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	<title>AGESCI Busto Arsizio 3 &#187; blog de papel</title>
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		<title>BLOG DE PAPEL-Episodio II: La rete e le strade</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Mar 2020 15:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[amministratore]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli antichi romani l’avevano capito bene: una società per funzionare ha bisogno di essere connessa e scambiare informazioni in modo facile e veloce. Per questo l’Impero Romano era tessuto di strade fatte ad arte (tanto che molte rimangono tutt’oggi visibili), ponti e gallerie. Su queste strade correvano (anzi, galoppavano) le notizie, gli ordini, le merci… &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2020/03/14/blog-de-papel-episodio-2-la-rete-e-le-strade/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">BLOG DE PAPEL-Episodio II: La rete e le strade</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Gli antichi romani l’avevano capito bene: una società per funzionare ha bisogno di essere connessa e scambiare informazioni in modo facile e veloce. Per questo l’Impero Romano era tessuto di strade fatte ad arte (tanto che molte rimangono tutt’oggi visibili), ponti e gallerie. Su queste strade correvano (anzi, galoppavano) le notizie, gli ordini, le merci… e gli eserciti.<br />
Anche il nostro corpo funziona così: al nostro interno si intrecciano nervi e vasi sanguigni che raggiungono ogni nostra estremità e profondità. Così è pure la rete del Web, di Internet, dei social e delle app: reti invisibili ci collegano in (quasi) ogni parte del globo e le informazioni che viaggiano sui fili immateriali di questa rete sono quasi istantanee. Ormai è così facile e veloce scambiare notizie, ordini, merci e quant’altro tramite la rete che siamo sempre più convinti di aver creato un nuovo mondo molto più facile da abitare rispetto a quello “vero”, in cui bisogna alzarsi, prendere, fare, sbrigare…<br />
Eppure, le vie della rete non fanno cose molto diverse da quelle degli imperatori romani: ci collegano, ci connettono, ci mettono agli estremi opposti di qualcosa; ma non possono avvicinarci. Certo, tutto quello che fanno lo fanno meglio delle strade: ci connettono più facilmente, in meno tempo, in modo più intenso e diretto. Chi direbbe che è meglio affidare un pezzo di carta ad un tizio a cavallo per farlo recapitare a giorni e giorni di distanza, piuttosto che mandare un vocale su WhatsApp? La risposta è scontata ma, nonostante questo, ancora non possiamo usare i social per accorciare le distanze.</p>
<p>Vi ho già raccontato di come, da quando ero alle elementari al mio arrivo alle medie, in casa mia si è passati dal telefono con la cornetta (di cui allego una foto, nel caso qualcuno dei nostri fratellini e sorelline non ne abbia mai visto uno), al “fisso senza fili” (il cordless), al primo cellulare di mio padre (con gli SMS, i “messaggini”) e poi di colpo Internet in casa con Windows Explorer e una mail che dava accesso ad un servizio di chat. Di colpo (e intendo proprio di colpo, tipo e-Dio-disse-luce-e-luce-fu) potevo fare i compiti con i compagni di classe e partecipare al funerale del criceto di un mio squadrigliere (ciao Pier, sono sicuro che Wolverine ti vuole ancora bene, ovunque sia). Tutto questo, che oggi ci pare automatico e scontato, ci ha dato il potere di essere “con”, ma non ancora quello di essere “lì”. Corriamo il rischio di fare confusione perché il coinvolgimento e le emozioni che proviamo quando siamo connessi con persone care o sconosciute, sia in momenti di gioia che di sofferenza, può essere grande. Non dobbiamo mai dimenticare, però, che essere coinvolti spesso non basta: bisogna essere partecipi!<br />
Quando esprimiamo solidarietà sui social a qualche persona che sappiamo essere in difficoltà o quando condividiamo notizie “indignate” stiamo agendo sulla base dell’informazione… ma è l’azione che manca!</p>
