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	<title>AGESCI Busto Arsizio 3 &#187; servizio</title>
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		<title>CDA &#8211; Esperienza indimenticabile all’ospedale di Busto Arsizio</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 20:16:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sabato 03/03/2018 Akela ci ha organizzato un pomeriggio diverso dal solito che mi resterà per sempre nel cuore! Ha riunito il gruppetto dei CDA e ci ha detto di trovarci di fronte il Ps dell’ospedale di Busto Arsizio. Una volta tutti riuniti, ci siamo incamminati verso il reparto pediatrico dove erano ricoverati molti bambini ammalati. &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2018/04/11/cda-esperienza-indimenticabile-allospedale-di-busto-arsizio/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">CDA &#8211; Esperienza indimenticabile all’ospedale di Busto Arsizio</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Sabato 03/03/2018 Akela ci ha organizzato un pomeriggio diverso dal solito che mi resterà per sempre nel cuore! Ha riunito il gruppetto dei CDA e ci ha detto di trovarci di fronte il Ps dell’<strong>ospedale di Busto Arsizio</strong>. Una volta tutti riuniti, ci siamo incamminati verso il reparto pediatrico dove erano ricoverati molti <strong>bambini ammalati</strong>.<br />
Il nostro compito, come ci aveva detto, era quello di <strong>intrattenerli</strong>, di far loro compagnia in modo divertente e spensierato. Dovevamo farli divertire per far dimenticare loro il motivo per cui si trovassero in ospedale…<br />
Abbiamo incontrato tre bimbe più piccole di noi, molto carine e desiderose di <strong>giocare</strong> per dimenticare le loro malattie! Ci hanno fatto entrare nella saletta tutta colorata dedicata ai giochi ed attorno ad un tavolo abbiamo cominciato a disegnare con le bambine e ad intrattenerle! <strong>Guardare i loro visi gioiosi mi ha reso molto felice</strong> in quanto avevo compiuto una bella azione! A dire la verità, siamo stati anche un po’ rumorosi e Akela ci ha pure rimproverati ma non siamo sempre riusciti a tenere il tono della voce bassa, purtroppo!<br />
Alle 17.00 ci siamo recati nella Chiesa dell’opedale per assistere alla Santa Messa ed alle 18.00 i nostri genitori sono venuti a prenderci per portarci a casa. Mentre ero in macchina con il mio papà ripensavo a quell’esperienza molto bella ed indimenticabile: avevo fatto sorridere delle bambine che non stavano bene…</p>
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		<title>Riflessione sull’educazione</title>
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		<pubDate>Sun, 15 Jan 2017 11:00:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La vera educazione è un sistema di aiuto a doppia entrata nel quale quelli che hanno fatto la scelta di mettersi al servizio dell’uomo e della sua promozione devono anzitutto accettare il principio che non esiste la crescita dell’educando disgiunta da quella dell’educatore, che entrambi sono inseriti nel processo in cui evolversi è sinonimo di &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2017/01/15/riflessione-sulleducazione/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Riflessione sull’educazione</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La vera educazione è un sistema di aiuto a doppia entrata nel quale quelli che hanno fatto la scelta di mettersi al servizio dell’uomo e della sua promozione devono anzitutto accettare il principio che non esiste la crescita dell’educando disgiunta da quella dell’educatore, che entrambi sono inseriti nel processo in cui evolversi è sinonimo di vita e il cui stabilizzarsi è inequivocabilmente segno di recessione e, infine, che tutto ciò che per l’uomo ha consistenza, solidità, durata resistenza all’usura ed alla routine nasce dall’interno in funzione dei quali l’educando e l’educatore sono entrambi e separatamente protagonisti. Un sistema di interdipendenza basato sul principio dell’autodeterminazione.</p>
<p style="text-align: right"><em>Vittorio Ghetti</em></p>
<p style="text-align: right">Da “R/S Servire” n.4, 1971</p>
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		<title>Scegli il bene</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 12:30:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[amministratore]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[alluvione di Firenze]]></category>
