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L’ultimo messaggio di B.-P.

GIORNATA DEL PENSIERO 2021

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Cari Scouts,
se avete visto la commedia Peter Pan vi ricorderete che il capo dei pirati ripeteva ad ogni occasione il suo ultimo discorso, per paura di non avere il tempo di farlo quando fosse giunto per lui il momento di morire davvero. Succede press’a poco lo stesso anche a me e, per quanto non sia ancora in punto di morte, quel momento verrà, un giorno o l’altro; così desidero mandarvi un ultimo saluto, prima che ci separiamo per sempre.
Ricordate che sono le ultime parole che udrete da me: meditatele.
Io ho trascorso una vita molto felice e desidero che ciascuno di voi abbia una vita altrettanto felice.
Credo che il Signore ci abbia messo in questo mondo meraviglioso per essere felici e godere la vita. La felicità non dipende dalle ricchezze né dal successo nella carriera, né dal cedere alle nostre voglie.
Un passo verso la felicità lo farete conquistandovi salute e robustezza finché siete ragazzi, per poter essere utili e godere la vita pienamente una volta fatti uomini.
Lo studio della natura vi mostrerà di quante cose belle e meravigliose Dio ha riempito il mondo per la vostra felicità. Contentatevi di quello che avete e cercate di trarne tutto il profitto che potete. Guardate al lato bello delle cose e non al lato brutto.
Ma il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Cercate di lasciare questo mondo un pò migliore di quanto non l’avete trovato e, quando suonerà la vostra ora di morire, potrete morire felici nella coscienza di non aver sprecato il vostro tempo, ma di avere fatto del nostro meglio. “Siate prearati” così, a vivere felici e a morire felici. Mantenete la vostra Promessa di Scouts, anche quando non sarete più ragazzi, e Dio vi aiuti in questo.
Il vostro amico

Baden-Powell

Un rassegnato ottimismo

GENERAZIONE X

Ciao a tutti cari amici ed amiche e bentornati sulla nostra rubrica di Generazione X.
Non c’è due senza tre, dice un famoso detto, ed infatti eccoci qua, alla nostra terza “Grande Riapertura”, che se fossimo un grande magazzino ci avrebbero già indagato per riciclaggio ma, per fortuna, noi di queste cose ci occupiamo solo quando facciamo la raccolta differenziata.
Parlando di raccolta differenziata, eviterò per questa volta di parlarvi delle gioie, o dei dolori del rincominciare, l’ho già fatto, due volte, e farlo una terza mi parrebbe davvero uno spreco del vostro tempo.
Il tempo, ecco un argomento tanto banale quanto interessante: parliamo del tempo.
Sono ormai arrivato al punto, nella mia carriera scoutistica, in cui i ragazzi che ho seguito quando erano E/G mi stanno tornando in branca, sottoforma di Rover e Scolte in servizio e, fra poco, quegli stessi ragazzi a cui ho cercato (non sono così pieno di me da pretendere di esserci riuscito) di insegnare l’amore per gli altri e la natura attraverso l’avventura, accompagneranno le mie nottate trascorse in Co. Ca a parlare delle questioni più urgenti ed importanti.
Non è la prima volta che faccio un pensiero del genere, e non sarà l’ultima, ma nel corso dell’ultima attività mi ha colpito particolarmente, per un motivo ben preciso:
avevamo lasciato organizzare le attività di quel fine settimana ai capi squadriglia, un metodo relativamente desueto nel Busto 3 che è in realtà alla base della metodologia scout del reparto. Ma non siamo qui per parlare di metodo, siamo qui per dire che, ad un certo punto, uno dei miei R/S, un tempo repartista, fa ad uno dei miei attuali repartisti una (scherzosa) lamentela in merito alle regole di un gioco, uguale a quelle (meno scherzose) che una volta lanciava nella mia direzione.
Un dejavù, un piccolo viaggio nel tempo che è servito a farmi riflettere: un giorno tendiamo l’orecchio ed eccoci in un’altra realtà dove quello che ho cercato di insegnare si è ormai sedimentato, assieme a mille altri insegnamenti di mille altri insegnanti, in una persona che è cambiata profondamente rimanendo però sempre uguale a sé stessa.
Da allora (che in realtà è meno di una settimana) vivo le mie giornate, complice sicuramente l’attuale situazione di… tutto, in uno stato di febbricitante rilassatezza.
Perché in fondo, per quanto importante sia, anche da un punto di vista simbolico il nostro B.-P. Day, parlare di ripartenza è ahimè prematuro (mi dispiace, ci ho provato con tutto me stesso ma ecco qui che sto parlando di nuovo della terza ripartenza) perché, anche volendo essere ottimisti, non sappiamo cosa ci aspetti nel futuro, o quando un incidente apparentemente insignificante ci farà ripiombare alla mente l’epoca dei lockdown e dei DPCM e ci farà pensare “wow, ma quanto tempo è passato!”. Per ora, possiamo solo sperare che questo periodo d’apertura possa essere più lungo degli altri.
Nel mentre, possiamo fare di necessità virtù, imparando ad apprezzare il nostro nuovo stile di progettazione “alla giornata”, consapevoli se non altro che così vivremo ogni attività come se fosse l’ultima perché, almeno per qualche tempo, potrebbe esserlo davvero.
Nonostante questo atteggiamento, una cosa che deve diventare sia necessità sia virtù, è l’imparare dagli errori che abbiamo commesso durante e subito dopo il primo lockdown. È vero che non sappiamo cosa ci aspetti per il futuro, ma ci rimane il passato e con esso tutte le norme sul distanziamento e sulla sanificazione che abbiamo accuratamente memorizzato. La stagione calda si avvicina e, con essa, la possibilità di quantomeno pensare ai campi estivi.

