Archivi tag: Clan Kypsele

Clan Kypsele – L’unione fa la forza!

22Festa di Chiusura 2018: chi c’era sicuramente non può non ricordarsi gli urli dei reparti! Certamente non noi ex-Pegaso e ex-Orione (sì Elena, sentiti esclusa!).
Quel fiume di lacrime che ha pervaso un po’ tutti era motivato dal fatto che dall’anno prossimo le unità E/G del Busto 3 diventeranno una di meno: il reparto Pegaso e il Reparto Orione infatti sono stati uniti.
Se da un lato la cosa è tutto sommato semplice, dall’altro non possiamo -anche per il dovere di informare voi lettori- non nascondere le difficoltà che la CoCa ha dovuto affrontare per giungere a questa decisione.
Dicevamo semplice: per usare il linguaggio corretto dobbiamo parlare della chiusura di due unità e di apertura di una nuova. Come stabilisce l’Agesci entrambe sono decisioni che assume la Comunità capi del Gruppo, dopo un’attenta e delicata analisi delle esigenze del Gruppo stesso e ancor prima del bene dei ragazzi.
Questa indagine in particolare ha tenuto conto dei coprotagonisti di un’unità: i ragazzi e i loro capi.
Entrambe le unità soffrivano di una lieve ma costante diminuzione degli esploratori e delle guide, un po’ perché con il tempo qualcuno decideva di lasciare, ma in larga parte perché i lupetti che ogni anno passavano non erano sufficienti a garantire i numeri per tre reparti.
Il bilancio è presto detto: tre branchi in meno offrono meno passandi, che comunque si devono distribuire in tre reparti. Se ai nostri tempi (ah! La vecchiaia!) ad ogni passaggio in ogni reparto entravano 10 persone, nell’ultimo periodo poteva anche accadere che non tutte le squadriglie avessero un novizio, e per una squadriglia vi assicuriamo che può essere un problema!
Per quanto riguarda i capi invece il discorso è analogo, ma con motivazioni differenti.
Benché essere scout sia la cosa più bella del mondo, può capitare che per motivi diversi un capo decida che il suo servizio si debba interrompere (ragazzi, vogliate bene ai vostri capi!). Questa circostanza è accaduta o sarebbe accaduta a molti capi E/G, e questo capite bene che può essere un grosso problema, non tanto perché costoro non siano sostituibili da aitanti rover e scolte che prendano il loro posto, ma perché questi ultimi non possono (sia perché lo dice il Metodo, sia perché per essere un buon capo occorre un percorso formativo molto lungo) “condurre un’unità”, cioè esserne i capi responsabili.
Accantonando per un attimo le questioni burocratiche, vorremmo spostare l’attenzione sull’effettiva difficoltà che un’unione può comportare nella vita di un repartista. Noi pensiamo, però, che sia quantomai paradossale parlare di unione in uno spirito negativo: la parola, infatti, racchiude nel suo significato il concetto di stringersi l’uno intorno all’altro e di ripartire, insieme, nell’ottica dello slogan, che mai fu più azzeccato, “l’unione fa la forza”. I ragazzi sono partiti col piede giusto, avendo compreso che tutti i repartisti condividono lo stesso spirito e voglia di fare e hanno iniziato a darsi un’identità comune: è nato il reparto Perseo che ha già fatto sentire la sua voce in quadrato (hanno spaccato eh?!).
È già capitato, nella storia del Gruppo, che dei reparti dovessero unirsi/dividersi per diverse esigenze e tutti l’hanno fatto nel migliore dei modi. Auguriamo, quindi, ai ragazzi del reparto Perseo, un buon anno scout e che possano cogliere l’opportunità che hanno di scrivere una pagina di storia e di adempiere alla grande responsabilità di portare questo nuovo reparto “per aspera ad astra”.