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		<description><![CDATA[In questo numero dedicato al tema “Scegli il bene” vorrei condividere il racconto che mio padre Lodovico ha steso in ricordo della sua esperienza come “angelo del fango” (termine che non gli è mai piaciuto) di 50 anni fa… Geco Coinvolgente Era una settimana che pioveva ininterrottamente quel Novembre del 1966, e a Firenze l’Arno &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2017/01/02/scegli-il-bene-2/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Scegli il bene</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2017/01/05.jpg"><img class="size-medium wp-image-1236 aligncenter" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2017/01/05-300x225.jpg" alt="05" width="300" height="225" /></a></p>
<p style="text-align: left;">In questo numero dedicato al tema “Scegli il bene” vorrei condividere il racconto che mio padre Lodovico ha steso in ricordo della sua esperienza come “angelo del fango” (termine che non gli è mai piaciuto) di 50 anni fa…</p>
<p style="text-align: right;">
<em>Geco Coinvolgente</em></p>
<p style="text-align: left;"><span id="more-1233"></span></p>
<p>Era una settimana che pioveva ininterrottamente quel Novembre del 1966, e a Firenze l’Arno aveva rotto gli argini e aveva fatto alluvione. Anche a Venezia c’era acqua alta – un metro e 20! &#8211; e c’erano allagamenti dappertutto nel nord Italia, ma le immagini dell’alluvione a Firenze erano impressionanti, e ci tenevano tutti incollati alla televisione che trasmetteva in continuazione quei filmati dei torrenti d’acqua e fango che correvano per le vie di Firenze trascinando le auto, e Piazza Santa Croce trasformata in un lago burrascoso, e le case di Ponte Vecchio sventrate con gli sfasciumi di legname incastrato in quel che restava delle antiche botteghe artigiane.<br />
Anche a scuola – frequentavo allora la II^B al Liceo Manzoni a Milano – non si parlava d’altro, e quella mattina Paolone Setti lanciò l’idea di andare a Firenze: c’era posto il giorno dopo su un camion militare! Eravamo in vari nella nostra classe a voler partire, e l’idea del viaggio in camion militare era irresistibile; ma il giorno dopo il camion non era più disponibile – forse erano partiti tutti – così ripiegammo sulla Mini di Giorgio Zambon. Giorgio, simpaticissimo veneziano, era l’unico 18enne e già patentato della classe; ottenuto il permesso dei genitori, il pomeriggio siamo partiti in quattro, Giorgio Zambon alla guida del suo potente mezzo, la Mini rossa col tetto nero, dietro di lui il sottoscritto, (ero il piccolo della compagnia, praticamente con le ginocchia in bocca), di fianco a me Vittorio Domenichelli, padovano (abitava a Vimodrone, sede milanese della Domenichelli trasporti di suo padre) e davanti accanto a Giorgio Paolone Setti, incomprimibile sui sedili posteriori; zainetti ridotti al<br />
minimo.<br />
Guida sportiva sull’Autosole, e in meno di quattro ore a Firenze; tutto<br />
apparentemente normale fin verso i viali esterni, ma poi abbiamo dovuto lasciare la macchina e proseguire a piedi, su strade viscide per la patina di fango che via via si faceva sempre più spesso. Oltre Santa Maria Novella, dopo la Stazione, il livello raggiunto dalle acque durante l’alluvione appariva chiaramente sulle facciate delle<br />
case, e procedendo risultava sempre più alto, arrivando in centro superava nettamente il cornicione del primo piano, apparendo come una netta striscia nera, quella striscia lasciata dal gasolio e dalla nafta al momento culminante dell’alluvione del 4 Novembre; altre strisce nere più sottili mostravano i vari livelli lasciati dalle acque durante le ore del lento deflusso.<br />
Si camminava in mezzo alla strada perché non era possibile distinguere i<br />
marciapiedi ancora sepolti dal fango, che le ruspe cercavano di rimuovere caricando ogni tipo di camion; l’odore era di umido, di gasolio, di marcio. Così siamo arrivati, quando ormai faceva buio, davanti alla Biblioteca Nazionale, proprio davanti al Lungarno dove il fiume aveva superato e travolto il muro dell’argine.<br />
