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Più resistenti del Covid

REPARTO PHOENIX

BP Day 2020… sono passati “solo” 12 mesi: quel giorno eravamo un po’ pochi, ma abbiamo comunque pulito Busto. C’era già qualcuno che disertava l’attività per paura di un virus che arrivava dalla Cina. Già ma la Cina è così lontana da qui: monti, deserti, oceani ci separano. Noi cosa c’entriamo? Poi, i capi con lo sguardo furtivo, le battute su un virus che non conoscevamo (ma che avremmo imparato a conoscere), una Messa da celebrare in fretta… troppo in fretta, in anticipo sul tempo. La chiusura dell’attività che sembrava quasi definitiva, ma ancora non capivo. Non avrei potuto. Avremmo passato i mesi successivi chiusi in casa, fissi davanti a uno schermo, imparando parole nuove che piano piano sono entrate nella nostra quotidianità. Niente campo di Pasqua e nemmeno quello estivo (e la fiamma sempre lì a stagionare!), niente costruzioni, nessuna uscita di squadriglia e nemmeno il tanto agognato nome totem… ma ci siamo inventati un modo nuovo di stare insieme. Arriva il primo caldo e… si ricomincia! Prima con moltissima cautela, poi ci si scioglie ma la paura è sempre lì in agguato. Di sicuro non è come prima, ma sempre meglio di niente. Finalmente rivedo i capi (purtroppo qualcuno per il saluto definitivo), i miei amici, le ragazze della mia nuova squadriglia… e anche il primo pernotto dopo tantissimo! Il virus però è insidioso, sempre in agguato ed è pronto a un nuovo sgambetto, ma noi non ci arrendiamo. I capi hanno trovato modi nuovi per farci stare insieme, per farci apprezzare la bellezza del fare, la gioia della fatica dopo tanto troppo tempo in cui eravamo una cosa sola con la sedia! È bellissimo trovarci ancora ogni fine settimana per giocare, correre, aiutarci. Il campo di Natale è saltato ma le promesse sono state comunque… da brivido! Eravamo a Madonna in Campagna con una temperatura glaciale! Le due nuove ragazze delle gazzelle sono state fantastiche! Ogni volta che ci vediamo (certo, con mascherina, distanziamento, gel, certificazioni…) è un regalo che i capi ci fanno e che non dobbiamo dare per scontato. Febbraio 2021: quest’anno il BP Day mi mette un po’ i brividi… cosa verrà dopo?

Elettra Pinciroli (Sq. Gazzelle)

La mia avventura letteraria con Teen Wolf

REPARTO PHOENIX

Ciao, io sono Giulia, qualche anno fa in uno dei tanti pomeriggi passati fra le mura della mia camera mi sono immaginata di scrivere un libro e di trovarmi a scrivere un articolo che ne parlasse (proprio come questo).
Quando ho iniziato, quasi per gioco, non avrei mai pensato ci volesse così tanto tempo; alla fine fra ricerche, stesura delle bozze, varie revisioni e stampe sono riuscita a portare a termine questo sogno dopo due anni.
Ecco com’è nata l’idea di questo libro: circa tre anni fa ho iniziato a guardare una serie TV quasi per caso. Poco tempo dopo, questa serie (Teen Wolf) è diventata il mio show preferito e non riuscivo a smettere di parlarne. Divorando un episodio dopo l’altro mi accorsi che era finita senza preavviso, lasciandomi sconvolta: troppe erano le cose lasciate in sospeso e i mille possibili scenari riempivano la mia mente.
La riguardai stupendomi ancora di tutti i colpi di scena e le magnifiche idee degli sceneggiatori. Sempre più presa da questa serie e curiosa su tutte le sue sfaccettature, feci mille ricerche sugli attori e sulla anche remota possibilità che gli autori di Teen Wolf avrebbero fatto una nuova stagione, purtroppo appresi che non sarebbe mai arrivata. Quella notte sognai l’inizio di una nuova possibile stagione e quando mi svegliai mi misi subito a buttare giù delle idee.
In estate ne parlai con le mie amiche, mi dissero che erano delle idee bellissime quindi le iniziai a scrivere su un taccuino che riempii in pochissimo tempo. Quell’anno chiesi ai miei capi di fare il brevetto di animazione espressiva e una delle prove era di finire di scrivere la mia storia. Purtroppo per loro, li assillai parlando di Teen Wolf per i due anni successivi.
Per me questo libro non è solo una delle prove del brevetto ma è uno dei miei sogni più grandi: continuare Teen Wolf.