Alessandro Lupo
Chiara Sidoti
Elena Banda
Shobha Mazzucchelli

Le scelte di oggi per una SEDE che cambia

Ciao Bustotre,
si, lo sappiamo, abbiamo saltato qualche numero della rubrica di Clan, ma anche i migliori cadono specialmente quando le cose da fare sono tante.
Siamo qui oggi non solo per sperare di rimediare a questa mancanza, ma anche e soprattutto per informarvi, arricchirvi, rendervi partecipi, di ciò che sta accadendo alla nostra bella casa, il Macello!
In uno degli ultimi articoli abbiamo parlato del contratto di affitto e di come siamo legati economicamente e legalmente al Comune per l’usufrutto di questo spazio. E’arrivato il momento di affrontare un nuovo tema: le utenze.
Per i più piccoli, le utenze rappresentano i soldi che spendiamo per mantenere la sede calda, per poter accendere le luci e per poterci lavare le mani e bere in sede, si parla quindi di Gas, Elettricità e Acqua.
Il tema è molto vasto e complesso ma cercheremo di riassumerlo.
Iniziamo dall’Oro blu quest’ultimo, infatti, al momento non è a carico nostro, ma dell’AGESP anche se è in corso la voltura dei contratti.
Per quanto riguarda l’elettricità la situazione è molto più complessa. L’impianto è infatti in fase di partizione, ovvero si sta cercando di capire, con il Comune, quali zone siano a carico nostro e quali no (ad esempio le luci perimetrali accese tutta la notte tutti i giorni, sono per ragioni di sicurezza degli spazi dedicati al Tribunale, non per esigenza nostra), inoltre andrà progettata la messa a norma degli impianti.
Arriviamo ora al fulcro dell’articolo, il tema sul quale ci sono state più novità ultimamente: il gas, e partiamo dall’inizio.
Fino a qualche mese fa l’unica fonte di riscaldamento di tutta la sede era una vecchia centrale “termonucleare” (non lo è davvero ma lo sembra) situata sul retro, inoltre il gas veniva distribuito per scaldare anche le altre zone del Macello. Si è però realizzato che non fosse una situazione ottimale, così il riscaldamento è stato confinato solo al corridoio principale (quello dei branchi per intenderci), cucinare è diventato impossibile se non con i fornelloni, ed il salone ha raggiunto le temperature della Siberia invernale: urgeva una soluzione.
Qualche mese fa la nostra Co. Ca. (Comunità Capi) ha così iniziato i lavori per mettere a norma l’impianto del gas della cucina e del salone, lavori finanziati dal bando sedi sicure dell’AGESCI Lombardia (grazie agli ingressi dell’8xMille) e ultimati nel mese di Gennaio.
È così che da circa 4 mesi abbiamo nuovamente una cucina funzionante e un salone riscaldato, ma la centrale “termonucleare” che abbiamo menzionato prima?
Beh, quella parte del riscaldamento è per ora a carico del Comune con il quale stiamo cercando delle soluzioni, infatti, non molto tempo fa l’AGESP ha posizionato dei contabilizzatori per verificare quanti metri cubi di gas effettivamente consumiamo, dato necessario alla risoluzione della trattativa.
Caro Busto3, tutto ciò che potevamo dirvi riguardo le ultime novità della nostra sede è stato detto, ci rimane però ancora un punto da trattare: la consapevolezza. Sta infatti a noi avere cura non solo degli spazi ma anche di ciò che facciamo, ad esempio: chiudere la porta con il riscaldamento acceso aiuta ad abbattere i costi che potrebbero diventare molto alti, fare bene la raccolta differenziata evita di prendere multe (oltre a dispensare il Clan dall’infilarsi nei bidoni per spostare i rifiuti sbagliati), pulire bene dopo le cene e non lasciare cibo sparso per la sede elimina la presenza di topi e il relativo costo per tenerli lontani, la sede è nostra e siamo noi i primi a doverne avere cura!