Tricheco Birbante

La nostra traccia

HANNO LASCIATO UNA TRACCIA

Cos’hanno in comune Nelson Mandela e Mu’ammar Gheddafi? O Joe Biden e Hillary Clinton? Carlo Verdone e Jim Morrison? Matteo Renzi e Matteo Salvini? Renzo Piano e i fratelli Ducati?
Non lo so, ma so che sono stati tutti scout.

In questa rubrica, da molti numeri ormai, abbiamo raccontato di scout diventati famosi, importanti o beati in giro per il mondo. Qualcuno è semplicemente passato attraverso questa esperienza, altri lo sono stati per tutta la vita (ma sì sa che “semel scout, semper scout”). Per quanto si possa continuare l’elenco con molti non menzionati in queste pagine, l’impresa resterebbe assai incompleta. Infatti, la grandezza dello scoutismo, il motivo per cui le due maggiori organizzazioni scout mondiali (WOSM e WAGGGS) sono state candidate al Premio Nobel per la Pace, non sta nell’aver educato alcuni grandi personaggi della storia, ma nell’averlo fatto per decine di milioni di ragazze e ragazzi in tutto il mondo.

Nella mia esperienza (ma penso che sia capitato anche a voi) ho conosciuto, sui giornali o nel quotidiano, scout indegni di vantare l’uniforme, così come persone mai state scout a cui sarebbe stato giusto conferire “l’Appartenenza Onoraria”. Ma il disegno complessivo, la grande foto di famiglia dallo Spazio, mostra un’umanità impregnata di uomini e donne della Partenza, di fratellini e sorelline ora cresciute che vivono la loro vita al meglio portando gioia nelle proprie case e alle persone che incontrano.

I grandi nomi servono, certo, a darci dei riferimenti nel bene (anche se poi ci sono quelli meno buoni). Ci è di orgoglio il poter dire di aver avuto tra i frutti del nostro movimento certe personalità, o di averne avuto l’appoggio. Però dobbiamo riconsiderare l’importanza dell’avere anche oggi milioni di fratelli e sorelle ad ogni latitudine. Fratelli e sorelle nel cuore, perché nel cuore portiamo la stessa promessa. Ed ecco che prende forma la mappa di un mondo percorso, germogliato di sentieri percorsi da persone che hanno camminato verso il successo con esiti più o meno proficui. Ma anche laddove non si conta un successo, rimane l’eredità di quelle promesse che anche oggi, in questa Giornata del Pensiero dedicata alla Pace, vogliamo rinnovare.

