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	<title>AGESCI Busto Arsizio 3 &#187; Ex-Macello</title>
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		<title>Il Macello Civico di Busto Arsizio: storia dimenticata, degrado e rinascita</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Jun 2022 16:19:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tuttoscout]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[archeologia industriale]]></category>
		<category><![CDATA[Busto Arsizio]]></category>
		<category><![CDATA[Ex-Macello]]></category>
		<category><![CDATA[macello civico]]></category>

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				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>Introduzione </strong></p>
<p style="text-align: justify">Frequento l&#8217;ex-macello da oltre 15 anni ormai, tanto che mi ci sento come a casa. L&#8217;articolo che segue nasce dalla scoperta che, a dare valore a quelle mura di mattoni, non c&#8217;è solo l&#8217;affetto di quanti, come me, le hanno abitate nelle loro giornate di gioco o di servizio al prossimo, ma una storia. Si tratta della storia di una città intrecciata con quella di un territorio, che poi vuol dire migliaia di storie di persone che, come fili della tela, si uniscono in altrettante forme per dar vita all&#8217;immagine che vediamo oggi. Ho sentito la curiosità di cercare questa storia, purtroppo trascurata nel dettaglio del Macello Civico di Balbi, e il bisogno di raccontarla. Essendo appassionato di archeologia industriale ma non esperto di professione, sono sicuro che quanto segue possa essere ampiamente approfondito e ampliato. Ho preferito però iniziare nella speranza di offrire un appiglio a quanti, più competenti, vorranno proseguire.</p>
<p style="text-align: right">eg</p>
<p style="text-align: justify"><b>La Busto industriale e il suo tessuto</b></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Il Macello Civico di Busto Arsizio, o “</span><i><span style="font-weight: 400">ex-macello</span></i><span style="font-weight: 400">” come viene chiamato ormai, occupa quasi interamente l’isolato tra Viale Marco Polo (che corre parallelo alla tratta Cadorna-Malpensa delle FNM, a sud), Via Magenta (a est), Via Guglielmo Pepe (il cui n°3 ne è il civico, a Nord) e Via Tito Speri ad ovest. Questo spicchio di tessuto urbano è rimasto a lungo dimenticato, o quantomeno considerato malvolentieri più per i fastidi conseguenti al suo abbandono o non-gestione, dopo aver servito la cittadinanza bustocca per ben più di mezzo secolo. Anzi, si può dire che il </span><i><span style="font-weight: 400">Pubblico Macello</span></i><span style="font-weight: 400"> sia cresciuto con essa a partire dal finire dell’800, periodo nel quale la popolazione passò da poco più di 17.000 abitanti ad oltre 24.000 nel giro di un ventennio [<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Busto_Arsizio#cite_note-50">1</a>]</span><span style="font-weight: 400">, al plateau raggiunto negli anni ‘70 poco al di sotto degli 80.000. Osservando la microstoria di questo complesso di edifici non serve fare grandi salti di astrazione per legarla con la macrostoria di quella che già da allora fu una delle città più industrializzate dell’Altomilanese. Questa fu la città di Enrico dell’Acqua [2]</span><span style="font-weight: 400">, “Il Pioniere” dell’esportazione cotoniera italiana (e, in un certo senso, precursore del “</span><i><span style="font-weight: 400">Made in Italy”</span></i><span style="font-weight: 400">) e di Cristoforo Benigno Crespi [<a href="https://www.cavalieridellavoro.it/cavaliere/Crespi_Benigno%20Cristoforo/43/%20">3</a>]</span><span style="font-weight: 400">, il fondatore del villaggio industriale (oggi patrimonio UNESCO) di Crespi d’Adda</span><span style="font-weight: 400"> [<a href="https://www.crespidadda.it/%20">4</a>]. Non a caso oggi questo comune è una tappa significativa per chi si interessa di archeologia industriale, lambito dalla Valle Olona a est (ricca di storia industriale e medievale che da Milano porta a Varese) e dal complesso del Canale Villoresi [<a href="//www.etvilloresi.it/">5</a>]</span><span style="font-weight: 400"> a ovest e sud (che dalla “cattedrale” della diga del Panperduto [<a href="http://www.panperduto.it/%20">6</a>]</span><span style="font-weight: 400"> costeggia la Malpensa per poi tagliare la pianura fino all’Adda). Nello specifico, i punti di maggior interesse sono sicuramente l’ex-Cotonificio Bustese Carlo Ottolini, con il suo nucleo neogotico oggi trasformato nel </span><i><span style="font-weight: 400">Museo del tessile e della tradizione industriale di Busto Arsizio </span></i><span style="font-weight: 400">[<a href="https://www.comune.bustoarsizio.va.it/index.php/aree-tematiche/cultura/museo-del-tessile">7</a>]</span><span style="font-weight: 400">, e i </span><i><span style="font-weight: 400">Molini Marzoli Massari</span></i><span style="font-weight: 400"> [<a href="https://www.distrettobustoarsizio.com/products/molini-marzoli-massari/%20">8</a>]</span><span style="font-weight: 400"> molto ben conservati e che oggi ospitano diverse attività pubbliche. A questi si aggiungono le numerose ville in stile </span><i><span style="font-weight: 400">Liberty </span></i><span style="font-weight: 400">e </span><i><span style="font-weight: 400">art déco</span></i><span style="font-weight: 400"> di inizio novecento erette dai grandi nomi dell’industria meccanica e tessile che fecero di Busto la &#8220;Manchester d&#8217;Italia&#8221; [9]</span><span style="font-weight: 400">: Comerio, Crespi, Tosi…</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Come dicevamo, la crescita industriale di questa città con il conseguente aumento della popolazione e del suo livello di benessere, porta all’aumento dei servizi necessari per il suo sostentamento.Tra il 1875 e il 1905 si ampliò più volte l’ospedale [10]</span><span style="font-weight: 400">, nel 1887 si attivò la Stazione di Busto Arsizio Nord [11]</span><span style="font-weight: 400"> (pressoché adiacente a quella odierna e non lontana dal Macello) e nel 1905 iniziarono i lavori per la nuova imponente Stazione Centrale [12]</span><span style="font-weight: 400"> che però sarà inaugurata solo nel’24 [13]</span><span style="font-weight: 400">.<br />