Grillo Cangiante,
Ippopotamo Vorace, Lepre Loquace

Tra cenere e sudore – Cronache dell’Evento RS

16  Premetto che questo articolo lo sto iniziando alle 4 di notte, perché non ho sonno. Detto ciò…
Buon giorno Bustotre oggi vi narreró delle gesta compiute nel week end 21/22 aprile dal vostro adoratissimo Clan Kypsele.
In codesta data, mentre i nostri piccoli fratellini dei reparti erano impegnati nel San Giorgio, noi abbiamo partecipato all’evento di zona RS, dove erano presenti tutti i clan della Zona Ticino-Olona (un salutone ai nostri amici del Garbagnate che ci seguono da casa)
L’obbiettivo di questo pernotto non era per niente banale, dare una mano per la sistemazione dei danni causati dall’incendio che ha devastato parte del “Parco Campo dei Fiori” di Varese quest’inverno.
L’ispirazione per questa iniziativa, nasce dalla brillante, quanto piena di ricci, testa di Tommaso Ferrario, il quale portò all’attenzione, prima del nostro clan e poi tramite i capi, a tutta la Zona Ticino-Olona, quanto questo posto per noi scout della zona sia un crocevia, intersecato più e più volte nel nostro cammino scout, luogo che nella sua ha ospitato mille pernotti, una decina di challenge, e qualche migliaio di escursioni domenicali.
L’appello di Tommaso non é andato a vuoto e ha raccolto “empatia” di tutti noi. Facendo muovere i nostri capi per rendere possibile un intervento concentrato di più forze, da qui é scaturita la collaborazione con l’ente che gestisce il parco, con le limitrofe amministrazioni locali, il servizio antincendio boschivo e la Protezione Civile. Tutta questa marmaglia di gente unita per un sentimento di “l’empatia”, parola molto sottolineata dal presidente dell’ente parco.
“Empatia”… “ma verso chi?”
Verso quel bosco che abbiamo visto soffrire mentre bruciava per roghi purtroppo dolosi…
Ma torniamo a cosa è successo nella pratica
L’e18nte parco ha messo a disposizione per i 130 pantaloncini corti, una colonia elioterapica immersa nel bosco della zona di Barasso, per pernottare e fare le nostre cose belle da scout.
Dopo un geniale gioco per la suddivisione in 10 gruppi di lavoro, e la rispettiva cena di conoscenza divisi per sotto gruppi, abbiamo assistito alla messa del nostro mitico don Claudio (Abbiamo cantato solo noi del Bustotre, Giacomo sii Fiero di noi). Successivamente i rappresentanti dei vari enti hanno fatto piccole presentazioni e testimonianze di quelli che in quei 10 giorni di inferno, erano in prima linea tra le fiamme del bosco e l’acqua dei canadair. In ultimo ci é stato spiegato quale sarebbe stato nella pratica il nostro lavoro di prevenzione anti-incendio.
La prevenzione anti-incendio si divide normalmente in 2 parti: monitoraggio costante del territorio e manutenzione. A noi é stata chiesta la seconda, ovvero nella pratica: ripulire il sotto bosco da tutta la legna a terra, caduta e mezza bruciata durante l’incendio (legna che in caso di un secondo incendio aumenterebbe la quantità di materiale combustibile) e segnalare gli alberi pericolanti e morti, da far tagliare con la motosega.
Ci siamo concentrati su un tratto di un centinaio di metri nei boschi in prossimità del sentiero 10a, distribuendo le diverse squadre di lavoro, che tra sudore cenere e corteccia hanno ripulito il sotto bosco. Spostando, raccogliendo, trascinando e lanciando a mo di giavellotto, pali di 10 metri. Formando cataste abnormi sul sentiero, che tramite una catena-umana di un centinaio di persone, sono state spostate fino ai luoghi designati (Canguro Amletico è fiero di voi).17
Questa particolare esperienza di servizio ha avuto una doppia utilità, Quella pratica di sistemare una zona naturale, “lasciandola un po’ meglio di come l’abbiamo trovata” e quella (diciamo) più istituzionale, ovvero avere una presenza attiva sul territorio, parlare con le persone che come noi lo vivono, ed essere in prima linea quando è lo stesso territorio ad avere bisogno.
Sarà questa “l’empatia” di cui prima si parlava…?

«L’empatia è la capacità di comprendere a pieno lo stato d’animo altrui,
sia che si tratti di gioia, che di dolore.
Il significato etimologico del termine
è “sentire dentro”.»
cit. Wikipedia