Siamo entrati e ci sono apparse subito le dimensioni del disastro, ci siamo aggregati ai ragazzi che facevano la catena sulle scale che portavano al seminterrato, portando su pesanti volumoni intrisi di fango grigiastro e puzzolente; i volumi venivano accatastati a cerchio nell’atrio d’ingresso.<br />
Dopo un po’ è arrivato un camion che doveva scaricare segatura, ha fatto retromarcia fin sui gradini davanti all’ingresso col cassone già alzato e, nell’urtare contro i gradini il cassone è sobbalzato ed è uscito dai cardini sulla sinistra; siamo accorsi in parecchi e con sforzi sovrumani dopo vari tentativi siamo riusciti a riportare in sede il cassone. Il camionista, commosso per l’aiuto ricevuto, ha offerto a tutti una sigaretta; io non fumavo, ma non potevo non accettarla: l’ho presa dicendo “grazie, la fumerò dopo”, e me la sono infilata nel taschino sinistro del giubbotto militare americano – tipo quello di De Niro in Taxi Driver – che portavo sopra al maglione blu degli scout; non avevo dietro altri indumenti.<br />
[Questo maglione potrebbe essere noto ad alcuni di voi: è quello che ancora uso in attività]<br />
Più tardi abbiamo mangiato qualcosa, pane toscano non salato con mortadella mi sembra; era la prima volta che assaggiavo pane toscano, e da allora lo associo al ricordo di Firenze alluvionata. Infine ci hanno detto che potevamo fermarci lì la notte,e ci hanno accompagnato di sopra, nella grande sala di lettura del I° piano, fronte Arno, dove ci siamo sdraiati sulle seggioline della sala: ce ne volevano 8 accostate su due file per potersi accovacciare alla meno peggio, col giubbotto piegato sotto la testa come cuscino, ma era pressoché impossibile dormire per la luce che entrava dalle grandi finestre: l’esercito aveva piazzato dei grandi fotoriflettori a Piazzale Michelangelo che coi loro fasci di luce abbagliante illuminavano a giorno la città.<br />
Inoltre c’era un continuo via vai di camion che andavano a scaricare il fango direttamente nell’Arno dal Ponte di Santa Trinità, oltre Ponte Vecchio: la furia delle acque di piena, passando sopra il ponte, ne aveva travolto le spallette.<br />
Il giorno dopo abbiamo ripreso il nostro lavoro di recupero e spostamento libri, con pausa pranzo sempre a base di pane toscano e mortadella o salame. Verso sera, dopo che ci eravamo radunati fuori dall’ingresso, abbiamo visto arrivare due Plymouth militari con targa A.F.I. (American Forces in Italy), e ne sono scesi alcuni uomini che a passo veloce si sono diretti all’ingresso: il più spilungone si è girato un attimo verso di noi, col suo ciuffo sulla fronte e i dentoni; mi sono girato verso i miei compagni esclamando “ma quello è Bob Kennedy!” Poi abbiamo saputo che era venuto a incontrare gli studenti americani, poco dopo il gruppetto è uscito, sempre quasi di corsa, e le due Plymouth se ne sono andate. In quel momento abbiamo capito: Firenze era in quei giorni il centro del mondo; noi eravamo al centro del Mondo!<br />
[In realtà solo di recente mio padre ha scoperto che si trattava di Ted Kennedy, altro fratello del famoso presidente John F. Kennedy]<br />
Quella sera ci hanno guidato allo scalo ferroviario di Via Reni, oltre Forte da Basso, dove abbiamo potuto dormire sui sedili allungabili dei nuovi vagoni ferroviari grigio e rosso-fegato, una sistemazione certo più confortevole delle poltroncine della biblioteca. L’indomani siamo ripartiti per Milano, e il giorno dopo abbiamo riferito la nostra esperienza in classe.<br />
A quel punto sembrava che volessero partire tutti per Firenze, ma non c’era ancora stato il ’68, le ragazze in classe portavano tutte il grembiule nero, ed era escluso che i genitori le lasciassero andare all’avventura, anche altri nostri compagni sono stati frenati dai genitori, mentre non ci fu alcuna opposizione da parte dei professori. Così<br />
il giorno dopo siamo ripartiti, chi in auto chi in treno, noi 4 della Mini sempre con Giorgio Zambon. In tutto eravamo 11 della mia classe e 11 della classe di mio cugino Carlo; tra di loro c’era anche una ragazza, una certa Nicca, che poi abbiamo ritrovato a Medicina, veramente coraggiosa.<br />