</span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2022/06/IMG_9496.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2658" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2022/06/IMG_9496.jpg" alt="macello civico innevato" width="900" height="600" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><b>Un nodo nella tela</b></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Il 28 aprile 1895 Francesco Crispi firmava per contrassegno il decreto di Re Umberto I che, “vista la delibera del Consiglio Comunale di Busto Arsizio (Milano) in data 2 luglio 1894” autorizzava il Comune stesso “ad acquistare un terreno dal Beneficio Parrocchiale locale per costruirvi il pubblico macello” [14].</span><span style="font-weight: 400"> Ad occuparsi del progetto fu l’architetto Camillo Crespi Balbi [<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Camillo_Crespi_Balbi%20">15</a>]</span><span style="font-weight: 400">, marnatese laureato al Politecnico di Milano, sparse le sue opere sia civili che private in tutto l’Altomilanese: dalle ville Ottolini-Tosi e Ottolini-Tovaglieri a villa Comerio, le scuole Manzoni e le Carducci, il cimitero di Olgiate Olona e il Pubblico Macello di Legnano, nonché il già citato Cotonificio Bustese e il Calzaturificio Borri. Si distinse nello stile liberty, nell’utilizzo del ferro battuto [16]</span><span style="font-weight: 400"> e nei riferimenti rinascimentali e medievali. Come controparte dell’Ufficio Tecnico comunale vi fù Silvio Pellico Gambini [17]</span><span style="font-weight: 400">, perito e progettista che partecipò alla stagione del </span><i><span style="font-weight: 400">Liberty bustese</span></i><span style="font-weight: 400"> secondo le esperienze della Secessione Viennese che ci ha lasciato lo stabile Colombo [18]</span><span style="font-weight: 400">, villa Leone [19]</span><span style="font-weight: 400"> e i già citati Molini Marzoli. Di queste opere esistono vari riferimenti in letteratura, mentre l’ex-macello viene spesso ignorato, raramente menzionato e in forse un paio di casi descritto con più di qualche riga. Purtroppo sono anche poche le fotografie che ne testimoniano il passato.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Il progetto del Pubblico Macello, firmato da Crespi il 19 novembre 1894, conteneva i disegni di quattro edifici:  un macello suino, un macello bovino, un edificio di servizi (che conteneva la caldaia a vapore, pompa e serbatoio) e una villetta, con antistante pesa, per il veterinario e il custode. I lavori terminarono due anni dopo, per la precisione lo stesso Crespi chiuse il bilancio il 9 febbraio 1896 per un totale di 50.644,75 lire [20]</span><span style="font-weight: 400">. La villetta a due piani con scantinato è forse la parte meglio conservata di questo nucleo originale, anche se appare modificata nell’aspetto rispetto a questi disegni. La parete posteriore (ad est) fa da muro di cinta per tutto il complesso dal lato di Via Magenta, mentre quella a nord da sul marciapiede di Via Pepe. L’edificio, una volta esaurita la sua funzione a seguito della chiusura del Macello negli anni ‘70, fu comando dei Vigili Urbani [21]</span><span style="font-weight: 400"> e sede Asl, archivio semi-abbandonato e, dal 2004 [<a href="https://www.varesenews.it/2012/09/agesp-contro-gli-scout-sede-occupata-senza-alcun-titolo/80783/">22</a>]</span><span style="font-weight: 400">, sede di alcune colonie AIC [<a href="https://www.castorini.it/AIC3/%20">23</a>]</span><span style="font-weight: 400">. Fu poi definitivamente abbandonato nel 2014 a causa della dichiarazione di inagibilità e, dal 20 novembre 2018, quando se ne dibatteva per la demolizione tramite l’Aler in modo da allargare la carreggiata [24]</span><span style="font-weight: 400">, è sottoposta a vincolo dei beni culturali [<a href="http://vincoliinrete.beniculturali.it/VincoliInRete/vir/vincolo/listavincoliperbene3105119%20">25</a>]</span><span style="font-weight: 400">. Al momento è recintato e inaccessibile, benché la rete metallica che corre lungo il marciapiede di Via Magenta lasci forti dubbi sulla effettiva messa in sicurezza di uno stabile definito pericolante. Purtroppo, come verrà dettagliato più avanti, ad oggi proprio questo edificio è l’unico escluso dai progetti di rigenerazione urbana che interesseranno questo lembo di città ad ennesima riprova che il vincolo delle Belle Arti non è garanzia di tutela in quanto sembra più opportuno per le amministrazioni pubbliche lasciare che tali manufatti si demoliscano da sé tramite la caparbia azione del tempo. Ma se sul recente passato le diatribe tra giunta ed enti del territorio, nonché la reperibilità delle notizie on-line, ci aiutano a fare luce sul susseguirsi dei fatti, ricostruire l’evoluzione del complesso