Fabio Brancato
Yak Famelico

Lista Alveare

In occasione delle elezioni politiche, tenutesi domenica 4 marzo, la neo-formata Pattuglia Contenuti ha dato voce a quella che sentiva essere un’esigenza del Clan Kypsele (in greco “alveare” ndA), organizzando due attività ricche di informazioni. È sicuramente risaputo quanta rilevanza abbia per il clan la scelta politica (non a caso ha uno spazio tutto per sè sulla CartadiClan e tra le scelte della partenza); per questa ragione, armati di curiosità e pazienza, abbiamo cercato di far luce sulla situazione politica italiana. In primis, come sempre, ci siamo impegnati per raccogliere quante più informazioni possibili – impresa questa, tutt’altro che semplice dal momento che le “nozioni base” non si possono trascurare e bisogna, necessariamente, fare attenzione a trarre informazioni da siti attendibili. Insomma il rischio di imbattersi in fake news era elevato, ma tutto sommato, avvalendoci del nostro spirito critico, abbiamo svolto un buon lavoro, pur avendo riscontrato una certa difficoltà nel valutare le spese economiche e la realizzabilità di ciascun programma (menomale che tra noi ci sono i Ragionieri!). Quindi, spronati dalla Pattuglia Contenuti, abbiamo provato a stilare un nostro programma di Clan, per poi renderci conto, quasi immediatamente, di quanto fosse difficile pensare e programmare progetti in ambiti così importanti e, ancora, quanto fosse difficile che tutti lo condividessero. Insomma, al di là del pensiero politico di ciascuno e al di là di chi abbiamo votato, tutti noi che prima guardavamo con diffidenza ad ogni proposta, mettendoci in gioco in prima persona, abbiamo riconosciuto le difficoltà di fare politica ed essere autorità. C’è, inoltre, da sottolineare l’entusiasmo che necessariamente va ricercato quando ci si approccia ad una materia di questo tipo, complessa e, purtroppo, vissuta come lontana da molti. Le notizie che spingono alla rassegnazione non mancano certamente (politici di dubbio valore, programmi di dubbia realizzazione); abbiamo, però, capito che è necessario sforzarsi di rimanere aggiornati per fare scelte consapevoli, così da poter muovere critiche valide e motivate sul sistema, non fondate sul sentito dire e, in qualche modo, di metterci del nostro, per cambiare ciò che non funziona.
Chiara Sidoti, Elena Banda

Un bravo capo per il Prossimo

14

Ricordo i momenti belli che ho vissuto in noviziato con molte persone, attività di reparto con uscite, pernotti e autofinanziamenti. Ora mi sento qualcosa quando penso a queste cose belle, perché se mi ricordo quei momenti mi viene da piangere di commozione. Ne ho fatta di strada. Sono andata avanti per essere un bravo capo per il Prossimo.

Grazie al Clan Kipsele
Ciao carissimo Clan Kipsele, mi sento di raccontare la mia esperienza che ho vissuto con voi. Sei tu che devi vivere la tua vita, nessun altro può farlo per te… E nel viaggio della vita devi spingere la canoa con la pagaia, non remare come in una barca: guida da te la tua canoa e non contare sull’aiuto degli altri.
Io ho vissuto tanti anni in clan con voi, i miei cinque anni nel Clan Nadir e poi Kipsele, facendo molte cose importanti.
È arrivato il momento in cui ho preso la partenza, in cui sono andata avanti per la mia strada e sono diventata un grande capo per il Prossimo.
Ho scelto di andare avanti per il mio futuro negli scout e mantengo la scelta opportuna della mia progressione personale.

I miei 4 anni nei Tiko
È arrivato il momento: i miei quattro anni in cui ho fatto servizio nei mitici Tiko. Ricordando i momenti vissuti con loro mi ricordo quel giorno in cui ho conosciuto il branco e mi hanno dato la spilla di Cikai e da lì ho iniziato il mio nuovo servizio.
Ho un bellissimo ricordo con le persone più care, le mie amiche: con Bagheera e con Mamma Rasha abbiamo cantato insieme una bellissima canzone di cui non posso dire il titolo.
Ringrazio di cuore i miei due amici Luciano e Bigio che mi vogliono bene e sono i miei due migliori amici.
Granchio Coccoloso, Chiara P.

