Tutti gli articoli di Tuttoscout

WhatsApp Image 2020-09-09 at 12.15.29

Iscrizioni Anno Scout 2020-2021

WhatsApp Image 2020-09-09 at 12.15.29

Finalmente!

Dopo i difficili mesi di lockdown siamo convinti che la vita all’aria aperta, le avventure e i nuovi amici siano cose di cui i bambini abbiano fortemente bisogno.
Noi al Busto 3 sappiamo come si fa!

Abbiamo aperto le iscrizioni per il nuovo anno scout (fatte seguendo le normative anti-covid), se sei interessato o anche solo incuriosito contattaci o compila il form di pre-iscrizione!!

https://forms.gle/1ny8oVodiVMxCRUH9

3482706772 Alessandro
3297221649 Giulia
3393916804 Alessandro

Sono aperte le PRE-ISCRIZIONI all’anno scout 2020/21

Ciao a tutti!

Quest’anno a causa della pandemia Covid non organizzeremo la giornata dell’accoglienza, ma per farci conoscere, il nostro Gruppo Scout BUSTO ARSIZIO 3 ha comunque pensato a qualcosa.

Qui sopra vedete la LOCANDINA con tutte le info per contattarci. Seguiteci sui social, sentitevi liberi di diffondere i posts ad amici, conoscenti, chiunque possa essere interessato (anche gruppi chat di classe, ecc…).

Cliccando sul link qui di seguito, accederete al FORM per le PRE-ISCRIZIONI destinato a chi non conosce ancora il nostro gruppo e a chi non ha ancora iniziato un percorso scout.
https://forms.gle/1ny8oVodiVMxCRUH9
Grazie per la collaborazione

La bellezza di un piccolo gesto

Come definireste la gioia? Non parlo delle grasse risate che nascono da un battuta epica del nostro amico o dal ricorrente film comico di Aldo, Giovanni e Giacomo. 

No, vorrei parlare della gioia che nasce dalla semplice condivisione di storie, pensieri e azioni tra singoli individui; parlo della gioia che si può respirare solo osservando l’apertura di una persona verso un’altra, pur non avendo alcun legame apparente. 

Questo è solo uno scorcio del servizio che abbiamo svolto di clan qualche sabato fa, presso “Ca’ Nostra di Cornaredo”, una casa alloggio per malati di AIDS. Gli ospiti non hanno punti di riferimento familiari o abitativi o si trovano in condizione di non poter essere assistiti dai loro familiari: la struttura mira al miglioramento delle condizioni e della qualità della vita degli ospiti, riferito non soltanto agli aspetti fisici o psichici, ma anche al recupero della dignità personale e quindi anche nell’ambito esistenziale (aspetti sociali, etici e spirituali).

 

Innanzitutto c’è da dire che un incontro del genere ha avuto un grande riscontro sulla nostra crescita personale, in particolare per quanto riguarda la disinformazione legata ad AIDS e HIV. La casa alloggio è stata fondata negli anni 80, in un periodo in cui dell’AIDS non si sapeva ancora molto e questo generava paura e sicuramente un atteggiamento ostile. Oggi c’è molta più informazione riguardo la malattia, i diversi aspetti che la concernono e fortunatamente non si pensa più (almeno nella maggioranza della popolazione) a coloro affetti da questa malattia negativamente, come a qualcosa di infettivo e quindi da evitare. 

Non è tuttavia qualcosa che va dato per scontato: è importante continuare ad abbattere questi pregiudizi ed essere testimoni di nuove realtà ed esperienze. 

 

E non è difficile farlo! In un semplice pomeriggio di febbraio siamo riusciti a creare un bell’ambiente con i 9 ospiti della casa e gli educatori presenti, semplicemente sfruttando qualche gioco tipico di un bivacco scout, qualche canzone con le chitarre e una bella sfilata di moda. 

Queste persone si sono presentate a noi nella loro purezza, mostrandosi come libri aperti e  accogliendoci come fossimo amici di lunga data. 

Uno di loro ci ha fin da subito mostrato la sua grandissima dote da poeta, recitandoci nel corso della giornata almeno 15 poesie scritte di suo pugno nel corso degli anni (e ve ne sono molte di più!). Una che ci ha colpito particolarmente si chiama “L’amore è immenso” e recita:

Immenso è l’amore,

se dolce come il polline di un fiore.

