di quest’anno sono stata trascinata, più o meno controvoglia, a un concerto gratuito dello Stato Sociale, e, si sa, di solito se non si conoscono le canzoni il divertimento non è alle stelle; con questa prospettiva di serata, una canzone mi ha commossa. Oggi penso perché cattura perfettamente cosa lo scoutismo è, ed è stato per me in questi anni.
Infatti all’inizio recita “non è sognare che aiuta a vivere, è vivere che deve aiutarti a sognare”, sostanzialmente la prima lezione che Chiara-lupetta ha ricevuto dalla sua Akela, poi continua: “come faccio a dirti che non mi piace il tuo tenermi nascosto agli occhi del mondo, quando è il mondo che non sai guardare?”, che rappresenta esattamente quello che, se lo scoutismo fosse una persona, mi avrebbe detto in reparto, quando mi vergognavo di definirmi scout con i compagni delle medie. Poi prosegue: “vorrei una domenica pomeriggio per ogni lunedì che non ho saputo iniziare, ma siamo una storia che non si può dire, non abbiamo niente di speciale, non fosse che io ho paura di crescere”, però “non scegliere è scegliere di subire” e “ogni volta che scegli, scegli il tipo di schiavo che non sarai” ed è qui che descrive come mi sento adesso: sul punto di crescere, di scegliere, l’unica cosa che mi sento di chiedervi è di “tenermi le mani e tenervele a vicenda, potrà capitarci di bere, ma non annegheremo”. Tutti questi insegnamenti e molti altri che ora l’emozione non mi consente di esprimere se non con parole di altri, mi hanno portato a fare dello scoutismo e del servizio la mia scelta di vita; i giorni in cui non mi presentavo come scout sono finiti e con loro la paura di crescere, sbagliare, cadere, annegare, rialzarmi, semplicemente vivere non mi paralizza più. Concludo incoraggiando tutti voi a seguire sempre i vostri sogni, senza perdere il contatto con la realtà e sapendo sempre che avete la comunità scout su cui poter fare affidamento, e questo credo sia il dono più grande dello scoutismo – che però va coltivato: una famiglia.
Buona Strada a tutti voi.
Chiara Sidoti
(Ornitorinco Shackerato)

Amicizie Vere

Cari lettori, mi trovo, dopo tanti anni a scrivere per il nostro caro TuttoScout. Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa sulla partenza che io ho preso il 13 maggio.
Io vorrei parlarvi, in particolare, della mia storia e di come essa mi ha portato a prendere questa decisione. Dato che siamo qui sul Tuttoscout mi pare consono cominciare dal primo (e, da che mi ricordi, l’ultimo) articolo che ho scritto. Conservo ancora l’edizione in cui è stato pubblicato (marzo 2008). Era il mio ultimo anno di lupetti e parlavo di un’uscita, fatta con gli altri CDA, per le vie di Busto. Un’avventura bella, interessante, non la prima e non l’ultima che avrei fatto all’interno dello scoutismo. Fra lupetti e reparto ne ho viste molte e ho incontrato molte persone. Qualcuno è rimasto, qualcuno è andato e non si è più sentito, ma tutti mi hanno lasciato un pezzetto di loro da portare con me lungo la strada della vita. Una strada che mi ha portato lontano dai miei natali; fino a Shanghai, nella lontana Cina. Mi ci sono trasferito dopo il mio terzo anno di reparto. Ho vissuto là per tre anni e le cose viste e vissute sono state molte, ma questa è un’altra storia. Al mio ritorno ho ritrovato, come ho raccontato alla mia partenza, gli amici che avevo qui in Italia, i quali mi hanno fatto sentire come se non fossi mai partito. Ritengo non sia un caso che queste amicizie che sono rimaste siano proprio quelle che si sono formate all’interno degli scout. Le avventure ed esperienze che si vivono all’interno dello scoutismo hanno il potere di formare delle amicizie incredibili e vere che il tempo e la distanza non riescono a scalfire. Queste amicizie mi hanno portato all’interno del clan, dove di amicizie ne sono nate altre, altrettanto belle, altrettanto vere. Insomma, lo scoutismo mi ha dato molto: molte avventure, molto divertimento, molta crescita. Come scritto nella mia lettera della Partenza, vorrei che più persone possibili possano vivere lo scoutismo e sento che per me è giunto il momento di intraprendere un ruolo da protagonista in questa magnifica associazione. Altre avventure mi aspettano e magari qualcuna ve la racconterò, senza far passare nove anni questa volta!