Amicizie Vere

Cari lettori, mi trovo, dopo tanti anni a scrivere per il nostro caro TuttoScout. Mi hanno chiesto di scrivere qualcosa sulla partenza che io ho preso il 13 maggio.
Io vorrei parlarvi, in particolare, della mia storia e di come essa mi ha portato a prendere questa decisione. Dato che siamo qui sul Tuttoscout mi pare consono cominciare dal primo (e, da che mi ricordi, l’ultimo) articolo che ho scritto. Conservo ancora l’edizione in cui è stato pubblicato (marzo 2008). Era il mio ultimo anno di lupetti e parlavo di un’uscita, fatta con gli altri CDA, per le vie di Busto. Un’avventura bella, interessante, non la prima e non l’ultima che avrei fatto all’interno dello scoutismo. Fra lupetti e reparto ne ho viste molte e ho incontrato molte persone. Qualcuno è rimasto, qualcuno è andato e non si è più sentito, ma tutti mi hanno lasciato un pezzetto di loro da portare con me lungo la strada della vita. Una strada che mi ha portato lontano dai miei natali; fino a Shanghai, nella lontana Cina. Mi ci sono trasferito dopo il mio terzo anno di reparto. Ho vissuto là per tre anni e le cose viste e vissute sono state molte, ma questa è un’altra storia. Al mio ritorno ho ritrovato, come ho raccontato alla mia partenza, gli amici che avevo qui in Italia, i quali mi hanno fatto sentire come se non fossi mai partito. Ritengo non sia un caso che queste amicizie che sono rimaste siano proprio quelle che si sono formate all’interno degli scout. Le avventure ed esperienze che si vivono all’interno dello scoutismo hanno il potere di formare delle amicizie incredibili e vere che il tempo e la distanza non riescono a scalfire. Queste amicizie mi hanno portato all’interno del clan, dove di amicizie ne sono nate altre, altrettanto belle, altrettanto vere. Insomma, lo scoutismo mi ha dato molto: molte avventure, molto divertimento, molta crescita. Come scritto nella mia lettera della Partenza, vorrei che più persone possibili possano vivere lo scoutismo e sento che per me è giunto il momento di intraprendere un ruolo da protagonista in questa magnifica associazione. Altre avventure mi aspettano e magari qualcuna ve la racconterò, senza far passare nove anni questa volta!

Luca Airaghi
Mangusta Scatenata

Campo Invernale 27-30 dicembre: Sermig- Arsenale Della Pace

Sermig-Arsenale_della_Pace-facciataDopo averne parlato per circa mezzo mese è arrivato il fatidico giorno dell’inizio del campo invernale. Ci dovevamo trovare alla stazione FS di Busto per raggiungere Torino. Il Sermig è nato nel 1964 su idea di Ernesto Olivero che custodiva, come sogno nel cassetto, l’essere utile verso i più poveri. La sede del Sermig di Torino non è l’unica infatti ce ne sono una in Giordania e l’altra in Brasile nella città di Sao Paulo. All’inizio questa organizzazione era composta da poche famiglie oltre a quella di Ernesto e poi via via negli anni è andato allargandosi. Ci ha spiegato Ernesto che ogni giorno essi accolgono qualche migliaio di famiglie che per vari motivi non riescono ad auto sostenersi. Nella seconda guerra mondiale la costruzione era usata come arsenale di armi da partigiani e negli anni ’70 aveva svolto il ruolo di base militare, quindi il suo fondatore ha pensato per dare origine al nome di partire proprio dal passato convertendolo in arsenale della pace. Ci hanno fatto fare molti servizi dal giocare a calcio con i ragazzi del quartiere ad aiutare in cucina o a fare le pulizie. Il secondo giorno nel pomeriggio siamo stati coinvolti in una grande manifestazione per le strade del quartiere che aveva come scopo la sensibilizzazione della gente sul tema della pace. La sera dell’ultimo giorno noi come tutti i gruppi presenti all’arsenale (non erano solo scout) provenienti da Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna abbiamo avuto la possibilità di intervistare Ernesto Olivero e preparandoci delle domande abbiamo trascorso una bella serata insieme a lui. Ci ha spiegato che fu chiamato da molti papi tra cui papa Francesco per presentare il suo progetto. Per concludere penso che per fare del mio sogno una realtà ossia rendere il mondo un posto migliore ci sia bisogno di tante persone come Ernesto che dedicano la loro vita al servizio degli altri.
Francesco Natale