Immenso è l’amore,

se nasce dal cuore.

L’amore solo immenso se la propria umiltà

e dovere lo si porta dentro.

Immenso è l’amore, perché tutto ha una ragione.

 

“Immenso è l’amore” che ci è stato trasmesso nell’arco della giornata passata con queste persone stupende e piene di storie ed esperienze che hanno condiviso con noi. 

Non penso si possa quantificare la ricchezza di questo incontro, tanto per noi quanto per loro, che hanno espresso e trasmesso la loro gioia in tutti i modi possibili: 

“Grazie per essere venuti, vi voglio bene”; cosi ci hanno salutato e si è conclusa la nostra esperienza di servizio. Non sempre si è abbastanza forti per ricevere un ‘grazie’ di tale portata detto da persone estremamente sensibili e che hanno la tenacia di tenere testa ad una malattia. 

Proprio come uno dei punti della legge scout cita e cioè che ‘la guida e lo scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà, tutti siamo stati in grado, grazie a questa esperienza, non solo di guardare il mondo da un’altra prospettiva, ma di trovare la bellezza nelle piccole cose che se assaporata rende trascurabile ogni avversità.

 

Mangusta sgargiante

Donnola fidata

Ocelot creativo

Cerbiatto loquace 

Ermellino sognatore

Tigre meticolosa

Civetta perseverante

Rinoceronte caparbio 

Upupa alacre

Panda rosso affidabile

Geco versatile

Gufo irreprensibile

Scout against Corona

ScoutAgainstCorona_volantinoDato il periodo di emergenza che stiamo vivendo, abbiamo deciso di metterci in gioco e aiutare chi ci sta intorno creando una campagna di raccolta fondi destinata alla Croce Rossa di Busto Arsizio.  I soldi raccolti saranno destinati all’acquisto di dispositivi di protezione individuali (DPI).
Per diffondere la nostra campagna, far compagnia e strappare un sorriso stiamo anche registrando dei video che metteremo sui social.
La nostra impresa è iniziata lunedì 30 marzo, il termine è previsto per venerdì 1 maggio.
Ci farebbe molto piacere se anche voi condivideste la nostra iniziativa.
Abbiamo bisogno di voi!   Insieme andremo lontano!

Clicca qui per la raccolta fondi

 

BLOG DE PAPEL IV: siamo tutti nel Game

Ciao, chi se lo sarebbe aspettato: pensavamo di poter mantenere il controllo, vero? Di poter tenere la realtà di qua e il Game di là, giusto? Eppure guardiamoci: ora la realtà è chiusa fuori dalla finestra e non possiamo più toccarla e siamo ora più che mai parte del Game, il grande videogioco che ci collega e che ci coinvolge tutti (che lo si voglia o no). La scuola è una partita multiplayer giocata con cuffie e microfono, il lavoro si trasmette con una virtualità reale (più che con la realtà virtuale) e tutti siamo diventati come fossimo virtuali e distanti, conoscibili e comunicabili solo attraverso webcam, smartphone e social. I nostri “contatti” si sono svuotati del “tocco” vero e proprio, dell’abbraccio, della stretta,del pugno… È rimasto solo il tocco sullo schermo. 
Ma ve li ricordate quei momenti al parchetto con gli amici in cui si parlava di più con chi era dall’altro lato della chat che con chi era a fianco sulla panchina? E poi, quando eravamo con la persona della chat di prima, ci perdevamo con altre notifiche. Il Game ci porta spesso a non essere “qui ed ora” ma ad essere già (o ancora) da un’altra parte a fare qualcos’altro con qualcun altro. Infatti possiamo anticipare e posticipare le esperienze: il calendario ci ricorda ogni minuto, possiamo spostare impegni con giusto un messaggio in un gruppo WhatsApp, o ritardare il godimento di un evento grazie allo streaming. Invece adesso siamo bloccati in questo “ora” prolungato e in questo “qui” blindato e dobbiamo farci i conti. Ci stiamo provando, lo so, a evadere attraverso il Game visitando luoghi lontani, guardando concerti mai visti o trasformando un piccolo schermo domestico nel cinema interdetto di questi giorni. Ma la verità è che il Game poggia sui pilastri della realtà e ne è impregnato: il Game è reale e la realtà è nel Game. Prima, condividere senza provare era così facile! Ma ora è frustrante. 
Ora siamo qui, ma la nostra vita non è in stand-by. La finestra di casa è il nostro schermo su di un mondo per il quale non abbiamo la password e al quale non possiamo più accedere. Ma il Game va avanti, la ruota della realtà gira e noi siamo passeggeri del nostro stare e guardiamo dall’oblò senza avere il controllo del timone. Ma non è questa la cosa più sconvolgente…
La cosa più sconvolgente è che tutto questo non è cambiato rispetto a prima: pensavamo di avere il controllo, di avere il timone, di dirigere la nostra vita usando il pollice veloce su uno schermo user-friendly. Evitare un litigio? tap!Si silenzia una conversazione! Cavarsene fuori senza troppe spiegazioni? tap! Si abbandona un gruppo! Zero sbatti di imparare a fare una certa cosa? tap! Basta diventare follower di qualcuno che lo sa fare e condividere un po’ di emozioni di rimbalzo.
Forse, alla fine di questo livello del Game, dopo che avremo sconfitto il boss Covid-19, ci faremo un’indigestione di realtà fisica, tangibile (toccabile) come quella che prima snobbavamo in favore dell’agilità del Game dove non ci sono lunghi silenzi da sopportare, sguardi da reggere o parole giuste da non demandare. Da ultimo, come più grande successo, torneremo a rimpiangere il silenzio, la noia e il lusso incommensurabile del doversi inventare un modo per occupare il tempo.