Luca Airaghi
Mangusta Scatenata

Campo Invernale 27-30 dicembre: Sermig- Arsenale Della Pace

Sermig-Arsenale_della_Pace-facciataDopo averne parlato per circa mezzo mese è arrivato il fatidico giorno dell’inizio del campo invernale. Ci dovevamo trovare alla stazione FS di Busto per raggiungere Torino. Il Sermig è nato nel 1964 su idea di Ernesto Olivero che custodiva, come sogno nel cassetto, l’essere utile verso i più poveri. La sede del Sermig di Torino non è l’unica infatti ce ne sono una in Giordania e l’altra in Brasile nella città di Sao Paulo. All’inizio questa organizzazione era composta da poche famiglie oltre a quella di Ernesto e poi via via negli anni è andato allargandosi. Ci ha spiegato Ernesto che ogni giorno essi accolgono qualche migliaio di famiglie che per vari motivi non riescono ad auto sostenersi. Nella seconda guerra mondiale la costruzione era usata come arsenale di armi da partigiani e negli anni ’70 aveva svolto il ruolo di base militare, quindi il suo fondatore ha pensato per dare origine al nome di partire proprio dal passato convertendolo in arsenale della pace. Ci hanno fatto fare molti servizi dal giocare a calcio con i ragazzi del quartiere ad aiutare in cucina o a fare le pulizie. Il secondo giorno nel pomeriggio siamo stati coinvolti in una grande manifestazione per le strade del quartiere che aveva come scopo la sensibilizzazione della gente sul tema della pace. La sera dell’ultimo giorno noi come tutti i gruppi presenti all’arsenale (non erano solo scout) provenienti da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna abbiamo avuto la possibilità di intervistare Ernesto Olivero e preparandoci delle domande abbiamo trascorso una bella serata insieme a lui. Ci ha spiegato che fu chiamato da molti papi tra cui papa Francesco per presentare il suo progetto. Per concludere penso che per fare del mio sogno una realtà ossia rendere il mondo un posto migliore ci sia bisogno di tante persone come Ernesto che dedicano la loro vita al servizio degli altri.
Francesco Natale

È la strada di chi parte… ed arriva per partire

Cantami o musa, degli eroi coi calzoni corti (acacciadiventoisemplicicanti)
Che molto vagarono, dopo aver lasciato il porto sicuro di Casier,
di molte meduse conobbero la specie e sperimentarono le punture,
molte canzoni cantarono sulla laguna, imparandone il dialetto,
per raggiungere la Meta, e far comunità coi compagni…

