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	<title>AGESCI Busto Arsizio 3 &#187; realtà</title>
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		<title>BLOG DE PAPEL IV: siamo tutti nel Game</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2020 19:44:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ciao, chi se lo sarebbe aspettato: pensavamo di poter mantenere il controllo, vero? Di poter tenere la realtà di qua e il Game di là, giusto? Eppure guardiamoci: ora la realtà è chiusa fuori dalla finestra e non possiamo più toccarla e siamo ora più che mai parte del Game, il grande videogioco che ci &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2020/04/01/blog-de-papel-iv-siamo-tutti-nel-game/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">BLOG DE PAPEL IV: siamo tutti nel Game</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<pre class="western" style="text-align: justify">Ciao, <span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-size: small">chi se lo sarebbe aspettato</span></span>: pensava<span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-size: small">mo</span></span> di poter mantenere il controllo, vero? Di poter tenere la realtà di qua e il Game di là, giusto? Eppure guardiamoci: ora la realtà è chiusa fuori dalla finestra e non po<span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-size: small">ssiamo</span></span> più toccarla e siamo ora più che mai parte del Game, il grande videogioco che ci collega e che ci coinvolge tutti (che lo si voglia o no). La scuola è una partita multiplayer giocata con cuffie e microfono, il lavoro si trasmette con una virtualità reale (più che con la realtà virtuale) e tutti siamo diventati come fossimo virtuali e distanti, conoscibili e comunicabili solo attraverso webcam, smartphone e social. I nostri “contatti” si sono svuotati del “tocco” vero e proprio, dell’abbraccio, della stretta,del pugno… <span style="font-family: Liberation Serif, serif">È</span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"> rimasto solo il tocco sullo schermo. </span>
<span style="font-family: Liberation Mono, monospace">M</span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace">a ve li ricordate quei momenti al parchetto con gli amici in cui si parlava di più con chi era dall’altro lato della chat che con chi era a fianco sulla panc</span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace">hina?</span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"> E poi, quando eravamo con la persona della chat di prima, ci perd</span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-size: small">e</span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace">vamo con altre notifiche. Il Game ci porta spesso a non essere “qui ed ora” ma ad essere già (o ancora) da un’altra parte a fare qualcos’altro con qualcun altro. Infatti possiamo anticipare e posticipare le esperienze: il calendario ci ricorda ogni minuto, possiamo spostare impegni con giusto un messaggio in un gruppo WhatsApp, o ritardare il godimento di un evento grazie allo streaming. </span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace">Invece adesso siamo bloccati in questo “ora” prolungato e in questo “qui” blindato e dobbiamo farci i conti. Ci stiamo provando, lo so, a evadere attraverso il Game visitando luoghi lontani, guardando concerti mai visti o trasformando un piccolo schermo domestico nel cinema interdetto di questi giorni. Ma la verità è che il Game poggia sui pilastri della realtà e ne è impregnato: il Game è reale e la realtà è nel Game. Prima, condividere senza provare era così facile! Ma ora è frustrante. </span>
<span style="font-family: Liberation Mono, monospace">Ora siamo qui, </span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace">ma la nostra vita non è in stand-by. La finestra di casa è il nostro schermo su di un mondo per il quale non abbiamo la password e </span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace">al quale</span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"> non possiamo più accedere. Ma il Game va avanti, la ruota della realtà gira e noi siamo passeggeri del nostro stare e guardiamo dall’oblò senza avere il controllo del timone. Ma non è questa la cosa più sconvolgente…</span>
<span style="font-family: Liberation Mono, monospace">La cosa più sconvolgente è che tutto questo non è cambiato rispetto a prima: pensavamo di avere il controllo, di avere il timone, di dirigere la nostra vita usando il pollice veloce su uno schermo user-friendly. Evitare un litigio? </span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><i>tap!</i></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace">Si silenzia una conversazione! </span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal">Cavarsene fuori senza troppe spiegazioni? </span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><i>tap!</i></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal"> Si abbandona un gruppo! Zero sbatti di imparare a fare una certa cosa? </span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><i>tap!</i></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal"> Basta diventare follower di qualcuno che lo sa fare e condividere un po’ di emozioni di rimbalzo.</span></span>
<span style="font-family: Liberation Mono, monospace">Forse, alla fine di questo livello del Game, dopo che avremo sconfitto il boss Covid-19, ci faremo un’indigestione di realtà fisica, tangibile (toccabile) come quella che prima snobbavamo in favore dell’agilità del Game dove non ci sono lunghi silenzi da sopportare, sguardi da reggere o parole giuste da non demandare. Da ultimo, come più grande successo, torneremo a rimpiangere il silenzio, la noia e il lusso incommensurabile del doversi inventare un modo per occupare il tempo.</span>

<span style="font-family: Liberation Mono, monospace">Caster</span>

<span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal">PS: Questo episodio di “Blog de Papel” non sarà “di carta” (</span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><i>papel</i></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal">) appunto ma questa volta sarà davvero un articolo simil-blog pubblicato solo online sul sito del Bustotre. Fate un salto nel Game per commentare e condividere <img src="https://www.bustotre.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";-)" class="wp-smiley" /> </span></span>

<span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal">PPS: Ebbene sì, ho usato la combianzione di tasti <img src="https://www.bustotre.org/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif" alt=";-)" class="wp-smiley" />  invece di un emoticon </span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal">che ammicca</span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal">. Sono nato </span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal">quando il </span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-size: small"><i>M</i></span></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><i>illennium bug</i></span><span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal"> era ancora un problema rimandabile, mi dispiace.</span></span>

<span style="font-family: Liberation Mono, monospace"><span style="font-style: normal">PPPS: E sì, si chiamano “emoticon”, non “emoji”, chiaro?</span></span></pre>
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