Caster

PS: Questo episodio di “Blog de Papel” non sarà “di carta” (papel) appunto ma questa volta sarà davvero un articolo simil-blog pubblicato solo online sul sito del Bustotre. Fate un salto nel Game per commentare e condividere ;-) 

PPS: Ebbene sì, ho usato la combianzione di tasti ;-)  invece di un emoticon che ammicca. Sono nato quando il Millennium bug era ancora un problema rimandabile, mi dispiace.

PPPS: E sì, si chiamano “emoticon”, non “emoji”, chiaro?

L’uguaglianza nella differenza per la comunione

Una grammatica delle relazioni umane secondo Gen 2
Le diversità spaventano perché destabilizzano la nostra comprensione del mondo. Il diverso eccede gli schemi nei quali abbiamo catalogato tutte le nostre esperienze e ci costringe a rimettere profondamente in discussione il nostro modo di approcciare la vita. Il diverso, in fondo, all’inizio è sempre una minaccia, perché, per il semplice fatto di esistere di fronte a noi, mette in crisi quello che siamo, quello che pensiamo, quello che crediamo. È comprensibile, allora, che di fronte alle molteplici diversità di questo mondo globalizzato le due principali risposte siano, da un lato, il rifiuto di qualsiasi diversità in nome dell’affermazione della propria identità e, dall’altro lato, l’omologazione delle diversità in nome di un’uguaglianza teorica. In entrambi i casi, però, l’operazione è la medesima: l’eliminazione delle diversità. Sia chi dice: “Noi abbiamo la nostra identità, quindi i diversi devono stare a casa loro”; sia chi dice: “Siamo tutti uguali, le differenze sono solo delle convenzioni”; stanno eliminando entrambi le diversità perché in realtà ne hanno paura e non sanno come approcciarle.
Come stare di fronte alle diversità? Come includerle nella nostra vita non come minaccia, bensì come opportunità? Siamo tutti uguali o siamo tutti diversi?
Il libro della Genesi, al capitolo 2, illumina la questione e ci aiuta a dare una risposta non solo teorica, ma esistenziale, una risposta che corrisponda alla verità della nostra umanità. In un certo senso Genesi delinea una grammatica essenziale delle relazioni umane che articola uguaglianza e differenza.