Ma dico la sentite?
Questa storia la fa sembrare un tragedia greca! Alleggerisci bella!
Da qui attacchiamo noi, cara… Non molto tempo fa, sulle sponde del Sile, il clan Kypsele era pronto a salpare alla volta di Venezia: avevamo chiara la nostra meta! A bordo di colorati kayak (bizzarri aggeggi di cui tutt’ora il funzionamento ci rimane oscuro), pagaiata dopo pagaiata, siamo giunti a Casale sul Sile. Da lì, il giorno seguente, con coraggio ci siamo imbarcati, nonostante il cielo plumbeo non promettesse nulla di buono. Dopo circa 2585 pagaiate e mezza, un fulmine (segnale dell’ira di Zeus!) ha squarciato l’etere e il terrore si è diffuso tra di noi tanto che sbarcammo, in tutta fretta, al sicuro, sul terreno paludoso. Riuscite ad immaginarvi la scena? Siamo pronte a scommettere di no: fradici, infreddoliti abbiamo iniziato a “sorridere e cantare anche nelle difficoltà”, saltando gioiosi nel fango. Ripresa la marcia in compagnia di mantidi e lumachine, nei giorni seguenti abbiamo esplorato le lande di Mazzorbetto e Sant’Erasmo, scorso il canal grande di Murano, rischiando la vita ad ogni ansa e visitato la variopinta isola di Burano, caratterizzata da casette di colori diversi perché i pescatori, con la nebbia, potessero riconoscerle con facilità. Gli ultimi due giorni abbiamo sostato a Mestre dove, tra giochi e docce fredde, ci siamo confrontati sul nostro punto della strada: un momento unico, molto toccante, che ci ha coinvolti in prima persona, incoraggiandoci a far cadere le maschere, a metterci a nudo di fronte alla comunità, a spogliarci dei pregiudizi, a guardare l’altro con occhi nuovi e fraterni. È stato in questo istante che abbiamo sentito di far parte di qualcosa di grande ed importante; ci sentivamo come i pescatori di Burano in ritorno dal mare: a casa. Venezia era stata raggiunta, la comunità di Clan formata: eravamo arrivati… o forse no. Il percorso di fede della route ci ha portato a riflettere su cosa voglia dire raggiungere una meta, o sulla dubbia esistenza di essa. Ci si può mai dire arrivati nel rapporto con gli altri? Giungiamo mai ad un punto in cui non possiamo diventare una versione migliore di noi stessi? Esiste un traguardo nella fede, oltre il quale le domande si esauriscono? O forse la nostra vita si fonda su una continua progressione che trova, sì, porti sicuri in cui rifugiarsi, ma non la sua Itaca. Il viaggio arricchisce; le esperienze che viviamo, le persone che incontriamo rappresentano sempre una svolta nel nostro cammino che è, quindi, destinato a proseguire imperituro.
Una risposta è un tratto di strada che ti sei lasciato alle spalle, solo una domanda può puntare oltre.”

 
Chiara Sidoti, Elena Banda,
Ilaria Scudeller

Grazie Clan

23Ciao clan.
Sembra quasi una lettera di Partenza. Forse perché non ne ho fatta mai una e dopo averne lette alcune per organizzare un deserto, ho iniziato a pensare che è un bel modo di salutare.
E’finito il mio tempo in branca R/S ed ora scelgo di rimettere il mio mandato alla CoCa che saprà cosa fare della mia disponibilità.
Vi saluto con il GRAZIE più gridato che posso, perché il dono della serenità che ricevo nella consapevolezza di aver dato del mio meglio, è qualcosa d’impagabile.
Ho commesso errori e conquistato fallimenti. Di questo chiedo scusa a chi si è sentito offeso e ferito per questo. Vi assicuro che il mio fare, il mio dire è sempre stato mosso dalla consapevolezza di aver avuto a che fare con campioni, con veri e propri “pezzi da 90”.
“da soli non siamo nessuno…” è una frase della Partenza di Giorgio. Da quanto avete conquistato ora siete comunità, il famoso “bueno porto”. Insieme potete tutto. Non perché siete protetti, perché siete al sicuro. Perché insieme siete capaci di proteggervi dalla tempesta. Insieme potete affrontare le onde. Insieme potete riempire il silenzio dell’indifferenza. Insieme potete affrontare la paura. Insieme potete sconfiggere la pigrizia. Insieme potete riempire le scorte di umorismo che salva dalla disperazione. Insieme potete tentare e ritentare senza cedere all’abbattimento. Insieme scoprite la gioia di essere amici.
Non sprecare e non sprecatevi. Abbiate il coraggio del vostro talento perché cavolo se ne avete! Siate fieri della comunità che avete così faticosamente costruito: Un alveare dove ognuno è prezioso. Cercate di dare tutto, ogni volta che farete una scelta: avete la cosa più invidiata al mondo e cioè il tempo. Non risparmiatevi e “alzate più su l’asticella”. Insomma vivete, non vivacchiate. Ne vale davvero la pena!
Vi saluto con il GRAZIE perché per un adulto è un dono aver a che fare con i giovani che sono il futuro, la speranza.
Grazie clan per ogni momento: Dai grilli assordanti di certe riunioni, alle canzoni “urlate contro il cielo” carico di fulmini mentre eravamo in laguna.
Sono arrivata in un mega clan, c’ero quando i clan sono diventati due. Ho vissuto la Route Nazionale e il capitolo Freccia Rossa. Ho assistito alla nascita di un unico e nuovo clan, il Kypsele e ora certifico che è Comunità.
Che la Strada sia propizia e che vi porti insieme alle prove, anche la capacità e il coraggio di affrontarle e che abbiate la certezza di non essere mai soli e avvertire che Dio è accanto a voi sempre.
Sempre pronta a servirvi.