del Macello richiede un’indagine storica più accurata che ho potuto svolgere solo in parte. Spero comunque, con questo mio breve scritto, di poter dare almeno delle coordinate a chi intendesse approfondire la ricerca. Oltre alla visita agli Archivi Storici del Comune di Busto Arsizio (nei quali ci sono ancora numerosi fascicoli da indagare [26]</span><span style="font-weight: 400">) è risultato prezioso il lavoro svolto da Carlo Magni della Delegazione FAI del Seprio [<a href="https://fondoambiente.it/luoghi/rete-fai/delegazione-fai-del-seprio%20">27</a>]</span><span style="font-weight: 400"> in occasione delle Giornate FAI di Primavera del 15 e 16 maggio 2021 [<a href="https://www.sempionenews.it/cultura/eventi-culturali/giornate-fai-di-primavera-il-bello-nascosto-dellarcheologia-industriale/%20">28</a>]</span><span style="font-weight: 400">, prima occasione in cui il complesso è stato aperto al pubblico per delle visite organizzate. La sua ricostruzione permette di definire la destinazione dei vari edifici che vediamo oggi a seguito dei vari ampliamenti succedutisi negli anni, delle parziali demolizioni, dell’abbandono e del recupero avvenuto nell’ultimo ventennio. La descrizione che segue si basa sull’intervista rilasciata a Magni dal sig. Gianfranco Piran, proprietario di una notissima macelleria bustocca che, in gioventù, accompagnando il padre, ebbe continue occasioni di frequentare il Macello Civico quando era ancora in piena attività.</span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2022/06/IMG_9503.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2657" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2022/06/IMG_9503.jpg" alt="Casa custode macello civico" width="900" height="600" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Sull&#8217;ingresso ritinteggiato di bianco in via Guglielmo Pepe 3 campeggia ancora la scritta “MACELLO CIVICO” sopra ai due cancelli in ferro battuto. Entrando da quello di destra si passa sopra la copertura metallica della pesa. Sulla destra si ha la palazzina degli Uffici al piano terra e l’abitazione del custode al primo piano che fu in seguito un ufficio postale [29]</span><span style="font-weight: 400"> per poi ospitare nel recente passato un club di motociclisti [<a href="https://www.ss33sempione.com/%20">30</a>]</span><span style="font-weight: 400"> e un’associazione di sommozzatori. Sul retro di questo edificio, ad oggi dichiarato inagibile a causa della cedevolezza del primo piano, c’è una tettoia dove si accedeva ai locali per la vidimazione da parte del veterinario della carne che qui arrivava già macellata altrove per poi essere messa in vendita. Su questo, come su altri edifici, è ancora ben visibile la colorazione ocra con elementi in mattone a vista quali gli archi delle finestre e le tre fasce orizzontali su ogni piano. Di fronte a questa palazzina si sviluppa l’ala della macelleria bovina che oggi ospita alcuni archivi della Procura della Repubblica. Sulle due facciate strette di questo plesso sono visibili le alte porte in metallo con ruote, la guida sulla quale scorrevano e il moncone di rotaia alla quale si appendevano le carcasse. A fianco alla macelleria bovina, a sud, correva parallela quella suina che fu però chiusa negli anni ‘50 quando si affermarono macellerie private che erano maggiormente in grado di soddisfare il mercato. La ciminiera che svettava da questo blocco è stata demolita nei primi anni 2000 [<a href="http://www.bustotre.org/blog/2020/03/06/una-sede-maggiorenne/">31</a>]</span><span style="font-weight: 400">. Il corridoio tra le due macellerie rappresenta forse lo scorcio meglio conservato in cui si può apprezzare l’intenzione dell’arch. Crespi Balbi di mantenere in tutti gli edifici un tono ‘elegante’ tramite gioco del rosso del mattone e il bianco degli intonaci o le modanature alle finestre ad arco ribassato in tutti gli edifici: caratteristica peculiare dell’eclettismo. Dal lato opposto di questo corridoio aperto, sul lato est del capannone centrale che si vede dai cancelli d’ingresso, si vede ancora la grande porta dalla quale, tramite i binari oggi rimossi, gli animali macellati erano trasportati nelle celle frigorifere. Queste oggi sono in parte in uso al Tribunale e in parte ad un gruppo scout AGESCI [<a href="http://www.bustotre.org/%20">32</a>]</span><span style="font-weight: 400">, mentre è interamente affidata agli scout l’ala del macello suino nel quale sono ancora presenti le rotaie di trasporto delle carni e le colonne originali (seppur gli spazi interni siano stati modificati). A fianco delle celle frigorifere c’era una vera e propria fabbrica del ghiaccio con corrispettiva vendita, dato che allora non esistevano i frigoriferi famigliari ma solo delle piccole “</span><i><span style="font-weight: 400">giascioeure</span></i><span style="font-weight: 400">” di legno rivestito internamente di alluminio per mantenere il freddo.; la produzione di ghiaccio serviva anche per le esigenze dell&#8217;ospedale. Tornando all’ingresso, dall’altra parte rispetto alla palazzina degli uffici, si trovano degli altri edifici bassi che comprendevano anche i ‘negozi’ per la carne di bassa macelleria, diciamo una seconda scelta a prezzi più popolari (la tettoia subito a lato del cancello è stata chiusa con delle pareti sempre nei primi anni 2000). Questo settore è oggi la parte operativa della sede scout in cui vengono svolte attività educative e di volontariato con bambini dai 5 anni in su fino agli adulti. Di fronte ai negozi, sul lato est del grande capannone, si trovavano le celle frigorifere sussidiarie: i macellai che non avevano presso il loro negozio una cella frigorifera capiente potevano affittare queste celle e ritirare la carne quando ne avessero necessità.