La strada della Partenza

Salve a tutti. Un mese fa ho preso la partenza e ora sono qui per dirvi che è andato tutto benissimo: bello il bivacco, bella la condivisione ed il mio momento mi sembra che sia uscito bene. Ma non è questo che voglio raccontarvi, in realtà. Voglio dire a tutti quanti perché e come mi sono deciso a fare questa scelta e, dal momento che ho già scritto una fantastica lettera per il mio clan, per semplificarmi la vita non farò altro che riportarne alcune parti. Ecco qua.
«Eccomi giunto al dubbioso passo, al tremendo interrogativo amletico di ogni partente: “Come cominciare la lettera della partenza?”. Prendiamo come inizio proprio questa parola: partenza. Il termine deriva dal latino PARTIRE che dall’originario senso di “spartirsi, dividere” passa nel volgare col significato di “separarsi da qualcuno e abbandonare qualcosa”. E la partenza è proprio questo: lasciare qualcosa che si è sicuri di possedere per qualcosa che si è incerti di raggiungere. Io lascio qualcosa, anzi, lascio qualcuno. Lascio un clan finalmente ricostituito e che cresce ogni giorno di più. Lascio un mondo, quello scout, che non è stato solo parte della mia vita, ma è stato la mia vita. Prima di cinque anni non mi ricordo nulla e tutti gli avvenimenti successivi sono misurati in anni-scout (primo anno di lupetti, terzo di clan e così via). La malinconia per questo distacco e la nostalgia per questi anni vissuti insieme ci sono e sono inevitabili; ma una volta fatta una scelta bisogna camminare dentro a questi sentimenti e uscirne fuori. Bisogna prendere una decisione, cioè DE-CAEDERE, tagliar via, prendere una strada e scartare l’altra. E questa è la scelta; non è una cosa facile, anche perché nella vita, in realtà, non ci troviamo quasi mai di fronte a un bivio, cioè un punto del nostro cammino in cui possiamo scegliere tra due strade (destra e sinistra, giusto e sbagliato, rosso e nero e così via). Possiamo parlarne in astratto forse, ma nella vita quotidiana, nella nostra esistenza particolare abbiamo davanti a noi solo ROTONDE. Sì: delle grandi e gigantesche rotonde che possono avere un numero di uscite variabile da un minimo di due a un massimo di x tendente a infinito. Certo, capisco che usare una rotonda come simbolo della scelta al posto della forcola potrebbe sembrare un po’ bizzarro. Ma credo sia così. Le scelte che ci tocca compiere (da CUM-PLERE, riempire completamente, quindi finire, portare a termine) ogni giorno non sono tra 2 cose, ma tra tante. Tutto questo può risultare sconfortante e irreparabile, ma c’è sempre una soluzione: quella di avere dei punti fermi e stabili. È fondamentale conoscere chi si è (γνωθι σεαυτόν) e sapere dove si vuole andare (τί δράσω). Altrimenti il nostro fiume rischia di perdersi in una palude.
Io so di essere un uomo che crede nei valori che lo scoutismo gli ha insegnato.
Io so che, uscendo dall’associazione, voglio portare questi valori nel mondo. Voglio impegnarmi concretamente per gli altri come ho imparato a fare in questi anni di servizio; per questo ho già preso i contatti con l’associazione “libera”, ho già partecipato ad alcuni incontri e vorrei intensificare ancora di più il mio impegno. Ho provato cosa sia il non-servizio in questi sei mesi e ho capito che la mia vita non vale nulla se non è spesa per gli altri.
Queste sono le sicurezze che ho: cosa lascio, chi sono e dove voglio andare. Sono convinto che con queste certezze riuscirò ad affrontare e superare ogni rotonda della mia vita.»
Questo è quanto. Auguro a tutti una buona strada anche quando il cielo non sarà sereno.
Moscardino sagace
detto Carlo

I mille segreti della nostra sede

Volevamo informare che, per colpa di un disguido interno alla redazione, questo articolo non è stato pubblicato sul precedente numero del Tuttoscout come deciso in precedenza.
Per questo motivo alcune informazioni sono leggermente datate, come il fatto che noi già stiamo usufruendo della derattizzazione e delle nuove porte installate all’interno del macello, che nell’articolo sono descritte al futuro.
Ci scusiamo coi lettori ed in particolare coi ragazzi del clan che ci hanno consegnato questo bellissimo articolo che ben enfatizza, ad un livello molto concreto, quanta strada ha fatto l’associazione in questo periodo e quanta ancora ne rimane da fare in futuro.