 
Marisa,
Orsa Energica

Capitolo 1

Cari lettori, non siamo certo scrittori, ma ci piace ugualmente fare dei Capitoli. Ci sono però alcune sostanziali differenze: il Capitolo di un Clan è un percorso finalizzato ad informarsi riguardo uno specifico tema che approfondiamo, dal quale traiamo delle conclusioni e agiamo di conseguenza mediante una soluzione concreta.
In una giornata (si potrebbe gridare al miracolo dato i consueti tempi di decisione) quello che abbiamo fatto è stato selezionare i possibili argomenti trattabili grazie ad una attività della pattuglia “Menate”, ovvero la componente del Clan che si occupa di organizzare le attività e i giochi.
Il risultato di questa scrematura è stata “Politica: informiamoci e conosciamola”, un tema molto vasto, troppo forse. Vi chiederete: come avranno fatto i nostri eroi?
Ognuna delle pattuglie già esistenti ha sviluppato per il resto del clan un’attività sul tema affidatogli e che ha scelto tra: Etica e Politica, Costituzione e Organi, Politica e Religione, Partiti e Politica Locale.
Nelle successive riunioni tramite vari strumenti (scenette, quiz, giochi di movimento ecc…) le pattuglie hanno arricchito il bagaglio culturale di ogni membro del clan, anche in vista delle allora imminenti elezioni comunali.
Dopo la fase dell’Informazione siamo passati a quella della Deduzione: infatti il giorno della festa di chiusura abbiamo tirato le somme con un’interminabile discussione (i tempi mastodontici sono tornati). Attraverso l’analisi del nostro rapporto con tutto ciò che concerne la politica ed il costante tenersi informati sulle sue quotidiane e mutevoli dinamiche, abbiamo capito che il problema non era la semplice “mancanza di voglia” (che brutta parola, come direbbe Don Matteo) che attanaglia ogni adolescente, ma che esso era da ricercarsi più a fondo. Tale ostacolo potrebbe essere la mancanza di interesse? O l’insufficienza di strumenti adatti? Oppure la quotidianità piena e frenetica? NO! Non è questo il punto! Il vero e primo freno alla volontà di informarsi non è nessuna di queste cose, perché un elemento le genera più a fondo: la mancanza di un forte senso di appartenenza. Esso è la scintilla che genera l’interesse, che ti spinge a trovare gli strumenti giusti e che trova un posto nella tua quotidianità.
Perciò abbiamo concretizzato la fase di Azione prendendoci un impegno riguardante ciò che ci accomuna tutti e verso il quale sentiamo un forte senso di appartenenza: lo Scautismo e il nostro gruppo. È per questo che vi annunciamo l’apertura di una nuova rubrica sul Tuttoscout interamente gestita dal Clan Kypsele che parlerà sia di attualità generale sia di temi Scout vicini a noi.
Il capitolo 1 lo state leggendo in questo istante, gli altri stanno arrivando.
To Be Continued…