A Firenze ora appariva tutto più organizzato; il lavoro si era trasferito al primo piano del chiostro della Biblioteca Nazionale, sul lato verso Santa Croce; i portici erano disseminati di tavoli improvvisati con assi e cavalletti, e ognuno al proprio tavolo doveva trattare un certo numero di libri; questi erano sistemati sulla destra, davanti c’era una risma di fogli di carta assorbente, e si dovevano separare una ad una le pagine di ogni libro, e spostarle a sinistra inserendo tra una pagina e l’altra un foglio di carta assorbente. Per i libri più antichi non c’erano problemi, era ottima carta di Fabriano e le pagine si scollavano facilmente, ma certi libri del primo ’900, specie certi libri fotografici con carta patinata, era tutto più problematico, mi dovevo aiutare anche col mio coltello scout.<br />
Il tempo passava lentamente, il cielo manteneva coperto (credo di non aver visto un raggio di sole per una settimana) e a tratti tiravano folate di vento già invernale. Ci fermavamo a mangiare (solito pane toscano con poche varianti) e facevamo un giretto<br />
intorno prima di riprendere il lavoro.<br />
Ricordo l’impressione che mi ha fatto Santa Croce, la piazza devastata innanzitutto, poi la fascia color fango alta fino a 5 metri sulla facciata, i portoni aperti per arieggiare, e dentro ancora quella fascia di fango sulle pareti, la patina di polvere fangosa a terra, i monumenti a Galileo, a Foscolo, a tanti personaggi illustri d’Italia completamente imbrattati.<br />
La sera attraversavamo la città, sempre più animata, passando da Santa Maria del Fiore, altre volte percorrendo il Lungarno fino a Ponte Vecchio per poi girare a destra verso Palazzo Strozzi, quindi su verso Santa Maria Novella e il piazzale della Stazione (dicevano che c’erano stati dei morti nel sottopassaggio), poi fiancheggiavamo la Stazione fino a Forte da Basso, quindi infilavamo il tunnel a sinistra, e infine su a destra in via Reni fin dentro lo scalo ferroviario al nostro treno<br />
alloggio: ora avevamo le cuccette: io mi ero scelto quella in alto a sinistra. Miei compagni di scompartimento erano Guido Serra, Paolino Setti, Franco Bocci e il ricciolone Daniele Ferrario. Potevamo lavarci nel salone del dopolavoro ferrovieri e, dopo aver fatto crocchio fuori dal treno chiacchierando con i militari di guardia, ci<br />
buttavamo sfiniti sulle cuccette, non dopo aver fatto girare la bottiglietta della “grappa alle pere” di Daniele Ferrario.<br />
Così è passata una intera settimana. Quando siamo tornati avevo la febbre, che mi è durata almeno 10 giorni, accompagnata da forti mal di testa, forse un inizio di polmonite, con grande preoccupazione di mia mamma; tra tutto la mia assenza da scuola è durata circa un mese, fino credo a Sant’Ambrogio.<br />
Un giorno ricordo che la mamma mi ha chiesto “e questa cos’è?”. Prima di mettere a lavare il giubbotto aveva vuotato le tasche, e aveva trovato quel che restava della sigaretta, piegata in due e mezzo svuotata del suo contenuto, ma ho voluto conservarla ugualmente per parecchio tempo: era il mio “souvenir” di Firenze.</p>
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		<title>4&#215;400</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jan 2017 11:16:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[amministratore]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[17/09/2016 una data che non credo scorderò, nulla di particolare, il mondo non è finito, ho scelto di scegliere, ho scelto di partire. Confesso che non ho molte idee su cosa scrivere in questo articolo, non lo faccio spesso; decido quindi di raccontare ciò che questa scelta è per me. Ripercorrendo fino agli albori il &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2017/01/02/4x400/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">4&#215;400</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>17/09/2016 una data che non credo scorderò, nulla di particolare, il mondo non è finito, ho scelto di scegliere, ho scelto di partire.<br />
Confesso che non ho molte idee su cosa scrivere in questo articolo, non lo faccio spesso; decido quindi di raccontare ciò che questa scelta è per me.<br />
Ripercorrendo fino agli albori il mio percorso scout, riconosco che c’è sempre stata una costante che mi accompagnava: l’essere costantemente bombardato da esempi di vita, i quali mi hanno portato a maturare la mia scelta di Partenza. Una scelta delineata soprattutto in questi ultimi anni passati in Clan, dove tra alti e bassi sono riuscito a conoscermi veramente.<br />