<p>Allora ecco che, pur col passare dei millenni, abbiamo un unico modo per avvicinarci agli altri e partecipare alla loro vita, alla loro gioia o dolore, alla loro sfida: dobbiamo metterci le scarpe e imparare la strada e andare verso il “prossimo” per renderlo davvero tale.</p>
<p>Continuate a seguirci e fateci sapere cosa ne pensate per le prossime puntate di Blog de Papel!<br />
#BlogDePapel #ConnessiMaLontani #FarsiProssimi #LaReteELeStrade<br />
Caster</p>
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		<title>BLOG DE PAPEL &#8211; Episodio I: Il dentrofuori del Nuovo Mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 08 Oct 2019 21:01:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Perché c’è un telefono cellulare nella vostra tasca? O nella vostra mano, o appoggiato in modo che sia raggiungibile facilmente mentre leggete queste righe? Ovviamente non per telefonare. Quell’oggetto grande come un palmo è una porta spazio-temporale che ci collega al resto del mondo dalla nostra stanza, con gli appuntamenti del futuro e i ricordi &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2019/10/08/blog-de-papel-episodio-i-il-dentrofuori-del-nuovo-mondo/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">BLOG DE PAPEL &#8211; Episodio I: Il dentrofuori del Nuovo Mondo</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Perché c’è un telefono cellulare nella vostra tasca? O nella vostra mano, o appoggiato in modo che sia raggiungibile facilmente mentre leggete queste righe? Ovviamente non per telefonare. Quell’oggetto grande come un palmo è una porta spazio-temporale che ci collega al resto del mondo dalla nostra stanza, con gli appuntamenti del futuro e i ricordi del passato. Possiamo essere contemporaneamente in più luoghi grazie a chi condivide con noi la sua esperienza e, similmente, sentire con noi amiche e amici distanti. Ma questa è solo una parte del potere di quel “telefono intelligente”: la cosa straordinaria è che si può anche non uscire dalla porta per essere da un’altra parte, si può restare a metà tra il “qui” e il “lì”. Se in Stranger Things c’è il “sottosopra” questo è un “dentrofuori”. Ci si muove, ci si conosce, si comunica e si gioca un po’ come nel mondo reale ma senza che sia davvero “vero”. Vuoi mettere? Tutto nella tua mano!</p>
<p>Perché parlare di Internet, World Wide Web e social agli scout? Perché gli scout sono sempre pronti, ovvio! In più ogni scout ha la cittadinanza del mondo e nel mondo dobbiamo saper abitare, pure essere utili quando serve. Ora, però, il mondo si è ampliato e dobbiamo saper abitare con stile scout anche il dentrofuori. Condividiamo cose vere o cose false, raccontiamo di noi o di qualcun altro, ci rifugiamo per staccare da tutto il resto o ci tuffiamo per collegarci ancora di più. Tutto questo, lo sapete o lo scoprirete presto, non rimane “dentro”, ma ha sempre un effetto sul “fuori”, sulle nostre vite reali. Dopotutto anche il dentrofuori è reale: quello che vediamo o leggiamo lì può avere un effetto sulla nostra vita.</p>
<p>Immaginate di essere in caccia col branco e Akela dica in cerchio che sta per arrivare un nuovo fratellino che ha dei problemi, si arrabbia facilmente e litiga spesso, quindi bisogna fare attenzione. Cosa succederà appena questa zampa tenera arriverà in tana? Succederà che i lupi saranno più diffidenti del solito e più timidi. Il nuovo arrivato non si sentirebbe ben accolto da un branco che lo guarda storto e i lupi inizierebbero a stargli antipatici e sarà più facile litigarci.<br />
Se invece Akela dicesse che il nuovo fratellino è un sacco simpatico, appena arrivato i lupi sarebbero curiosi di conoscerlo e lui sentirebbe di avere l’attenzione del branco, si sentirebbe accolto e tutti gli starebbero più simpatici.<br />
Il nuovo arrivato non cambia carattere solo perché Akela dice una cosa o l’altra, ma se una cosa è vera solo nella testa dei lupi avrà comunque effetti sulla realtà!</p>