 
Grillo Cangiante
Canguro Amletico

La Freccia Rossa all’Università Cattolica

Freccia Rossa cartolinaLa storia della Freccia Rossa della Bontà, l’impresa scout del 1949 raccontata dal Clan Zenit insieme a Federica Fratini, è arrivata anche all’Università Cattolica del Sacro Cuore.
È
stata la professoressa Carla Ghizzoni ad invitare, giovedì 12 maggio, Ilaria Scandroglio ed Enrico Gussoni all’interno di una lezione del corso di Storia delle Istituzioni Educative. Gli ex scolta e rover anziani dello Zenit hanno agganciato il loro intervento alla lezione sulla disputa educativa e politica tra la Chiesa Cattolica e il regime fascista culminata nei “fatti del ’31”. Partendo da un doveroso accenno all’attività dello scoutismo clandestino tra il 1926 e 1945 e un riferimento all’attività di soccorso e aiuto a rifugiati e perseguitati politici dell’OSCAR, si è introdotto il discorso della nascita del roverismo italiano e della vocazione al servizio tipica di questa branca.

Da lì all’incontro con Don Gnocchi, una figura che gli allievi delle materie pedagogiche rincontreranno nel proseguo dei loro studi, il salto è guidato dalle condizioni della Milano dell’epoca, in cui “il sindaco Greppi indisse una colletta tra i più agiati per pagare i vaccini contro la tubercolosi” e dove “c’erano bambini che morivano di poliomielite”.

Con un accenno alla scoutismo “Malgrado Tutto” e all’attuale impegno di AGESCI nell’accogliere la disabilità, si è quindi arrivati all’impresa vera e propria: mentre le immagini scorrevano sul proiettore si ripercorreva la strada e gli incontri compiuti da quei rovers e dai loro tre capi, coraggiosi in primis ad accettare e proporre questa sfida educativa.

Non si è trascurato di menzionare l’appoggio istituzionale ed ecclesiastico al “Raid Milano-Oslo”, ne i suoi significati più profondi. Al di la dell’impresa avventurosa e “sportiva”, infatti, centrale rimane la meta del “Moot della riappacificazione”, l’incontro che per primo dopo la guerra riunì rover da tutto il mondo, e la connessa visione pacifica e profetica di un’Europa unita in pace e solidarietà.

LogoRNOvviamente, parlando a giovani coetanei di coloro che quest’impresa l’hanno vissuta e di cloro che l’hanno poi raccontata nel volume “La Freccia Rossa – 1949: diario di un’impresa scout attraverso l’Europa” non si è potuto dimenticare di menzionare il significato presente di questa impresa e l’ottica di “diritti al futuro” con cui si è deciso di raccontarla durante il Capitolo e Route Nazionale 2014: il fatto che questi ragazzi non aspettarono di essere “adulti” per essere cittadini, ma si misero in gioco appena possibile per un obbiettivo grande.

L’intervento, come il libro, ha destato stupore e interesse tra gli studenti e i complimenti della professoressa Ghizzoni per la “ricerca storica svolta fuori dell’ambito universitario […] analizzando tutti i tipi di fonti: iconografiche, stampate e orali…”

La prossima occasione per raccontare della Freccia Rossa sarà a Marnate il 2 luglio, nella sera di una due giorni che unirà scoutismo e volontariato presso la Casa di Alice.

Jamboree 2015

logo Caro lettore, stavolta voglio parlarti del viaggio in Giappone che ho fatto quest’esta  te… Ovviamente tu ti starai chiedendo: “Perché costui vuole parlarmi del suo viaggio in Giappone, ma soprattutto cosa c’entrerà mai con gli scout un posto così lontano?!”
Beh ti posso dire che c’entra… eccome se c’entra!
Questo viaggio mi ha portato a conoscere un sacco di scout provenienti da tutto il mondo, e le loro storie.
La destinazione finale del mio viaggio è stata Kirarama nella prefettura di Yamaguchi al 23° World Scout Jamboree.
jamboree2015 Prima di partire però ho dovuto partecipare a due campetti che servivano ad illustrarmi la cultura del paese ospitante (il Giappone, appunto) e su come comportarmi ad un evento così importante.
Non voglio però dilungarmi troppo sull’aspetto pre-Jamboree, ma voglio illustrarti le tappe del mio viaggio e che cosa ho fatto al 23 WSJ.