La mia scelta di Partenza, in un certo senso si può riassumere in una parola: “Testimonianza” e non mi riferisco a quella giuridica bensì all’atto di trasmettere ad altri i propri valori, il proprio modello di vita. È questo che ho scelto per me, è questo che voglio essere: testimone. Aggiungerei anche che lo voglio fare qui, dentro lo scoutismo, in qualche modo anche per “ripagare” ciò che questo movimento, questa famiglia mi ha dato.<br />
Tornando a pensare agli anni passati da educando ci sono alcune cose che ho imparato e mi piacerebbe fossero le prime cose che “insegnerò”. Non sono molte né tanto meno complicate da comprendere, tra queste però la più importante è sicuramente volersi bene perché se non mi amassi non potrei voler bene a qualcun altro; strettamente collegato a questa c’è l’umiltà, lo scoprirsi fallibili e accettare i propri limiti e le proprie debolezze e cercare si superarli, è una cosa che, almeno secondo me, è piuttosto difficile imparare da piccoli, siamo troppo distratti dall’ambizione di essere il migliore che non capiamo, non riusciamo a imparare dalle sconfitte e dalle cadute. Se ora, al termine di tre anni di Clan posso dire di aver imparato qualcosa è proprio questa, la consapevolezza di essere fallibili.<br />
Salutando il Clan ho voluto assumermi un impegno, l’ho definito una “missione”, nei miei confronti e nei confronti del mondo da portare a termine con sorriso, testa e cuore: rendermi e renderlo un po’ migliore. Ho voluto condividerlo con tutti per rendervi testimoni di questa scelta cosicché ne siate partecipi tutti voi, perché da solo non posso farcela.</p>
<p>In conclusione vorrei condividere l’ultima cosa che ho imparato, 4X400 è una gara di atletica, una delle poche dove si corre di squadra e forse la più faticosa tra queste ultime, con questo voglio dire che senza il lavoro di squadra non si può vincere, e bisogna imparare ad avere fiducia nei propri compagni di viaggio/gara/caccia/sentiero/strada per arrivare al successo.</p>
<p style="text-align: right;">
<em>Giorgio Lualdi, Cinghiale Caparbio</em></p>
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		<title>Fratelli migranti</title>
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		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 15:36:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ogni sera la notizie che ci provengono dal telegiornale ci pongono dinnanzi ad un roblema che ricorderemo tipico del nostro tempo. Gli esodi di massa che da ogni parte del mondo si muovono verso la nostra Europa già in declino ci interrogano seriamente sul significato dell’essere fratelli in un unico Dio e su come questo &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2016/02/26/fratelli-migranti/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Fratelli migranti</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni sera la notizie che ci provengono dal telegiornale ci pongono dinnanzi ad un roblema che ricorderemo tipico del nostro tempo. Gli esodi di massa che da ogni parte del mondo si muovono verso la nostra <strong>Europa</strong> già in declino ci interrogano seriamente sul significato dell’essere<strong> fratelli</strong> in un unico Dio e su come questo si traduca in risposta concreta e consapevole. Possiamo sentirci fratelli in Dio in senso ampio, piuttosto che in Cristo, che nello scautismo; ma ciò che ci renderà tali sarà sempre la capacità che avremo di rinunciare ad un nostro personale beneficio in ragione di un bene che va oltre a noi.<br />
Tutto ciò per promuovere un mondo che più che piacerci sia giusto e che lo sia per tutti. È così nella<strong> Chiesa</strong>, è così nello <strong>scoutismo</strong>. Questo andiamo ad affermare con il nostro servizio, non altro. “lo scoutismo è una forma di fratellanza; cioè un movimento che non fa alcun caso, in pratica, a differenza di classe, religione, nazionalità o razza per lo spirito indefinibile che lo pervade, lo spirito del <strong>gentiluomo di Dio</strong>. Uno scout è amico di tutto il mondo ed un fratello di ogni altro scout. Il modo per avere un amico è di esserlo per qualcuno.” B.P.<br />
Fabio Peruzzo</p>
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		<title>Ma quanti campi da cambusieri ci siamo persi?</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 11:11:38 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[reparto Pegaso]]></category>