L’uguaglianza
La prima regola è questa: tutti gli uomini sono creati uguali di fronte a Dio.
Il Signore Dio plasma l’uomo dalla polvere del suolo alitando in lui uno spirito di vita, lo colloca nel giardino di Eden e pone al suo fianco ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo, perché possa trovare in loro un aiuto che gli corrisponda. Tuttavia questo non basta. Adamo non trova nessun essere vivente che gli sia simile e questo lo fa sentire solo. «Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo posto. Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo. Allora l’uomo disse:
“Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
La si chiamerà donna
perché dall’uomo è stata tolta”».
(Gen 2, 21-23)
Solo la donna, tra tutti gli altri esseri viventi, corrisponde all’uomo perché sostanzialmente è uguale a lui. La costola da cui è tratta Eva rappresenta la vita e dice e che la donna condivide con l’uomo la “materia prima” dell’esistenza stessa: è “ossa delle sue ossa, carne della sua carne”. L’uomo non può considerarsi completo senza la donna e la donna non può considerarsi completa prima di ricongiungersi al fianco dell’uomo. Essi sono stati creati da Dio e di fronte al loro creatore sono sostanzialmente uguali. Insomma, per la Bibbia tutti gli Adamo e tutte le Eva di sempre sono uguali di fronte al Signore Dio, quindi quando guardiamo un uomo, chiunque esso sia, dobbiamo vedere innanzitutto uno che è stato creato umano come me. Questa è la prima regola della grammatica delle relazioni secondo la Scrittura.

Nella differenza
La seconda regola dice così: l’uguaglianza di tutti gli uomini può ospitare le differenze tra di loro.
In Gen 1, 27 leggiamo: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò». Quando Dio crea l’uomo, li crea maschio e femmina; sono due e diversi, ma sostanzialmente sono uguali, condividono la medesima umanità di fronte a Dio e la medesima condizione di creaturalità. Proprio sulla base di questa uguaglianza Dio crea la diversità fondamentale, quella del maschile e del femminile, per la quale Adamo è per Eva l’assolutamente altro e viceversa. A partire da questa diversità originaria, l’umanità ha potuto ospitare nel tempo una miriade di altre diversità, come il colore della pelle, le tradizioni culturali, le espressioni artistiche di qualsiasi tipologia e genere, tutte rese possibili dall’uguaglianza di fondo degli uomini rispetto al loro unico Creatore. Le diversità non contraddicono l’uguaglianza originaria tra tutti gli uomini, ma ne sono in un certo senso l’espressione piena. «Dio creò l’uomo a sua immagine; maschio e femmina li creò»: Dio ci crea tutti uguali, perciò capaci di ospitare una miriade di diversità che insieme ricompongono il volto unico dell’umanità e – insieme – tratteggiano la pienezza del volto di Colui che l’ha creata. Insomma, per la Bibbia l’uguaglianza di tutti gli Adamo e di tutte le Eva di sempre è arricchita da una miriade di diversità al suo interno, quindi quando guardiamo un uomo, chiunque esso sia, dobbiamo vedere che ciò che lo rende diverso da me in realtà non lo distanzia da me, ma lo rende ancora di più come me, diverso come me. Questa è la seconda regola della grammatica delle relazioni secondo la Scrittura.

Per la comunione
La terza regola, infine, afferma: le differenze tra gli uomini rese possibili dalla loro uguaglianza sostanziale sono finalizzate alla comunione.
Così continua il brano di Gen 2: «Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne. Ora tutti e due erano nudi, l’uomo e sua moglie, ma non ne provavano vergogna» (Gen 2, 24). Adamo ed Eva, ontologicamente uguali di fronte a Dio, dopo aver riconosciuto e valorizzato le diversità reciproche, ne fanno il punto di incontro e la possibilità di comunione tra di loro. Uomo e donna si uniscono e diventano una carne sola proprio perché sono diversi. La comunione, che costituisce il culmine della creazione, è resa possibile dalle diversità. Esse, per la Bibbia, non sono innanzitutto un terreno di scontro e di divisione, ma di incontro e di comunione. La diversità diventa feconda e genera nuova vita, in qualche modo permette di portare avanti la Creazione e di compiere il disegno di Dio. Insomma, per la Bibbia le diversità tra tutti gli Adamo e tutte le Eva di sempre sono solo un’occasione di comunione, quindi quando guardiamo un uomo, chiunque esso sia, dobbiamo vedere che ciò che lo rende diverso da me è in realtà il terreno su cui possiamo incontrarlo e l’occasione di generare qualcosa di molto promettente per entrambi e per l’umanità intera. Questa è la terza regola della grammatica delle relazioni secondo la Scrittura.

