Archivio mensile:aprile 2020

La bellezza di un piccolo gesto

Come definireste la gioia? Non parlo delle grasse risate che nascono da un battuta epica del nostro amico o dal ricorrente film comico di Aldo, Giovanni e Giacomo. 

No, vorrei parlare della gioia che nasce dalla semplice condivisione di storie, pensieri e azioni tra singoli individui; parlo della gioia che si può respirare solo osservando l’apertura di una persona verso un’altra, pur non avendo alcun legame apparente. 

Questo è solo uno scorcio del servizio che abbiamo svolto di clan qualche sabato fa, presso “Ca’ Nostra di Cornaredo”, una casa alloggio per malati di AIDS. Gli ospiti non hanno punti di riferimento familiari o abitativi o si trovano in condizione di non poter essere assistiti dai loro familiari: la struttura mira al miglioramento delle condizioni e della qualità della vita degli ospiti, riferito non soltanto agli aspetti fisici o psichici, ma anche al recupero della dignità personale e quindi anche nell’ambito esistenziale (aspetti sociali, etici e spirituali).

 

Innanzitutto c’è da dire che un incontro del genere ha avuto un grande riscontro sulla nostra crescita personale, in particolare per quanto riguarda la disinformazione legata ad AIDS e HIV. La casa alloggio è stata fondata negli anni 80, in un periodo in cui dell’AIDS non si sapeva ancora molto e questo generava paura e sicuramente un atteggiamento ostile. Oggi c’è molta più informazione riguardo la malattia, i diversi aspetti che la concernono e fortunatamente non si pensa più (almeno nella maggioranza della popolazione) a coloro affetti da questa malattia negativamente, come a qualcosa di infettivo e quindi da evitare. 

Non è tuttavia qualcosa che va dato per scontato: è importante continuare ad abbattere questi pregiudizi ed essere testimoni di nuove realtà ed esperienze. 

 

E non è difficile farlo! In un semplice pomeriggio di febbraio siamo riusciti a creare un bell’ambiente con i 9 ospiti della casa e gli educatori presenti, semplicemente sfruttando qualche gioco tipico di un bivacco scout, qualche canzone con le chitarre e una bella sfilata di moda. 

Queste persone si sono presentate a noi nella loro purezza, mostrandosi come libri aperti e  accogliendoci come fossimo amici di lunga data. 

Uno di loro ci ha fin da subito mostrato la sua grandissima dote da poeta, recitandoci nel corso della giornata almeno 15 poesie scritte di suo pugno nel corso degli anni (e ve ne sono molte di più!). Una che ci ha colpito particolarmente si chiama “L’amore è immenso” e recita:

Immenso è l’amore,

se dolce come il polline di un fiore.

Immenso è l’amore,

se nasce dal cuore.

L’amore solo immenso se la propria umiltà

e dovere lo si porta dentro.

Immenso è l’amore, perché tutto ha una ragione.

 

“Immenso è l’amore” che ci è stato trasmesso nell’arco della giornata passata con queste persone stupende e piene di storie ed esperienze che hanno condiviso con noi. 

Non penso si possa quantificare la ricchezza di questo incontro, tanto per noi quanto per loro, che hanno espresso e trasmesso la loro gioia in tutti i modi possibili: 

“Grazie per essere venuti, vi voglio bene”; cosi ci hanno salutato e si è conclusa la nostra esperienza di servizio. Non sempre si è abbastanza forti per ricevere un ‘grazie’ di tale portata detto da persone estremamente sensibili e che hanno la tenacia di tenere testa ad una malattia. 

Proprio come uno dei punti della legge scout cita e cioè che ‘la guida e lo scout sorridono e cantano anche nelle difficoltà, tutti siamo stati in grado, grazie a questa esperienza, non solo di guardare il mondo da un’altra prospettiva, ma di trovare la bellezza nelle piccole cose che se assaporata rende trascurabile ogni avversità.

 

Mangusta sgargiante

Donnola fidata

Ocelot creativo

Cerbiatto loquace 

Ermellino sognatore

Tigre meticolosa

Civetta perseverante

Rinoceronte caparbio 

Upupa alacre

Panda rosso affidabile

Geco versatile

Gufo irreprensibile

Scout against Corona

ScoutAgainstCorona_volantinoDato il periodo di emergenza che stiamo vivendo, abbiamo deciso di metterci in gioco e aiutare chi ci sta intorno creando una campagna di raccolta fondi destinata alla Croce Rossa di Busto Arsizio.  I soldi raccolti saranno destinati all’acquisto di dispositivi di protezione individuali (DPI).
Per diffondere la nostra campagna, far compagnia e strappare un sorriso stiamo anche registrando dei video che metteremo sui social.
La nostra impresa è iniziata lunedì 30 marzo, il termine è previsto per venerdì 1 maggio.
Ci farebbe molto piacere se anche voi condivideste la nostra iniziativa.
Abbiamo bisogno di voi!   Insieme andremo lontano!