</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Esiste una foto storica [33][34]</span><span style="font-weight: 400"> dei primi anni ‘30 che ritrae il Macello Civico dopo gli ampliamenti avvenuti negli anni immediatamente precedenti. Ne riporto la descrizione sempre secondo Magni: il Macello si trova ancora in un’area assolutamente periferica, tanto che non vi è ancora tracciata l’attuale Via Guglielmo Pepe. L&#8217;edificio d’angolo, oggi non più esistente, era la “tripperia” dove venivano lavorati gli stomaci dei bovini per ottenere vesciche (per avvolgere i salami) o altre budella che, opportunamente lavate, entravano nella preparazione del salame. All’angolo opposto un edificio equivalente era la stalla per gli animali dei carri da trasporto. Esistono anche alcune foto degli interni [35]</span><span style="font-weight: 400"> e della macchina frigorifera [36]</span><span style="font-weight: 400">, nonché uno schizzo a carboncino dell’esterno [37]</span><span style="font-weight: 400">.</span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2022/06/Macello-1934.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2656 size-full" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2022/06/Macello-1934.jpg" alt="Macello 1934" width="900" height="675" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><b>Uno strappo da ricucire</b></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Come già descritto, questo nodo nevralgico nel sostentamento della popolazione bustocca, a seguito del progressivo abbandono, è diventato uno strappo nel tessuto urbano in una zona di confine tra il centro e il quartiere di Sacconago a sud della ferrovia. Ancora oggi quest’area testimonia una commistione di industrie e cortili molto florida, ma oggi degradata. Tanti sono gli immobili cadenti (fin’anche puntellati) a ridosso delle strade e l’ex-macello non era da meno con il muro di cinta in parte crollato, gli interni sventrati dimora di degrado e calcinacci e le alte erbacce nel piazzale. Quanto operato in questi anni dal Gruppo Scout AGESCI Busto Arsizio 3 che ebbe in uso questi spazi quando ancora il mondo dell’associazionismo e del volontariato non era ben regolamentato come oggi ebbe da affrontare sfide considerevoli, per un gruppo di volontari appunto, nel rendere fruibile e sicuro il Macello per l’attività educativa durante tutto l’anno (soprattutto nei freddi e umidi mesi dell’inverno padano). Pur considerando, come desumibile dai già citati articoli di cronaca, che la situazione dell’ex-macello si stata già </span><i><span style="font-weight: 400">casus belli</span></i><span style="font-weight: 400"> di diatribe politiche (finora sempre riassorbite dalla politica stessa), il fatto che le diverse amministrazioni succedutesi negli anni abbiano continuato a supportare (o sopportare, direbbero le malelingue) tale opera di recupero e restituzione civica sembra dichiararne il merito complessivo; pur riconoscendo che, a causa delle proprie limitate risorse, il mondo del volontariato non è di per sé chiamato al restauro dei beni pubblici e punta quindi a concentrarsi sul minimo indispensabile per garantire lo svolgimento delle proprie attività in condizioni di confortevole igiene e sicurezza. Sia questo un appello alle istituzioni per mantenere viva l’attenzione e la cura sui beni (soprattutto se carichi di valore storico) affidati a terzi. Da ultimo non sembra essere un caso che, alla “riabilitazione” del Macello Civico quale luogo di aggregazione giovanile tenuto vivo e vissuto nei week-end e, spesso, nelle sere in settimana, si sia mossa parallela ad inizio 2000 una rivalutazione di tutta l’area tra San Michele e le Ferrovie Nord con la sistemazione del Parco Comerio e i condomini antistanti da via Pellico a via Magenta. </span></p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2022/06/2004-04-17-IMG_5931.jpg"><img class="aligncenter wp-image-2659 size-full" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2022/06/2004-04-17-IMG_5931.jpg" alt="2004-04-17 lavori messa sicurezza" width="900" height="675" /></a></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Si arriva così alla storia recentissima con un progetto di rigenerazione urbana da 20 milioni di euro [<a href="https://www.sempionenews.it/territorio/ambiente/b-re-a-t-h-e-generations-il-progetto-da-20-milioni-del-comune-per-valorizzare-piazza-mercato-e-non-solo/?cn-reloaded=1%20">38</a>]</span><span style="font-weight: 400"> (più eventuali altri 15 [<a href="https://www.malpensa24.it/ex-macello-civico-ed-ex-oratorio-di-sacconago-busto-a-caccia-di-altri-10-milioni/%20">39</a>]</span><span style="font-weight: 400">) che intende coinvolgere tutta l’area tra la Stazione Nord e l’ex-macello che si troverebbe ad ospitare un ITS [<a href="https://sistemaits.it/%20">40</a>]</span><span style="font-weight: 400"> e un centro culturale, oltre ai già citati scout. L’archeo-turismo industriale verrebbe anche favorito dalla nuova ciclabile Cadorna-Malpensa che, correndo parallela al tracciato delle Ferrovie Nord, passerebbe proprio dall’altro lato di Viale Marco Polo rispetto all’opera di Crespi e Gambini. C’è quindi da ben sperare che, dopo anni di anonimato interrotti da brevi lampi di cronaca, questa testimonianza del lavoro dell’uomo e del suo ingegno possa ricevere l’attenzione che merita.</span></p>