Se queste sono le regole fondamentali della grammatica umana secondo la Bibbia, sta a ciascuno di noi usarle per comporre la poesia di una vita concreta che, nell’incontro con uomini e donne diversi da noi per mille motivi, sia una vita pienamente umana. Uguali nella differenza per la comunione: sono regole semplici, ma costituiscono il minimo sindacabile per funzionare bene come persone. Per meno di questo non possiamo dire di vivere una vita che sia all’altezza della nostra altissima dignità.
Don Alberto

HANNO LASCIATO UNA TRACCIA – Mario Giuseppe Restivo

Mario Giuseppe Restivo nasce a Palermo il 24 gennaio 1963. Primo di quattro figli, di genitori originari di Castelbuono (PA), una cittadina di circa 12.000 abitanti, situata nel cuore delle Madonie, a tre anni circa dalla sua nascita, insieme alla famiglia, si trasferisce a Castelbuono. Qui avviene il suo primo contatto con la scuola: due anni di scuola materna e quattro di elementari; poi nuovamente a Palermo. Sin dai primi tempi, Mario manifesta un notevole impegno per lo studio e per le positive relazioni con i coetanei e con gli adulti, tanto da essere benvoluto e stimato da tutti. La sua maturazione è precoce. A 9 anni compone la sua prima poesia che dedica alla sua mamma. Il ragazzo però non si ferma qui, ma continua a comporre altre poesie e così nel 1974 il padre decide di dare alle stampe la prima raccolta che è intitolata: “La mia aurora”. A questa fa seguito un’altra raccolta, pubblicata l’anno dopo con il titolo: “In cammino”. Le due opere hanno molto successo; ne parlano molti giornali e riviste specializzate. Anche la RAI-TV dà risalto al volumetto “In cammino”, presentandolo il 5 Aprile 1976 nella rubrica televisiva “Tuttolibri” con un giudizio molto lusinghiero. Nel 1975, Mario, alunno di prima media della Scuola Statale “D. Scinà” di Palermo, ha assegnata la borsa di Studio “Federico Motta Editore” di Milano. A 15 anni, sceglie come modello di vita la figura di S. Francesco e ne incarna lo spirito di povertà. Ama tanto la natura, a contatto della quale riesce a sentirsi in contemplazione con Dio. Lo scautismo cattolico diviene il suo più forte ideale nel quale poter esprimere il suo impegno di apostolato. Fa parte del Gruppo AGESCI Palermo 3° e partecipa a campi di specializzazione a Spettine e a Marineo. Si rende disponibile per dare una mano all’apertura di un nuovo gruppo scout in una zona periferica di Palermo, presso la Parrocchia S. Raffaele Arcangelo (novembre 1978). Grazie alla maturità di Mario, il parroco insiste per affidargli l’incarico di Capo Reparto, benché sia ancora giovane. Segue con responsabilità e competenza i ragazzi del reparto e partecipa con vivo interesse alle attività di formazione capi. Partecipa alla Route regionale dei noviziati e subito dopo parte, con altri due scout coetanei, per Taizé al fine di partecipare ad una settimana di spiritualità. Nel lasciare la Base scout della Massariotta, al termine della route, saluta i capi promettendo che avrebbe dato una mano ai campi di specializzazione e allo sviluppo della Base, alla quale era molto legato. In cammino verso Taizé, il 19 Agosto 1982 nei pressi di Chambery (Francia) in seguito ad un incidente la sua giovane vita viene stroncata. Il suo ricordo è rimasto vivo nel cuore di tanti giovani, ma soprattutto nel cuore dei giovani scouts (non solo del suo Gruppo), che egli amò intensamente e di cui fu maestro, modello e guida.