Partenza ore 14:00 del 22/07/2015
Luogo: Milano Malpensa
Da qui parte la mia fantastica avventura che mi porterà in Giappone passando per Doha in Qatar, il volo è durato un sacco… circa 21 ore di viaggio, però dopo qualche film e qualche partita ai videogiochi sono finalmente arrivato in Giappone, più precisamente a Osaka all’aeroporto del Kansai.
Da lì io e gli altri ragazzi arrivati lì per il Jamboree ci siamo spostati in treno, direzione Kyoto, tappa intermedia del nostro viaggio.

jamboree_flags24/07/2015
Luogo: Kyoto
Qui ci siamo fermati per tre giorni per fare in modo che noi IST (International Service Team) potessimo incontrare l’affascinante cultura giapponese… Qui secondo me la parola “WA” (tema del Jamboree) che significa armonia, viene molto rappresentata da questa città dove tecnologia e passato si sposano.
Basti pensare che Kyoto è la città dove ha sede la Nintendo, ed è allo stesso tempo la Firenze del Giappone grazie al fatto di essere stata la sede del palazzo imperiale. Trascorsi questi tre giorni all’insegna della scoperta di una cultura completamente diversa il viaggio riparte e questa volta durerà 18 ore estenuanti di autobus: destinazione finale Kirarama.

26/07/2015
Luogo: Kirarama, prefettura di YamaguchiItalianContingent
Eccoci qua finalmente al Jamboree. Dopo esserci registrati come IST abbiamo iniziato due giorni di training che ci avrebbero permesso di svolgere le attività assegnateci prima di partire dalla staff giapponese. Nel mio caso ero stato assegnato al “safety department” che si occupava di far mantenere l’ordine e la calma all’interno del Jamboree: una sorta di vedetta che segnalava i problemi via radio.
Ovviamente facendo questo servizio mi sono anche cuccato i turni di notte, all’inizio non così drammatici, ma verso la fine sono diventati sempre di più un macigno sulla testa perché il turno durava la bellezza di sei ore, e la zona che ci davano da sorvegliare era un sotto campo intero da tenere sotto controllo girandoci dentro per almeno una decina di volte in tutto il turno… Per fortuna però l’ho passato in compagnia, svolgendo il servizio all’interno di una squadra composta da tre svedesi, un inglese e un italiano, collega di turno nonché mio compagno di tenda.
Grazie a loro i turni sono volati in un baleno. Oltre a questo al Jam quando non avevo turni ero solito visitare i vari stand delle nazioni dove ti venivano spiegate la loro cultura, religione ed innovazioni o conoscere persone e le loro storie di vita scout. Capitava anche che mi dedicassi allo swap, cosa molto importante al Jam.
Esso consiste nello scambio di patacchini, fazzolettoni o uniformi. L’aspetto più interessante di questa attività è che dietro ad ogni oggetto scambiato c’è una storia da raccontare.
I giorni passati al campo volavano e piano piano si avvicinava la data della partenza per ritornare a casa, però ad essere sincero sono ripartito da Kirarama con uno spirito diverso, con qualcosa in più che prima non avevo. È difficile da spiegare, è come un’energia che ti hanno donato le persone incontrate lungo il cammino, raccontandoti la loro esperienza scout e di tutti i giorni.

09/08/2015
jambo-siteLuogo: Aeroporto di Fukuoka
Il viaggio sembra ormai finito, invece mi aspettano la bellezza di 31 ore di volo e toccherò non una bensì due città dove farò scalo: la prima sarà Tokio e la seconda Doha per poi atterrare finalmente a Milano Malpensa dove lì mi aspettano i miei familiari e i miei amici.

Per concludere, il Jamboree è stata un’esperienza che mai dimenticherò e che consiglio vivamente; è vero, non l’ho vissuto da partecipante, come IST la differenza è molto ampia, però onestamente è stato come se fossi un partecipante… La cosa che mi ha fatto riflettere molto e che mi ha entusiasmato di più è vedere, anzi dimostrare, che vivere a contatto con altre culture in armonia per due settimane è POSSIBILE.

Matteo Squizzato (Mastino Grintoso)