Anche oggi, come domani e come ieri, lasceremo la nostra traccia.

Gus

Più resistenti del Covid

REPARTO PHOENIX

BP Day 2020… sono passati “solo” 12 mesi: quel giorno eravamo un po’ pochi, ma abbiamo comunque pulito Busto. C’era già qualcuno che disertava l’attività per paura di un virus che arrivava dalla Cina. Già ma la Cina è così lontana da qui: monti, deserti, oceani ci separano. Noi cosa c’entriamo? Poi, i capi con lo sguardo furtivo, le battute su un virus che non conoscevamo (ma che avremmo imparato a conoscere), una Messa da celebrare in fretta… troppo in fretta, in anticipo sul tempo. La chiusura dell’attività che sembrava quasi definitiva, ma ancora non capivo. Non avrei potuto. Avremmo passato i mesi successivi chiusi in casa, fissi davanti a uno schermo, imparando parole nuove che piano piano sono entrate nella nostra quotidianità. Niente campo di Pasqua e nemmeno quello estivo (e la fiamma sempre lì a stagionare!), niente costruzioni, nessuna uscita di squadriglia e nemmeno il tanto agognato nome totem… ma ci siamo inventati un modo nuovo di stare insieme. Arriva il primo caldo e… si ricomincia! Prima con moltissima cautela, poi ci si scioglie ma la paura è sempre lì in agguato. Di sicuro non è come prima, ma sempre meglio di niente. Finalmente rivedo i capi (purtroppo qualcuno per il saluto definitivo), i miei amici, le ragazze della mia nuova squadriglia… e anche il primo pernotto dopo tantissimo! Il virus però è insidioso, sempre in agguato ed è pronto a un nuovo sgambetto, ma noi non ci arrendiamo. I capi hanno trovato modi nuovi per farci stare insieme, per farci apprezzare la bellezza del fare, la gioia della fatica dopo tanto troppo tempo in cui eravamo una cosa sola con la sedia! È bellissimo trovarci ancora ogni fine settimana per giocare, correre, aiutarci. Il campo di Natale è saltato ma le promesse sono state comunque… da brivido! Eravamo a Madonna in Campagna con una temperatura glaciale! Le due nuove ragazze delle gazzelle sono state fantastiche! Ogni volta che ci vediamo (certo, con mascherina, distanziamento, gel, certificazioni…) è un regalo che i capi ci fanno e che non dobbiamo dare per scontato. Febbraio 2021: quest’anno il BP Day mi mette un po’ i brividi… cosa verrà dopo?

Elettra Pinciroli (Sq. Gazzelle)

Tendiamo le nostre mani

BRANCO ALBERO DEL DHAK

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C’erano una volta Rosa e Tempesta.
Tempesta, ovunque andava faceva dispetti, portava caos e faceva litigare le persone.
Rosa, invece, in qualunque luogo scatenava la sua ira funesta contro tutte le persone che non facevano quello che voleva lei.
Tempesta e Rosa erano compagne di banco. Entrambe desideravano un’amica. Non andavano d’accordo, anzi, ogni occasione era buona per litigare…

Un giorno Tempesta insultò Rosa. Rosa non la prese bene, si infuriò con tutta la rabbia che aveva dentro e disse che non avrebbe voluto vederla mai più in vita sua! Allora Rosa voltò le spalle e se ne andò arrabbiata. Da quel giorno qualcosa cambiò, Rosa non solo non urlava più ma aveva anche smesso di parlare. Era offesa e chiusa in sé stessa.
Tempesta cominciò a riflettere sull’accaduto. Pregava in cuor suo, senza essere vista da nessuno, che il litigio potesse risolversi anche se non sapeva come fare.
Cominciarono a riflettere sul perché avevano litigato, ognuna per conto suo.
Il mattino seguente Tempesta aveva in serbo una parola magica, trovò il coraggio di chiedere scusa a Rosa. Rosa si rende conto solo in quel momento che aprire il proprio cuore rende felici perché permette di conoscersi, capirsi e di darsi una mano.