Generazione X – La partecipazione fa la forza

Buongiorno cari amici ed amiche e bentornati ancora una volta sulle pagine di Generazione X.
L’articolo di oggi non inizia nei soliti luoghi dello scoutismo, nella nostra sede o in un qualche bosco più o meno remoto, ma nella centralissima piazza San Giovanni di Busto Arsizio, dove il 9 dicembre 2019 si radunava per la prima volta nella provincia di Varese il gruppo delle sardine. In quella piazza, oltre a me, non ho potuto fare a meno di notare la presenza di molti altri scout del mio gruppo, tutti rigorosamente in abiti civili e quasi tutti pervenuti in quella piazza in maniera indipendente, senza mettersi d’accordo fra loro, spinti lì dal mero desiderio di partecipazione democratica. Molti di loro hanno anche abbandonato la manifestazione leggermente in anticipo, per non tardare all’incontro di zona, programmato da tempo per quella sera.
Questo desiderio di partecipazione è chiaramente sentito anche da parte dei ragazzi, alcuni dei quali hanno saltato, ormai l’anno scorso, una o due attività per partecipare alle diverse marce per i diritti degli omosessuali o contro i cambiamenti climatici che si sono tenute in alcune città, soprattutto Milano, nel corso del finesettimana. Se per l’incontro delle sardine l’associazione è rimasta in silenzio, per questo tipo di manifestazioni, più politicamente schierate, sono stati fatti girare comunicati per cui si sottolineava che, chiunque avesse partecipato in uniforme lo avrebbe fatto a titolo puramente personale.
Se dovessi davvero pensare, come questo Thinking Day ci chiede, “all’uguaglianza ed all’inclusione nel rispetto della diversità” la conclusione alla quale arriverei è che questi ideali sono vivi e ben espressi dai capi, e di conseguenza dai ragazzi, che agli scout ci vengono e che davvero credono nei suoi insegnamenti, ma che questi stessi ideali sono presi solo marginalmente in considerazione da quell’associazione che si fa carico di diffondere il metodo scout.
È davvero possibile promuovere un ambiente di vera uguaglianza e vera inclusione quando membri di religioni diverse possono trovarsi scoraggiati ad entrare nell’AGESCI? È davvero possibile promuovere vera uguaglianza e vera inclusione quando gli adolescenti moderni esplorano le loro identità, le loro inclinazioni e talvolta addirittura la loro sessualità in un modo che difficilmente può essere affrontato dalla mera diarchia? (che fra l’altro spesso, per mancanza di capi, non si riesce nemmeno a garantire). Risulta insomma davvero possibile parlare di rispetto della diversità quando il colpevole silenzio dell’associazione centrale lascia intuire che la diversità vada affrontata come se non ci fosse? Che ogni tentativo attivo di partecipare alla vita della società civile, che spesso mette la diversità e le disuguaglianze al centro, va affrontata individualmente?
Quelle di cui qui parlo non sono tematiche nuove anzi, oserei dire che sono questioni ormai stantie, sollevate da moltissime persone, ma la cui soluzione è stata fin’ora affidata alle Co. Ca o alle singole Staff.
Ma voglio davvero una condotta univoca che arrivi dall’alto? Forse no, non voglio una linea generale obbligatoria da seguire ma vorrei vedere un polso, un fremito, un riconoscimento di questi ideali e magari un risveglio da parte dell’associazione nazionale su come queste situazioni andrebbero affrontate. Poco importa se la problematica è l’omofobia, il razzismo o un qualunque altro caso di esclusione del diverso, la mia esperienza personale mi insegna che un qualunque scout saprebbe affrontare queste sfide nel modo più umano e coscienzioso possibile, ma trovo scoraggiante che tutto questo idealismo venga affidato al singolo individuo quando alle spalle abbiamo un’associazione grande ed articolata. Non serve essere partitici e nemmeno di parte in generale, ma abbiamo fatto tutti una scelta politica legata a determinati ideali, che mettono al centro non l’esclusione del prossimo ma l’inclusione. Perché allora ogni volta che questi ideali vengono professati da qualche elemento della società civile, ci viene consigliato di aderire esclusivamente come singoli individui?
Siamo in uno dei tanti movimenti che si adoperano per quello che credo sia il bene del paese, a che pro nasconderci dietro ad un dito, e dire che gli ideali che l’associazione professa e che attivamente insegna a milioni di ragazzi sono semplice responsabilità del singolo?
Questo è un comportamento che si avvicina, purtroppo (e sicuramente in maniera involontaria) a quello di alcune frange dell’estrema destra la cui supposta neutralità serve ad allontanare chi ne propaganda i terribili ideali di odio da chi, seguendo quegli stessi ideali, porta morte e distruzione. Io per questa associazione voglio l’opposto: voglio che le tante cose buone che l’associazionismo scout porta nel mondo siano viste non come l’idea di singoli individui illuminati, ma come l’espressione di un filo che collega fra loro una schiera di individui illuminati, ciascuno dotato della propria individualità, ma tutti guidati da un imprescindibile ideale soggiacente: quello dello scautismo, dei dieci punti della legge.
Tricheco Birbante