Clicca qui per la raccolta fondi

 

BLOG DE PAPEL IV: siamo tutti nel Game

Ciao, chi se lo sarebbe aspettato: pensavamo di poter mantenere il controllo, vero? Di poter tenere la realtà di qua e il Game di là, giusto? Eppure guardiamoci: ora la realtà è chiusa fuori dalla finestra e non possiamo più toccarla e siamo ora più che mai parte del Game, il grande videogioco che ci collega e che ci coinvolge tutti (che lo si voglia o no). La scuola è una partita multiplayer giocata con cuffie e microfono, il lavoro si trasmette con una virtualità reale (più che con la realtà virtuale) e tutti siamo diventati come fossimo virtuali e distanti, conoscibili e comunicabili solo attraverso webcam, smartphone e social. I nostri “contatti” si sono svuotati del “tocco” vero e proprio, dell’abbraccio, della stretta,del pugno… È rimasto solo il tocco sullo schermo. 
Ma ve li ricordate quei momenti al parchetto con gli amici in cui si parlava di più con chi era dall’altro lato della chat che con chi era a fianco sulla panchina? E poi, quando eravamo con la persona della chat di prima, ci perdevamo con altre notifiche. Il Game ci porta spesso a non essere “qui ed ora” ma ad essere già (o ancora) da un’altra parte a fare qualcos’altro con qualcun altro. Infatti possiamo anticipare e posticipare le esperienze: il calendario ci ricorda ogni minuto, possiamo spostare impegni con giusto un messaggio in un gruppo WhatsApp, o ritardare il godimento di un evento grazie allo streaming. Invece adesso siamo bloccati in questo “ora” prolungato e in questo “qui” blindato e dobbiamo farci i conti. Ci stiamo provando, lo so, a evadere attraverso il Game visitando luoghi lontani, guardando concerti mai visti o trasformando un piccolo schermo domestico nel cinema interdetto di questi giorni. Ma la verità è che il Game poggia sui pilastri della realtà e ne è impregnato: il Game è reale e la realtà è nel Game. Prima, condividere senza provare era così facile! Ma ora è frustrante. 
Ora siamo qui, ma la nostra vita non è in stand-by. La finestra di casa è il nostro schermo su di un mondo per il quale non abbiamo la password e al quale non possiamo più accedere. Ma il Game va avanti, la ruota della realtà gira e noi siamo passeggeri del nostro stare e guardiamo dall’oblò senza avere il controllo del timone. Ma non è questa la cosa più sconvolgente…
La cosa più sconvolgente è che tutto questo non è cambiato rispetto a prima: pensavamo di avere il controllo, di avere il timone, di dirigere la nostra vita usando il pollice veloce su uno schermo user-friendly. Evitare un litigio? tap!Si silenzia una conversazione! Cavarsene fuori senza troppe spiegazioni? tap! Si abbandona un gruppo! Zero sbatti di imparare a fare una certa cosa? tap! Basta diventare follower di qualcuno che lo sa fare e condividere un po’ di emozioni di rimbalzo.
Forse, alla fine di questo livello del Game, dopo che avremo sconfitto il boss Covid-19, ci faremo un’indigestione di realtà fisica, tangibile (toccabile) come quella che prima snobbavamo in favore dell’agilità del Game dove non ci sono lunghi silenzi da sopportare, sguardi da reggere o parole giuste da non demandare. Da ultimo, come più grande successo, torneremo a rimpiangere il silenzio, la noia e il lusso incommensurabile del doversi inventare un modo per occupare il tempo.

Caster

PS: Questo episodio di “Blog de Papel” non sarà “di carta” (papel) appunto ma questa volta sarà davvero un articolo simil-blog pubblicato solo online sul sito del Bustotre. Fate un salto nel Game per commentare e condividere ;-) 

PPS: Ebbene sì, ho usato la combianzione di tasti ;-)  invece di un emoticon che ammicca. Sono nato quando il Millennium bug era ancora un problema rimandabile, mi dispiace.

PPPS: E sì, si chiamano “emoticon”, non “emoji”, chiaro?