<p style="text-align: justify"><b>Cosa resta della trama</b></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Per chi volesse approfondire la conoscenza del </span><i><span style="font-weight: 400">Pubblico Macello</span></i><span style="font-weight: 400"> e della Busto Arisizio architettonica e industriale, oltre alle opere già citate, si segnalano</span><span style="font-weight: 400">:</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">Arnaldo Agnelli</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">LE CENTO CITTÀ D’ITALIA</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">GALLARATE, BUSTO ARSIZIO, LEGNANO</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Anno XXXI – supplemento al n°11141 – 31 dicembre 1896</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">Lino Taglioretti</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">GUIDA TAGLIORETTI PER IL CIRCONDARIO DI GALLARATE – Anno I° 1905-06</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Ed. Guida Taglioretti – Gallarate – 1905</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">GUIDA DI BUSTO ARSIZIO</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Pianezza Editore &#8211; Busto Arsizio – 1921</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">Bruno Grampa</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">PAGINE DI STORIA E DI VITA BUSTESE</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Libraio Pianezza – 1927</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">A cura di Stefano Ferrario</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">BUSTO ARSIZIO</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Bramante Editrice – 1964</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">Rogora Rodolfo, Ferrario Stefano, Belotti Luigi, Caldiroli Luigi</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">SOMMARIO DI STORIA BUSTESE DALLE ORIGINI AI TEMPI NOSTRI (2^ edizione ampliata)</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Varesina Grafica – 1980</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">AA.VV.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">SILVIO GAMBINI LA CARRIERA DI UN ARCHITETTO TRA LIBERTY E RAZIONALISMO</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Busto Arsizio – 1992</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">AA.VV.</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Busto in Liberty. La città e il suo patrimonio architettonico all&#8217;alba del Novecento. Uno sguardo scientifico ed estetico</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Libraccio Editore &#8211; 2019</span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">Franco Bertolli, Paolo Bossi, Decio Grassi, Augusto Spada</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">BUSTO ARSIZIO ARCHITETTURE PUBBLICHE</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Città di Busto Arsizio &#8211; 1997    </span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">Augusto Spada</span></li>
</ul>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">CONOSCERE LA CITTA’ DI BUSTO ARSIZIO</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">seconda edizione</span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-weight: 400">Città di Busto Arsizio – 2004-2010-2015    </span></p>
<ul>
<li><span style="font-weight: 400">Alberto Brambilla – Lorena Amadori</span></li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400">BUSTO ARSIZIO CITTA’ &#8211; 14 decenni di storia &#8211; nel 140° anniversario dell&#8217;elevazione a Città 1864-2004</span></p>
<p><span style="font-weight: 400">Arti Grafiche Colombo &#8211; Busto Arsizio – 2005</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">Enrico Gussoni</p>
<p style="text-align: justify">Note a pié di pagina:</p>
<ol>
<li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Busto_Arsizio#cite_note-50"><span style="font-weight: 400">Statistiche ISTAT</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400">Luca Colombo, </span><i><span style="font-weight: 400">L&#8217;impero del cotone. Storia di Enrico dell&#8217;Acqua, industriale bustese che conquistò l&#8217;America</span></i><span style="font-weight: 400">, Busto Arsizio, Pianezza editore, 1999.</span></li>
<li><span style="font-weight: 400"> </span><a href="https://www.cavalieridellavoro.it/cavaliere/Crespi_Benigno%20Cristoforo/43/"><span style="font-weight: 400">https://www.cavalieridellavoro.it/cavaliere/Crespi_Benigno%20Cristoforo/43/</span></a></li>
<li><a href="https://www.crespidadda.it/"><span style="font-weight: 400">https://www.crespidadda.it/</span></a></li>
<li><a href="https://www.etvilloresi.it/"><span style="font-weight: 400">https://www.etvilloresi.it/</span></a></li>
<li><a href="http://www.panperduto.it/"><span style="font-weight: 400">http://www.panperduto.it/</span></a></li>
<li><a href="https://www.comune.bustoarsizio.va.it/index.php/aree-tematiche/cultura/museo-del-tessile"><span style="font-weight: 400">https://www.comune.bustoarsizio.va.it/index.php/aree-tematiche/cultura/museo-del-tessile</span></a></li>
<li><a href="https://www.distrettobustoarsizio.com/products/molini-marzoli-massari/"><span style="font-weight: 400">https://www.distrettobustoarsizio.com/products/molini-marzoli-massari/</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400">Alberto Garavaglia, </span><i><span style="font-weight: 400">Museo del Tessile e della Tradizione Industriale di Busto Arsizio</span></i><span style="font-weight: 400">, Busto Arsizio, Freeman Editrice, 1997</span></li>