La redazione

Caro lettore,
se stai leggendo questo giornalino significa che fai parte del Busto 3!
Penserai: “Ma lo sanno anche i muri!”. Ed è questo uno degli argomenti di cui ti vogliamo parlare. Sei proprio sicuro di conoscere tutti i mille segreti della nostra sede?
Ovviamente no.
Condividendo con te la risposta negativa, noi del Clan abbiamo deciso di informarci più approfonditamente.
E così, in una nebbiosa sera di inverno, abbiamo invitato il capogruppo e il tesoriere della CoCa per rispondere alle nostre curiosità.
Il nostro incontro è durato a lungo, ora ti proponiamo le parti più importanti.
Dall’inizio dell’estate 2016 il Comune di Busto Arsizio ci ha concesso (tramite regolare delibera) di utilizzare tutti gli spazi interni ed esterni del nostro amato macello.
È un grande passo avanti, dal momento che precedentemente potevamo utilizzare solo cortili e porticato, ma senza nulla di ufficiale.
Trovandosi una sede così grande, ma allo stesso tempo così problematica, la CoCa ha deciso di affrontare tutte le questioni, anche quelle economiche, in modo comunitario. Per questo sono state create la pattuglia economato e la figura del tesoriere, che a nome del gruppo curi tutti i movimenti di denaro.
Per gestire in maniera trasparente entrate e uscite, il gruppo ha aperto un conto corrente con Banca Etica, fondata anche dall’Agesci e che finanzia associazioni di volontariato in Italia e all’estero.
Questa nuova gestione ci ha permesso, per la prima volta dopo diversi anni, di sanare tutti i debiti riconosciuti.
Ora, consentitecelo, diamo i numeri: l’affitto annuo che il Comune ci chiede è di 12.000€, a cui si sommano le spese ordinarie per le utenze (luce, gas, acqua). Secondo l’accordo, tutte le spese per la manutenzione strutturale della sede vengono sottratte dal canone.
La parte di quota associativa non riservata al censimento, la bellezza di 31.900€, non serve però solo a pagare la sede, ma viene anche destinata ad altro, come volantini, materiale per il gruppo, il fondo di solidarietà (un fondo speciale per chi non riesce a pagare la quota) e anche il giornalino che hai tra le mani.
Tuttavia la quota associativa rappresenta solo una parte delle entrate: circa 6.000€ derivano dagli autofinanziamenti di gruppo, ovvero le cene, mentre altri 3.500€ provengono dai calendari.
Tutti i movimenti vengono tracciati con ricevute e scontrini, e questo permette di tenere un bilancio preciso e aggiornato, reso periodicamente pubblico.
Il nostro capogruppo ci ha poi illustrato quali sono i progetti per il futuro, che sono incentrati sulla messa a norma delle strutture. Spetta infatti a noi far sì che la sede diventi sempre più sicura e vivibile.
Per fare qualche esempio, sono in cantiere la sostituzione delle maniglie delle porte con il tipo antipanico e la derattizzazione.
Probabilmente ti sarà spesso capitato, varcando il cancello di ingresso, di domandarti che cosa sia l’edificio alla tua destra e perche sia inutilizzato.
Ebbene: antico ufficio postale, è stato poi destinato a sede di un’associazione subacquea. Ad oggi è abbandonato, ma con l’appoggio dell’Amministrazione comunale si sta pensando di creare al suo interno un museo dello scautismo bustocco, oltre che uno spazio per ospitare altri gruppi e associazioni che vengono a Busto.
Restando in tema di strutture, la “Casa del Castoro” è ora chiusa perché diventata inagibile. Il Comune di Busto Arsizio è intenzionato a demolirla, tuttavia è vincolata dal Ministero per i beni culturali.
La CoCa è poi intenzionata a ripristinare la struttura del bivacco, riportandolo alla sua funzione originaria di punto di incontro per i genitori.
Dall’incontro abbiamo compreso che la comunità capi ha deciso di intraprendere un percorso maggiormente legalitario e di seguire più strettamente il Patto associativo e le regole dell’Agesci.
Questo però richiede responsabilità da parte di tutti e partecipazione. Noi speriamo che il nostro articolo, seppur in minima parte, possa portare a ciò un contributo utile, informandoti e rendendoti partecipe delle scelte che ti riguardano.

