Archivio mensile:settembre 2015

“La Freccia Rossa della Bontà”, un’impresa di ieri e di oggi: un libro dal Capitolo Nazionale

Un anno è passato, ormai, da quel mare di tende a San Rossore, quasi due da quando abbiamo iniziato a camminare sulle “Strade di Coraggio” del Capitolo Nazionale.

Ebbene questa storia recente si è incrociata con un’altra, una storia di 66 anni fa raccolta, come un seme dimenticato, dal mio clan, lo Zenit del Busto Arsizio 3. Questo seme è prima germogliato, mentre soffiava il vento di cambiamento della Route Nazionale, poi cresciuto fino a dare frutto: un libro ricco di volti e racconti, immagini e testimonianze di un’impresa scout che ha dell’incredibile.

Si tratta della Freccia Rossa della Bontà, un “raid” di 8600 km che nel 1949 collegò Milano ad Oslo attraverso Italia, Svizzera, Francia, Belgio, Lussemburgo, Olanda, Germania, Danimarca, Svezia e Norvegia. Protagonisti furono rover di tutta la Lombardia, radunati intorno al Clan La Rocchetta dell’ASCI Milano 1, che, a bordo di 25 Moto Guzzi da 65 cc. (soprannominate “Guzzini”), raggiunsero il 4° World Rover Moot a Skjak, in Norvegia, il primo dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Tutto nacque dall’amicizia di due personaggi che, viste le sfide superate in precedenza, non si sarebbero più fermati davanti a nulla: don Andrea Ghetti, “Baden”, aquila randagia e uno dei più grandi e importanti educatori dello scoutismo italiano, e don Carlo Gnocchi, che, superstite della ritirata di Russia, aveva votato la sua vita all’assistenza dei bambini orfani e mutilati di guerra.

I due intuirono come l’occasione del Moot, un’incontro di pace e fratellanza in cui molti scout avrebbero incontrato quelli che fino a quattro anni prima erano “i nemici”, andasse colta per portare in giro per l’Europa ancora segnata dal conflitto il messaggio dei mutilatini: “Noi ci vogliamo bene, anche se i nostri padri si sono odiati. Vogliamo che tutti si amino e in nome del nostro dolore chiediamo pace fra gli uomini.”

Fu una storia di coraggio, la loro, che ben si sposava con la nostra strada del “Coraggio di essere cittadini”, la scelta di raccontarla ha dato il via ad un lavoro che non è terminato con la Route Nazionale ma continua tutt’ora. Infatti le interviste, le foto, i giornali dell’epoca, le lettere e tutto ciò che siamo riusciti a raccogliere ha dato vita ad un libro, che abbiamo scritto con l’aiuto degli amici Federica e Andrea, ben più esperti di noi ma che hanno cercato di lasciare quest’impresa quanto più nostra possibile.

Il libro verrà presentato a Milano venerdì 9 ottobre alla presenza dei rover della Freccia Rossa e di quanti vorranno condividere questo momento così importante.

Ulteriori informazioni su: https://www.facebook.com/frecciarossascout

http://rs.agesci.it/2015/09/18/la-freccia-rossa-della-bonta-unimpresa-di-ieri-e-di-oggi-un-libro-dal-capitolo-nazionale/

Per Pentecoste

No, non è il titolo. È la scadenza! Dovevo scrivere l’articolo per Pentecoste, ma sono arrivato tardi. Diciamolo: la colpa è anche del titolo. “Vita all’aperto: finalmente!”. Con un titolo così come fa a venirti voglia di sederti alla scrivania e di scrivere un articolo? Ogni volta che ci pensavo l’unica voglia che sentivo era quella di uscire e di farmi due passi. Però ci ho pensato, all’articolo intendo. E più ci pensavo più mi sembrava che queste parole uscissero direttamente dalla bocca degli apostoli. “Perché” vi chiederete “anche agli apostoli piaceva piantare le tende in montagna?” Certo! Ma soprattutto io me li immagino pronunciare queste parole dopo essersi chiusi nel cenacolo per paura dei Giudei. Dopo la morte di Gesù, quando lo sconforto, la disperazione, il dubbio faceva venire voglia di stare sempre tra quattro mura, dietro a solide porte sbarrate. Quel giorno in cui viene loro donato lo Spirito, in cui le porte e i muri non servono più, quel giorno in cui vanno incontro a tutti io me li immagino partire proprio con queste parole: “Vita all’aperto: finalmente!”

E, capirete, non è tanto per l’aria fresca, o per il sole, o per il canto degli uccellini ma per la voglia di non giocare più in difesa, di non vivere più nell’angoscia, di non stare più ad aspettare che altri si mettano in gioco. Ma cosa li rende capaci di vivere così? È forse perché sono degli eroi? Dei campioni? Hanno qualche potere speciale? No, no e ancora no. È la compagnia! Hanno un compagno di viaggio unico: lo Spirito Santo che dimora nel loro cuore, lo Spirito Santo che li rende coraggiosi, generosi, fantasiosi.

Ah beh, allora! Ditelo subito che c’è il trucco, son capaci tutti! Ce l’avessi anch’io lo Spirito Santo farei anche meglio di loro…

don Matteo