<li><span style="font-weight: 400">Giorgio Giorgi, </span><i><span style="font-weight: 400">L&#8217;ospedale di Busto Arsizio</span></i><span style="font-weight: 400">, 2005</span></li>
<li><span style="font-weight: 400"><span style="font-weight: 400">http://www.trenidicarta.it/aperture.html</span> </span></li>
<li><span style="font-weight: 400">Sergio Zaninelli. </span><i><span style="font-weight: 400">Le ferrovie in Lombardia</span></i></li>
<li><span style="font-weight: 400">In </span><a href="http://www3.varesenews.it/varese/articolo.php?id=247038"><i><span style="font-weight: 400">Nascita di una provincia fascista</span></i></a><span style="font-weight: 400">, su </span><i><span style="font-weight: 400">www3.varesenews.it</span></i><span style="font-weight: 400"> si riporta l’aneddodto secondo il quale Benito Mussolini la inaugurò il 25 ottobre 1924 tra il disinteresse della cittadinanza che preferì assistere alla S. Messa del Cardinal Eugenio Tosi, bustocco. La leggenda vuole che un Mussolini, inferocito, abbia deciso quel giorno di preferire Varese a Busto Arsizio come nuovo capoluogo di provincia.</span></li>
<li><span style="font-weight: 400">Una copia del decreto è conservata presso l&#8217;Archivio Storico del Comune di Busto Arsizio nella Busta 282 insieme ai disegni originali di Camillo Crespi Balbi e ad una cospicua quantità di verbali e documenti amministrativi tra i quali elementi delle procedure di appalto e rendicontazione. </span></li>
<li><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Camillo_Crespi_Balbi"><span style="font-weight: 400">https://it.wikipedia.org/wiki/Camillo_Crespi_Balbi</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400">Giuseppe M. Jonghi Lavarini, Claudia Molteni, </span><i><span style="font-weight: 400">Il ferro battuto. Arredo e architettura, Volume 6</span></i><span style="font-weight: 400">, Di Baio, 1996</span></li>
<li><i><span style="font-weight: 400">Silvio Gambini: la carriera di un architetto tra Liberty e Razionalismo</span></i><span style="font-weight: 400">, Busto Arsizio, Comune di Busto Arsizio, 1992</span></li>
<li><span style="font-weight: 400">Augusto Spada, </span><i><span style="font-weight: 400">Conoscere la città di Busto Arsizio</span></i><span style="font-weight: 400">, Busto Arsizio, Città di Busto Arsizio, 2010</span></li>
<li><em><i><span style="font-weight: 400">ibidem</span></i></em></li>
<li><span style="font-weight: 400">225.323,35 € di oggi secondo </span><a href="https://inflationhistory.com/"><span style="font-weight: 400">https://inflationhistory.com/</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400">Sede degli scout inaccessibile &#8211; Agesp ha cambiato le serrature; La Prealpina, 19 ottobre 2012</span></li>
<li><a href="https://www.varesenews.it/2012/09/agesp-contro-gli-scout-sede-occupata-senza-alcun-titolo/80783/%20"><span style="font-weight: 400">Agesp contro gli Scout: “Sede occupata senza alcun titolo”</span></a></li>
<li><a href="https://www.castorini.it/AIC3/"><span style="font-weight: 400">https://www.castorini.it/AIC3/</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400">Casa scout, niente ruspe &#8211; “Denuncerò l’omissione”, a firma Ma.Li., ritaglio di giornale pubblicato il 26/02/2016 sul gruppo Facebook BUSTO 3 NON SI TOCCA</span></li>
<li><a href="http://vincoliinrete.beniculturali.it/VincoliInRete/vir/vincolo/listavincoliperbene3105119%20"><span style="font-weight: 400">Identificativo 3105119</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400"> Oltre alla già citata Busta 282 si segnala la 282 per il periodo 1904-7 e la 295 per il periodo 1911-6.</span></li>
<li><span style="font-weight: 400"> </span><a href="https://fondoambiente.it/luoghi/rete-fai/delegazione-fai-del-seprio"><span style="font-weight: 400">https://fondoambiente.it/luoghi/rete-fai/delegazione-fai-del-seprio</span></a></li>
<li><a href="https://www.sempionenews.it/cultura/eventi-culturali/giornate-fai-di-primavera-il-bello-nascosto-dellarcheologia-industriale/"><span style="font-weight: 400">https://www.sempionenews.it/cultura/eventi-culturali/giornate-fai-di-primavera-il-bello-nascosto-dellarcheologia-industriale/</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400">Fino ad alcuni anni fa era ancora visibile sulla facciata esterna l’insegna con le lettere PT su sfondo giallo, </span><i><span style="font-weight: 400">NdA</span></i></li>
<li><span style="font-weight: 400"> </span><a href="https://www.ss33sempione.com/"><span style="font-weight: 400">https://www.ss33sempione.com/</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400"> <a href="http://www.bustotre.org/blog/2020/03/06/una-sede-maggiorenne/">Una sede maggiorenne</a>, Enrico Gussoni per Tuttoscout</span></li>
<li><a href="http://www.bustotre.org/"><span style="font-weight: 400">http://www.bustotre.org/</span></a></li>
<li><span style="font-weight: 400">Carlo Azimonti, Enrico Crespi, Pagine Bustocche, Industria d’Arti Grafiche Pellegatta – Busto Arsizio – 1938 (pag.117)</span></li>
<li><span style="font-weight: 400">Ugo Giammarchi, Le Industrie di Busto Arsizio Illustrate, Seconda edizione, Ed. Pianezza – Busto Arsizio – 1933 (pag.12)</span></li>
<li><em><i><span style="font-weight: 400">ibidem</span></i></em></li>
<li><span style="font-weight: 400"> A cura di Giuseppe Pacciarotti, Busto l’Altro Ieri, Busto Arsizio – 1994 (pag.62)</span></li>
<li><span style="font-weight: 400">A cura di Francesco Ogliari, VARESE GALLARATE BUSTO ARSIZIO cent’anni fa… e dintorni, Edizioni Selecta – 2003 (pag. 89-91)</span></li>