Gazzella loquace, Moscardino sagace, Dromedario esilarante

Un bilancio in amicizia

Al termine di un anno scout particolarmente intenso e unico (in tutti i sensi) mi sembra giusto trarre qualche conclusione e condividerla con voi lettori.
Non sono abituato a tracciare dei bilanci, nonostante sia abituato a guardare il presente tramite passato, ma proverò comunque a capire ciò che per me ha reso questo anno così speciale.
Se penso ai primordi, ossia quando ancora il noviziato era solo un’idea che a poco a poco si avvicinava e che si sarebbe concretizzata dopo aver varcato il ponte, devo dire che tutti i miei pensieri relativi a un futuro ignoto che mi faceva paura sono crollati.
Temevo più di ogni altra cosa che l’ambiente caldo e accogliente che aveva il reparto sarebbe svanito per sempre, poiché non sapevo come avrei vissuto questo anno, ma soprattutto non sapevo con chi lo avrei vissuto (non ignoravo chi fossero gli altri suoi membri, ma non avevo con loro un rapporto così stretto come lo ho adesso).
Dopo poco tempo questo timore è svanito: ho imparato da questo che l’ignoto non deve fare paura, ma che semplicemente deve essere scoperto.
Un’altra caratteristica particolare che ha contraddistinto questo anno è stato l’approccio al servizio. Devo dire che forse questa era la parte che più aspettavo prima di passare.
Ho fatto le cose più diverse, dallo smistare mutande a giocare a calcetto con dei ragazzi, ma la cosa che sempre mi ha trasmesso l’aiutare gli altri è stato capire che attraverso il servizio che davo a qualcuno o per qualcosa rendevo felice qualcuno che magari felice non lo è mai stato.
Attraverso il servizio sono riuscito, come B.-P. e il mio prof di filosofia dicono, a rendere il mondo un po’ migliore di come l’ho trovato, e questo è stato molto gratificante, perché fino a poco tempo fa lo credevo impossibile.
Ripensando inoltre a quello di cui avevo paura, cioè non trovarmi particolarmente bene con i membri della comunità nella quale sarei malauguratamente finito, posso con tranquillità affermare che tutti i dubbi e i pregiudizi che nutrivo nei loro confronti sono stati sciolti nei primi 10 minuti di vita del noviziato.
Temevo di risultare arrogante, antipatico, altezzoso e mille più pregiudizi che affibbiavo anche agli altri.
Per fortuna mi sbagliavo.
Sarà perché il reparto non era più la forma di comunità adatta alla mia età e alla mia mentalità, sarà perché ho trovato persone particolarmente amichevoli (sto sopravvalutando il contenuto di questa parola), ma ora posso senza dubbio dire che le amicizie che si sono create in questo anno sono molto profonde e saranno parecchio durature.
Non è facile arrivare all’alba dei diciassette anni ed essere legati alle persone così fortemente: credo che sia l’ambiente scout in sé, sia la comunanza di interessi e idee che ho con loro abbiano giocato un ruolo fondamentale nel creare questi legami così forti.
Questo anno è stato per me anche un passaggio fondamentale per capire chi sono e che cosa voglio dalla mia vita scautistica (per la mia vita in generale ci sto ancora lavorando, ma siamo a buon punto!).
Per la prima volta, libero dagli affanni dei giochi e dall’avventura, ho potuto affrontare serie riflessioni su chi sono, cosa penso e perché.
Questo è stato davvero importante per me, abituato ad analizzare problemi e situazioni, ma mai ad indagare con serietà colui che indaga, che alla fine si rivela essere qualcuno che non si aspettava di essere quello che è.
In più occasioni ho sperimentato, oltre al servire, anche il “buona strada”: ne abbiamo fatta davvero molta in molti modi diversi, e credo che sia stato un modo per confrontarmi e condividere aspetti positivi e negativi del cammino, metaforico e non.
Una delle parti più belle (per me, meno per coloro che mi circondavano) è stata concretizzare una delle frasi a me più care: canta e cammina.
Non dimenticherò facilmente questo cantare, né dimenticherò questi momenti.
Difficilmente dimenticherò il mio anno in Noviziato.

-Dromedario esilarante

ndr: questo articolo era già stato pubblicato su di un precedente Tuttoscout e per errore ripsoposto sul passato numero 157. Ciononostante noi dela redazione crediamo che il tema dell’articolo ben si combini con l’argomento di questo numero, ed abbiamo quindi deciso di riproporlo anche qui.