Pietro ed Anita Spoletini

La dinastia dei virus

BRANCO ALBERO DEL DHAK

C’era una volta il coronavirus: antipatico a tutti e che per non farsi vedere, grazie a una strega, diventò invisibile.
Un giorno il coronavirus volle fare un dispetto agli umani e agli animali e infettò prima di tutto un pipistrello che andò in diverse città. In tre mesi il coronavirus infettò praticamente tutto il mondo.
Gli scienziati un giorno, dopo cinque mesi, trovarono il vaccino contro il coronavirus e, quando tutti gli umani presero il vaccino, il coronavirus fu per sempre distrutto.
La cosa brutta che fece il coronavirus prima di morire fu quella di avere un figlio: il virus senza nome (non gli aveva ancora dato il nome prima di morire). Questo virus, per vendicare il padre distrutto, fu più forte di lui e in due mesi infettò nuovamente tutto il mondo.
Gli scienziati erano sfiniti: era stato già difficile trovare il vaccino del coronavirus e adesso dovevano trovarne un altro per il virus senza nome che era anche più forte di suo papà?!

Gli scienziati furono obbligati a trovare il vaccino per il bene dell’umanità e, dopo un anno faticoso, anche il virus senza nome fu distrutto.
La cosa brutta che aveva fatto il virus senza nome, prima di morire, era quella di aver fatto due gemelli-virus: Virusà e Virusè (una femmina e un maschio).
Questa volta però gli scienziati obbligarono le altre persone ad aiutarli nella ricerca del vaccino perché loro da soli non ce l’avrebbero mai fatta.
Grazie all’aiuto delle persone di tutto il mondo trovarono il vaccino in un mese, e distrussero tutti e due i virus. Questa volta, i virus non avevano fatto figli perché erano troppo piccoli per farlo, e vissero per sempre tutti felici e contenti.

Alessandro Gravina
(2° Classificato al concorso letterario CREATIVA-MENTE 2020 – 1 ottobre 2020)

La ricchezza nella diversità

ALBERO DEL DHAK

A volte la pace non esiste nel cuore degli uomini e se ci pensiamo questa cosa porta tanta tristezza nel cuore.

Succede che molte persone e tanti bambini escludono dagli amici gli altri perché sono nati a marzo e non a maggio… perché uno ha la pelle marrone e l’altro rosa…

Quindi noi dobbiamo giocare e parlare con le persone escluse e dobbiamo cercare di risolvere il loro problema!
E dobbiamo fare capire alle persone che escludono “che essere tutti diversi è una ricchezza!’’

Sonia

Finalmente attività in presenza!

BRANCO LUPI DELLA BRUGHIERA

05Ciao a tutti, io sono Giovanni Genoni del Branco dei Lupi Della Brughiera.
Dopo tutto questo tempo chiusi in casa a fare attività tramite Zoom, a causa del COVID, a gennaio siamo riusciti a fare attività in presenza. È come se il mio compleanno avesse portato fortuna, dato che io compio gli anni in questo mese.

Il 10 gennaio ci siamo ritrovati alla chiesa di Santa Croce a Busto Arsizio, e lì abbiamo iniziato la nostra attività partecipando alla S. Messa.
Poi ci siamo spostati al Parco Alto Milanese. Lì abbiamo svolto il resto dell’attività.
Mentre stavamo facendo la siesta dopo mangiato, è entrato un fuori programma: stavamo giocando a “mago ghiaccio” quando un cane sguinzagliato è entrato nel nostro “campo” ed ha cominciato a girare intorno a noi.
Poi abbiamo giocato a “castellone”, seguendo le regole del D.P.C.M.: per “bloccare” gli altri si dovevano segnare gli avversari con un pennarello. Alla fine eravamo tutti colorati sulle gambe.
Dopo ci siamo spostati in un boschetto. Abbiamo costruito una capanna per sestiglia con quello che la natura ci offriva; la nostra capanna era un po’ bassa, ma ci si stava bene all’interno.
Infine siamo ritornati a Santa Croce, dove lì abbiamo concluso la nostra bellissima attività.