<li><a href="https://www.sempionenews.it/territorio/ambiente/b-re-a-t-h-e-generations-il-progetto-da-20-milioni-del-comune-per-valorizzare-piazza-mercato-e-non-solo/?cn-reloaded=1%20"><span style="font-weight: 400">B.Re.a.T.H.E. Generations: il progetto da 20 milioni del comune per valorizzare Piazza Mercato e non solo</span></a></li>
<li><a href="https://www.malpensa24.it/ex-macello-civico-ed-ex-oratorio-di-sacconago-busto-a-caccia-di-altri-10-milioni/"><span style="font-weight: 400">https://www.malpensa24.it/ex-macello-civico-ed-ex-oratorio-di-sacconago-busto-a-caccia-di-altri-10-milioni/</span></a></li>
<li><a href="https://sistemaits.it/"><span style="font-weight: 400">https://sistemaits.it/</span></a></li>
</ol>
<p>&nbsp;</p>
<p>È possibile votare l&#8217;ex-macello civico di Busto Arsizio come &#8220;luogo del cuore&#8221; all&#8217;interno dell&#8217;omonima iniziativa del FAI: <a href="https://fondoambiente.it/luoghi/ex-macello-civico-di-busto-arsizio?ldc">https://fondoambiente.it/luoghi/ex-macello-civico-di-busto-arsizio?ldc </a></p>
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		<title>Una sede maggiorenne</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Mar 2020 21:24:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tuttoscout]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tuttoscout]]></category>
		<category><![CDATA[Ex-Macello]]></category>

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		<description><![CDATA[Bentrovati care lettrici e lettori di Tuttoscout (abituali, sporadici o occasionali), la riconoscete quella in fotografia? Certo: è la nostra sede! L’ex-Macello Civico di Busto Arsizio. Era il 2002 quando ci entrammo per la prima volta alla ricerca di una sistemazione alternativa alla vecchia sede del Bustotre. Sì, perché il nostro Gruppo prima aveva un’altra &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2020/03/06/una-sede-maggiorenne/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Una sede maggiorenne</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2020/03/16.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2390" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2020/03/16-300x225.jpg" alt="16" width="300" height="225" /></a> Bentrovati care lettrici e lettori di Tuttoscout (abituali, sporadici o occasionali), la riconoscete quella in fotografia? Certo: è la nostra sede! L’ex-Macello Civico di Busto Arsizio. Era il 2002 quando ci entrammo per la prima volta alla ricerca di una sistemazione alternativa alla vecchia sede del Bustotre. Sì, perché il nostro Gruppo prima aveva un’altra sede o, meglio, due: una per lupetti, coccinelle e castorini in via Magenta (all’angolo con via Espinasse dove oggi è rimasto solo un grande albero che prima cresceva nel suo cortile) e una per i reparti in via Pace a fianco a Villa Comerio.<br />
Mi raccontava un capo che, anni prima, si erano trovati le ruspe davanti alla sede già pronti per raderla al suolo. Tutti i fratellini e sorelline si presero per mano e formarono un cerchio attorno alla sede per proteggerla. Il Gruppo ottenne un po’ di tempo per trovare una sede alternativa e la risposta fu trovata poco più in là.<br />
L’ex-Macello era abbandonato da anni, in rovina, covo di erbacce e, probabilmente, malviventi. Insomma, una cicatrice enorme in un quartiere fatto di cascine abbandonate e fabbriche dismesse. Dentro non c’era nulla: macerie, muri che mancavano, non c’era la corrente… Molto probabilmente se avessero mostrato le foto di come è oggi la sede a quei capi, quei genitori e amici che iniziarono a rimboccarsi le maniche davanti a quel “macello” si sarebbero scoraggiati pensando alla mole di lavoro da fare. Eppure, sono passati 18 anni, la nostra sede è diventata maggiorenne! Ci sono voluti tempo, fatica e denaro per realizzarla prima con grandi lavori, poi con migliorie continue, manutenzioni e pulizie, ma i segni del tempo non demordono. La nostra sede è un bene immenso che ogni scout d’Italia (ma non solo, penso) ci invidia: è uno spazio di libertà, di gioco, di riunione che ci offre possibilità precluse alla maggior parte dei gruppi scout (tant’è che abbiamo iniziato timidamente a condividerle mettendole a disposizione per pernotti e uscite). Per questo è doveroso mantenerla in buono stato fintanto che possiamo restarci: pulire i bagni, sistemare i muri e l’intonaco, curare il verde… È una ricchezza che ci viene affidata (e affittata) dal Comune verso la quale abbiamo una responsabilità che va oltre gli impegni contrattuali perché deriva dal nostro stile scout e quindi dal nostro avere cura del Creato e di ciò che abitiamo (per lasciarlo “migliore di come lo abbiamo trovato”).<br />
<a href="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2020/03/17.jpg"><img class="alignright wp-image-2391 size-medium" src="http://www.bustotre.org/wp-content/uploads/2020/03/17-300x225.jpg" alt="17" width="300" height="225" /></a>Questa storia mi ricorda un po’ quella dell’Arsenale della Pace del SERMIG, per chi ci è stato e ha visto le foto della “trasformazione” da arsenale militare in rovina a casa e fabbrica di buone azioni.<br />
Ma in questa sede ormai maggiorenne abitiamo noi, un Gruppo ormai quarant’enne che si trova a fare i conti con una “crisi di mezza età”. A quarant’anni si è ormai adulti e bisogna prendersi cura di sé in modo diverso: la vita ha già inferto delle cicatrici e dei lutti che vanno elaborati; si sente il peso delle scelte del passato e fermarsi per capire dove ci hanno portato. Chi ci hanno reso.<br />