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		<description><![CDATA[Un mezzogiorno qualsiasi, arriva un messaggio. Mi si chiede di andare a fare da cambusiere al campo Pegaso… per il giorno seguente! Armi e bagagli, non c’è tempo da perdere, via verso un’esperienza di servizio un po’ alternativa! Sono rimasto in cambusa per un paio di giorni soltanto, col fido Guss, compagno di mille avventure, &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2015/11/12/ma-quanti-campi-da-cambusieri-ci-siamo-persi/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Ma quanti campi da cambusieri ci siamo persi?</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2015/10/21.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-720" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2015/10/21-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Un mezzogiorno qualsiasi, arriva un messaggio. Mi si chiede di andare a fare da cambusiere al campo <strong>Pegaso</strong>… per il giorno seguente! Armi e bagagli, non c’è tempo da perdere, via verso un’esperienza di servizio un po’ alternativa!<br />
Sono rimasto in cambusa per un paio di giorni soltanto, col fido Guss, compagno di mille avventure, al mio fianco. Ora, che cosa ho tratto da questa breve (ma intensa) esperienza da cambusiere? Innanzitutto, il <strong>servizio è sporcarsi le mani</strong> – e non solo – con la gioia di farlo, anche lavorando dietro le quinte, e quindi posso affermare che sia stata una delle più belle esperienze di servizio nella mia “carriera” da rover.</p>
<p>E qui arriviamo al perché del titolo: quanti campi da cambusieri ci siamo persi? I rover e le scolte che si occupano della cambusa ad un campo sono abbastanza una rarità. <strong>Perché non proporre questo tipo di servizio?</strong> Trovo che ricoprire questo ruolo possa essere un’ottima esperienza da portare nel proprio bagaglio, utile a conoscere un aspetto fondamentale di un campo, a mio avviso troppo spesso sottovalutato o delegato ad altri (spessi ai genitori…). La mia esortazione quindi è: <strong>proponetevi come cambusieri</strong>, vi assicuro che quando ci avrete provato anche voi non potrete fare a meno di chiedervi: “ma quanti campi da cambusieri ci siamo persi?”</p>
<p><em>Tricheco Critico  (Lollo)</em></p>
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		<title>Traguardi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Mar 2015 23:00:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ricordo molto bene la mia prima giornata agli scout: era nel reparto Orione. Ho vissuto cinque anni in reparto e ho trascorso dei felicissimi momenti da ricordare con gioia, per sempre. Ricordo in particolare un campo di Pasqua, il titolo era “Alla ricerca del tesoro”; quante bans e quanti giochi! Ad un campo estivo ho &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2015/03/21/traguardi/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Traguardi</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2015/02/chiara-piantanida.jpg"><img src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2015/02/chiara-piantanida.jpg" alt="In Route Nazionale" width="1024" height="683" class="alignnone size-full wp-image-500" /></a></p>
<p>Ricordo molto bene la mia prima giornata agli scout: era nel reparto Orione. Ho vissuto cinque anni in reparto e ho trascorso dei felicissimi momenti da ricordare con gioia, per sempre. Ricordo in particolare un campo di Pasqua, il titolo era “Alla ricerca del tesoro”; quante bans e quanti giochi! Ad un campo estivo ho anche vinto la gara di canto.<br />
In noviziato ho passato dei momenti indimenticabili; abbiamo anche fatto un autofinanziamento (vendita di patatine fritte) per inviare dei soldi in Emilia Romagna, colpita dal terremoto.<br />
In clan ho passato dei bellissimi momenti; da ricordare la Route Nazionale a San Rossore, dove ci siamo radunati per dimostrare che siamo protagonisti del nostro tempo. Quanta allegria ha scatenato la canzone “È giunta l’ora è giunto il momento&#8230;”.<br />
In clan prepariamo dei pacchi alimentari insieme all’associazione “La luna” che li distribuisce alle persone bisognose.<br />