Giovanni Genoni

 

La mia promessa

BRANCO LUPI DELLA BRUGHIERA

La prima volta che sono stata con quello che oggi è diventato il mio branco ero davvero emozionata: era tutto così nuovo! Dopo poco, mi sono sentita più a mio agio ed è cominciato il mio percorso. Quando mi è stato consegnato il primo fazzolettone mi sono sentita accolta e sono stata davvero felice.
Il giorno in cui i nostri capi ci hanno detto che potevamo chiedere di fare la promessa, ho deciso di impararla quanto prima e quando ho chiesto di poterla recitare di fronte al branco, ho capito che ero pronta a fare ciò che era necessario per diventare un lupetto a tutti gli effetti.
Dopo qualche mese di attesa, dovuto anche al Corona Virus, quel giorno è arrivato. Ora mi sento una vera lupetta, ansiosa di continuare il proprio percorso negli Scout.

Noemi Rebecca Manca

L’attività digitale

BRANCO ALBERO DEL DHAK

L’isolamento causato dal Covid e la soluzione trovata dai capi

All’inizio del 2020 l’emergenza da COVID-19 ci ha costretti ognuno nella propria casa.
Il virus ha portato morte e paura.
Io ero preoccupato che qualche persona a me cara si ammalasse e questo mi ha spinto a mantenere le norme di sicurezza per proteggerle.
È anche una parte della nostra Legge del Branco: “Il lupetto pensa agli altri come a sé stesso”.
Ho intervistato telefonicamente un lupetto per ogni anno per raccogliere informazioni su come è stato vissuto il periodo di isolamento.
Dei quattro lupetti intervistati la metà si sono sentiti sereni nonostante l’isolamento in casa, uno si è sentito annoiato per la mancanza di movimento ed un altro preoccupato. Tre su quattro hanno sofferto la solitudine perché non potevano più giocare con i propri amici. La solitudine vissuta ha permesso di conoscersi meglio alla metà dei lupetti. Anch’io ho sofferto la solitudine soprattutto per la mancanza di amici, poi per la mancanza di sport e movimento e di poter decidere a mio piacere quando uscire. La solitudine, però, mi ha permesso di passare più tempo con me stesso.
In questo tempo ho riflettuto e ho pregato.

Sono stato felice quando i Capi hanno annunciato che avremmo fatto attività a distanza tramite zoom.
L’attività digitale proposta dai Capi mi è piaciuta e sono riuscito a seguirla bene anche attraverso lo schermo. Dal vivo ci si diverte di più, ma dato che non era possibile, apprezzo molto l’impegno per non interrompere il nostro percorso e farci sentire così di poter andare avanti… nonostante tutto!
Concordano con me tre lupetti. Ad un lupetto, invece, non è piaciuta l’attività per il tempo passato davanti allo schermo. Lo stesso lupetto però, insieme ad altri due riconosce di aver imparato a divertirsi insieme anche a distanza.
Dall’attività ho imparato che anche se sei in una situazione difficile non devi arrenderti o disperarti ma trovare una soluzione. C’è sempre una soluzione ad un problema ma per trovarla bisogna sforzarsi e i Capi, come sempre, l’hanno trovata.
Cosa dovremmo fare, quindi, per uscire da questa difficile situazione?
Non dobbiamo aspettare che qualcuno risolva i nostri problemi, ma cominciare noi di nostra iniziativa a trovare soluzioni.
Secondo me dobbiamo imparare a non pensare solo a noi stessi ma anche a quello che noi possiamo fare per gli altri, per i fratellini e le sorelline, per i compagni di classe, per la nostra famiglia. Pensare di appartenere ad un unico gruppo, “pensare agli altri come a noi stessi” perché come dice il Papa “peggio di questa pandemia c’è solo il dramma di sprecarla” e noi non lo vogliamo.

Pietro Spoletini