Una sede maggiorenne

16 Bentrovati care lettrici e lettori di Tuttoscout (abituali, sporadici o occasionali), la riconoscete quella in fotografia? Certo: è la nostra sede! L’ex-Macello Civico di Busto Arsizio. Era il 2002 quando ci entrammo per la prima volta alla ricerca di una sistemazione alternativa alla vecchia sede del Bustotre. Sì, perché il nostro Gruppo prima aveva un’altra sede o, meglio, due: una per lupetti, coccinelle e castorini in via Magenta (all’angolo con via Espinasse dove oggi è rimasto solo un grande albero che prima cresceva nel suo cortile) e una per i reparti in via Pace a fianco a Villa Comerio.
Mi raccontava un capo che, anni prima, si erano trovati le ruspe davanti alla sede già pronti per raderla al suolo. Tutti i fratellini e sorelline si presero per mano e formarono un cerchio attorno alla sede per proteggerla. Il Gruppo ottenne un po’ di tempo per trovare una sede alternativa e la risposta fu trovata poco più in là.
L’ex-Macello era abbandonato da anni, in rovina, covo di erbacce e, probabilmente, malviventi. Insomma, una cicatrice enorme in un quartiere fatto di cascine abbandonate e fabbriche dismesse. Dentro non c’era nulla: macerie, muri che mancavano, non c’era la corrente… Molto probabilmente se avessero mostrato le foto di come è oggi la sede a quei capi, quei genitori e amici che iniziarono a rimboccarsi le maniche davanti a quel “macello” si sarebbero scoraggiati pensando alla mole di lavoro da fare. Eppure, sono passati 18 anni, la nostra sede è diventata maggiorenne! Ci sono voluti tempo, fatica e denaro per realizzarla prima con grandi lavori, poi con migliorie continue, manutenzioni e pulizie, ma i segni del tempo non demordono. La nostra sede è un bene immenso che ogni scout d’Italia (ma non solo, penso) ci invidia: è uno spazio di libertà, di gioco, di riunione che ci offre possibilità precluse alla maggior parte dei gruppi scout (tant’è che abbiamo iniziato timidamente a condividerle mettendole a disposizione per pernotti e uscite). Per questo è doveroso mantenerla in buono stato fintanto che possiamo restarci: pulire i bagni, sistemare i muri e l’intonaco, curare il verde… È una ricchezza che ci viene affidata (e affittata) dal Comune verso la quale abbiamo una responsabilità che va oltre gli impegni contrattuali perché deriva dal nostro stile scout e quindi dal nostro avere cura del Creato e di ciò che abitiamo (per lasciarlo “migliore di come lo abbiamo trovato”).
17Questa storia mi ricorda un po’ quella dell’Arsenale della Pace del SERMIG, per chi ci è stato e ha visto le foto della “trasformazione” da arsenale militare in rovina a casa e fabbrica di buone azioni.
Ma in questa sede ormai maggiorenne abitiamo noi, un Gruppo ormai quarant’enne che si trova a fare i conti con una “crisi di mezza età”. A quarant’anni si è ormai adulti e bisogna prendersi cura di sé in modo diverso: la vita ha già inferto delle cicatrici e dei lutti che vanno elaborati; si sente il peso delle scelte del passato e fermarsi per capire dove ci hanno portato. Chi ci hanno reso.
A confronto, la nostra sede è da poco diventata matura per aprirsi anche agli altri, agli ospiti, ad abbellire un quartiere che negli ultimi anni si è ricolorato e ripopolato. Sono sicuro che quest’ultima cosa è successa anche per merito nostro e della nostra sede sottratta al degrado. Per questo dobbiamo continuare a prendercene cura come di noi stessi.
Geco Coinvolgente