A confronto, la nostra sede è da poco diventata matura per aprirsi anche agli altri, agli ospiti, ad abbellire un quartiere che negli ultimi anni si è ricolorato e ripopolato. Sono sicuro che quest’ultima cosa è successa anche per merito nostro e della nostra sede sottratta al degrado. Per questo dobbiamo continuare a prendercene cura come di noi stessi.<br />
Geco Coinvolgente</p>
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		<title>Le scelte di oggi per una SEDE che cambia</title>
		<link>https://www.bustotre.org/blog/2018/08/13/le-scelte-di-oggi-per-una-sede-che-cambia/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 Aug 2018 18:38:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tuttoscout]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[Tuttoscout]]></category>
		<category><![CDATA[AGESP]]></category>
		<category><![CDATA[Bustotre]]></category>
		<category><![CDATA[Clan Kypsele]]></category>
		<category><![CDATA[Ex-Macello]]></category>
		<category><![CDATA[sede]]></category>

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		<description><![CDATA[Ciao Bustotre, si, lo sappiamo, abbiamo saltato qualche numero della rubrica di Clan, ma anche i migliori cadono specialmente quando le cose da fare sono tante. Siamo qui oggi non solo per sperare di rimediare a questa mancanza, ma anche e soprattutto per informarvi, arricchirvi, rendervi partecipi, di ciò che sta accadendo alla nostra bella &#8230; <a href="https://www.bustotre.org/blog/2018/08/13/le-scelte-di-oggi-per-una-sede-che-cambia/" class="more-link">Continua la lettura di <span class="screen-reader-text">Le scelte di oggi per una SEDE che cambia</span> <span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">Ciao Bustotre,<br />
si, lo sappiamo, abbiamo saltato qualche numero della rubrica di Clan, ma anche i migliori cadono specialmente quando le cose da fare sono tante.<br />
Siamo qui oggi non solo per sperare di rimediare a questa mancanza, ma anche e soprattutto per informarvi, arricchirvi, rendervi partecipi, di ciò che sta accadendo alla nostra bella casa, il Macello!<br />
In uno degli ultimi articoli abbiamo parlato del contratto di affitto e di come siamo legati economicamente e legalmente al Comune per l’usufrutto di questo spazio. E’arrivato il momento di affrontare un nuovo tema: le utenze.<br />
Per i più piccoli, le utenze rappresentano i soldi che spendiamo per mantenere la sede calda, per poter accendere le luci e per poterci lavare le mani e bere in sede, si parla quindi di Gas, Elettricità e Acqua.<br />
Il tema è molto vasto e complesso ma cercheremo di riassumerlo.<br />
Iniziamo dall’Oro blu quest’ultimo, infatti, al momento non è a carico nostro, ma dell’<strong>AGESP</strong> anche se è in corso la voltura dei contratti.<br />
Per quanto riguarda l’elettricità la situazione è molto più complessa. L’impianto è infatti in fase di partizione, ovvero si sta cercando di capire, con il Comune, quali zone siano a carico nostro e quali no (ad esempio le luci perimetrali accese tutta la notte tutti i giorni, sono per ragioni di sicurezza degli spazi dedicati al Tribunale, non per esigenza nostra), inoltre andrà progettata la messa a norma degli impianti.<br />
Arriviamo ora al fulcro dell’articolo, il tema sul quale ci sono state più novità ultimamente: il gas, e partiamo dall’inizio.<br />
Fino a qualche mese fa l’unica fonte di riscaldamento di tutta la sede era una vecchia centrale “termonucleare” (non lo è davvero ma lo sembra) situata sul retro, inoltre il gas veniva distribuito per scaldare anche le altre zone del Macello. Si è però realizzato che non fosse una situazione ottimale, così il riscaldamento è stato confinato solo al corridoio principale (quello dei branchi per intenderci), cucinare è diventato impossibile se non con i fornelloni, ed il salone ha raggiunto le temperature della Siberia invernale: urgeva una soluzione.<br />
Qualche mese fa la nostra Co. Ca. (Comunità Capi) ha così iniziato i lavori per mettere a norma l’impianto del gas della cucina e del salone, lavori finanziati dal bando sedi sicure dell’AGESCI Lombardia (grazie agli ingressi dell’8xMille) e ultimati nel mese di Gennaio.<br />
È così che da circa 4 mesi abbiamo nuovamente una cucina funzionante e un salone riscaldato, ma la centrale “termonucleare” che abbiamo menzionato prima?<br />
Beh, quella parte del riscaldamento è per ora a carico del Comune con il quale stiamo cercando delle soluzioni, infatti, non molto tempo fa l’AGESP ha posizionato dei contabilizzatori per verificare quanti metri cubi di gas effettivamente consumiamo, dato necessario alla risoluzione della trattativa.<br />
Caro Busto3, tutto ciò che potevamo dirvi riguardo le ultime novità della nostra sede è stato detto, ci rimane però ancora un punto da trattare: la consapevolezza. Sta infatti a noi avere cura non solo degli spazi ma anche di ciò che facciamo, ad esempio: chiudere la porta con il riscaldamento acceso aiuta ad abbattere i costi che potrebbero diventare molto alti, fare bene la raccolta differenziata evita di prendere multe (oltre a dispensare il Clan dall’infilarsi nei bidoni per spostare i rifiuti sbagliati), pulire bene dopo le cene e non lasciare cibo sparso per la sede elimina la presenza di topi e il relativo costo per tenerli lontani, la sede è nostra e siamo noi i primi a doverne avere cura!</p>
<p>Grillo Cangiante,<br />
Ippopotamo Vorace, Lepre Loquace</p>
]]></content:encoded>
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