Quando il nostro capo reparto Vittorio è passato in clan ci ha lasciato un biglietto che diceva di andare avanti per la propria strada&#8230; Ora ho capito. Cercherò di impegnarmi per raggiungere traguardi che oltre a farmi onore dimostreranno la mia disponibilità verso il prossimo.</p>
<p><em>Chiara Piantanida (Granchio coccoloso)</em></p>
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		<title>Aiutare gli altri</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Mar 2015 23:00:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per me aiutare gli altri vuol dire dare conforto alle persone che stanno male, dare una mano a chi soffre, aiutare chi è povero… aiutare gli altri per me significa tutto questo. Certo che però pochi di noi fanno queste cose… o per lo meno, con gli amici sì e con gli sconosciuti no. Io &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2015/03/09/aiutare-gli-altri/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Aiutare gli altri</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Per me aiutare gli altri vuol dire dare conforto alle persone che stanno male, dare una mano a chi soffre, aiutare chi è povero… aiutare gli altri per me significa tutto questo.<br />
Certo che però pochi di noi fanno queste cose… o per lo meno, con gli amici sì e con gli sconosciuti no. Io penso che, ovviamente, a tutti bisogna dare una mano, senza distinzioni… e noi che siamo scout dobbiamo dare questo esempio. Noi che siamo scout dobbiamo dare una mano più di tutti, perchè noi siamo capaci di farlo.</p>
<p><em>Chiara Villa (Coniglietto audace)</em></p>
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		<title>castagnata</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Oct 2014 19:01:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il Gruppo Genitori invita tutti sabato 1 Novembre per una castagnata in compagnia. Partecipate numerosi a partire dalle 17:00, in sede.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2014/10/castagnata-2.png"><img class="alignleft size-medium wp-image-316" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2014/10/castagnata-2-211x300.png" alt="castagnata (2)" width="211" height="300" /></a>Il Gruppo Genitori invita tutti</p>
<p>sabato 1 Novembre</p>
<p>per una castagnata in compagnia.</p>
<p>Partecipate numerosi a partire dalle 17:00, in sede.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Buona Strada!</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Oct 2014 17:29:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Buona strada! A chi avendo preso la partenza associativa, in occasione della Messa della Festa di Apertura è stato accolto in Comunità Capi. Per continuare il proprio cammino a servizio del Gruppo. Buona strada a chi, venendo da lontano, si è rimesso in gioco al servizio di un Gruppo Scout diverso, con rinnovato entusiasmo e &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2014/10/06/buona-strada/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Buona Strada!</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2014/10/benvenuti.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-236" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2014/10/benvenuti-150x150.jpg" alt="benvenuti" width="150" height="150" /></a> Buona strada!<br />
A chi avendo preso la partenza associativa, in occasione della Messa della Festa di Apertura è stato accolto in Comunità Capi. Per continuare il proprio cammino a servizio del Gruppo.</p>
<p>Buona strada a chi, venendo da lontano, si è rimesso in gioco al servizio di un Gruppo Scout diverso, con rinnovato entusiasmo e gioia.</p>
<p><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2014/10/mamma-raksha.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-237" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2014/10/mamma-raksha-150x150.jpg" alt="mamma raksha" width="150" height="150" /></a>Buona strada!<br />
A chi ha salutato il Gruppo dopo anni di servizio e si rimette in gioco. Come Mamma Raskha a cui il branco, i genitori e quanti hanno camminato per un pezzetto di strada al fianco di Mamma Raskha dopo anni di servizio gioioso.</p>
<p>Buona strada a tutti noi, in cammino.</p>
<p>Che il Cielo possa sempre essere sereno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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