<p>Internet prima e i social poi sono nati per avere effetto sul mondo e noi il mondo lo dobbiamo lasciare migliore di come lo abbiamo trovato. Perciò è importante essere scout anche in questa nuova parte di mondo, a metà tra reale e finto. Stile, lealtà, cortesia, purezza di pensieri e parole… sono tutte cose che dovremo seminare nella nostra vita quotidiana anche attraverso il tecnomagico portale-portabile che abbiamo in tasca. O in mano. O appoggiato in modo che sia raggiungibile facilmente&#8230;<br />
Caster</p>
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		<title>Blog de Papel &#8211; Episodio pilota</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 20:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tuttoscout]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho 25 anni, sono nato nel 1994. Nello stesso anno un certo Jeff Besos fonda Calabra (che poi deciderà di rinominare Amazon), l’IBM presenta il primo smartphone e la Sony lancia sul mercato la Play Station. L’anno dopo nasceva eBay. Stavo imparando a leggere e scrivere in prima elementare quando vidi in diretta TV il &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2019/06/20/blog-de-papel-episodio-pilota/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Blog de Papel &#8211; Episodio pilota</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ho 25 anni, sono nato nel 1994. Nello stesso anno un certo Jeff Besos fonda Calabra (che poi deciderà di rinominare Amazon), l’IBM presenta il primo smartphone e la Sony lancia sul mercato la Play Station. L’anno dopo nasceva eBay. Stavo imparando a leggere e scrivere in prima elementare quando vidi in diretta TV il crollo delle Torri Gemelle, l’anno in cui nasceva Wikipedia. L’anno successivo, nel 2002, imparavo a usare gli Euro inconscio della nascita di Linkedin, il primo social network. Avrei dovuto aspettare le medie per iniziare ad usarne uno anch’io: si chiamava MySpace e oggi è praticamente scomparso.<br />
Non penso che mai, in 200.000 anni di umanità, un venticinquenne si sia trovato a parlare a un dodicenne dicendo “ai miei tempi”. Eppure, da repartaro sono diventato rover e ora capo e sembra siano cambiate più cose in questi dieci anni che nei cinquanta precedenti. Le chiacchierate in reparto, le domande e le risposte che ci scambiamo come interpreti di lingue straniere, il cambiamento epocale che continuo a vedere, mi spingono (ma penso valga per tutti quelli che hanno più o meno la mia età) a sentirmi quasi un “veterano”, sopravvissuto a quando WhatsApp non esisteva e per “messaggiare” ci toccava inviare sms con il T9. E ogni sms costava!<br />
Quando ne parlo mi sembra di sentire mio padre che mi racconta del cavallo che trainava il carretto del fieno in campagna o del bidello che passava alla prima ora con la brocca d’inchiostro a riempire i calamai. Ma io non sto parlando di cose di mezzo secolo fa: WhatsApp ha 10 anni. Se fosse uno scout sarebbe forse un lupo della legge!<br />
Questi pensieri sparsi, che mi venivano parlando, appunto, con guide ed esploratori di oggi, hanno iniziato a trovare un filo conduttore leggendo “The Game” di Alessandro Baricco. Penso che offra uno stimolo portentoso per capire che cosa sta succedendo o, meglio, che cosa ha iniziato a succedere ben prima che Steve Jobs lanciasse il primo “Mac”, qual è la vera rivoluzione di cui siamo parte (attiva o passiva, lo scopriremo). È una riflessione che vorrei condividere con voi, poco alla volta. Vi invito quindi in questa nuova rubrica a patire per una route, un gioco avventuroso in cui daremo, come propone il tema di questo Tuttoscout, “<em>uno sguardo al passato per aprire nuove prospettive</em>”.<br />
Mi piacerebbe viverlo come un blog dei “vecchi tempi”, ma qui, sulla carta. Per questo sarà un “blog de papel” interattivo che si riempirà anche delle vostre domande, idee e curiosità.<br />
Per commentare questo strano blog, dando i vostri suggerimenti e contributi, potrete scrivere ai social del Gruppo (su Facebook e Instagram) con l’hashtag #bustotre e #blogdepapel.<br />
<em>Stay hungry</em><br />
<em>Stay… tuned!</em><br />
Caster</p>
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