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Qui di seguito ho scritto un piccolo riassunto della storia:
Immaginate una bambina un po’ speciale, nata da un incontro casuale, immaginate sua madre che non riesce a prendersi cura di lei e la porta nell’unico posto che la avrebbe accolta. Aria ha 16 anni, da quando ne aveva 10 vive nel manicomio di Beacon Hills. Da un po’ di tempo però non sopporta più quel posto e una piccola foto riposta nella sua tasca continua a invitarla a trovare un modo per fuggire. Cosa succederà quando incontra nuovamente il mondo? E cosa ne sarà di tutti quegli anni passati in isolamento, di tutte le cose che ha visto in quel posto terribile? In quella città tutto per lei è nuovo, riuscirà a sopravvivere ai pericoli che si nascondono nell’ombra?
Per chi volesse andarlo a leggere lo si può trovare su wattpad, il titolo è “Il ritorno degli Argent” o se qualcuno volesse una copia cartacea chieda in segreteria.

Giulia Baraldi

Reparto Phoenix – Una nuova prospettiva… la mia!

15Ed eccomi qua, a scrivere il mio ultimo articolo tuttoscout da repartista.
Eh già, ragazzi, l’anno prossimo sarò in noviziato.
Un bel passo avanti, non pensate?
Il tempo è passato via davvero velocemente, e non sono ancora abituata all’idea che fra poco lascerò alle spalle il mio reparto, i miei amici diventati la mia famiglia, quelle persone speciali che mi hanno accompagnata, sopportata e supportata sempre.
Il tempo passa, è vero. Ma a volte vorrei soltanto che restasse fermo in un determinato momento o periodo. Ecco io vorrei rimanesse sempre in questi bellissimi 4 anni che ho, ormai, quasi finito.
Il reparto all’inizio mi spaventava, perché non sapevo chi mi sarei trovata davanti.
Ma ora eccomi qua, sono cresciuta, in tutti i sensi. Sono cambiata tanto e in meglio, ma non perché gli altri me lo hanno imposto, semplicemente perché loro mi hanno insegnato ad essere davvero me stessa.
16 bIl reparto è un posto fantastico, e per reparto intendo le persone speciali che lo compongono, guide, esploratori, rover, scolte e capi.
Tutti mi hanno resa la ragazza che sono ora, e devo a tutti la mia bellissima esperienza in questi anni.
Non so come farò senza le urla, i bisticci, gli sguardi ed i sorrisi che vedo sempre sui loro volti. Sono diventati importanti per me, e tutti hanno un posto nel mio cuore.
Abbiamo vissuto tante avventure insieme, e ci siamo sostenuti a vicenda in ogni momento. Ci siamo uniti e abbiamo capito che insieme siamo più forti, e abbiamo visto che l’amicizia è una cosa bellissima. Ho imparato molte cose, e spero di averne trasmesse altrettante.
Questi quattro anni sono stati pieni di emozioni, di risate e momenti indimenticabili.
Devo dire che per la prima volta in tutta la mia vita scout non so cosa scrivere e dire… Esatto, sono senza parole. Sono emozionata, felice, ma anche triste, pensierosa e, specialmente, in ansia, come al mio solito! Vado in ansia per ogni piccolezza, ho paura di tante cose e purtroppo questa non l’ho ancora vinta.
Ma sapete quale paura non c’è più in me? Quella del nuovo, del rischio di andare avanti per la propria strada, di proseguire su una via nuova, a me sconosciuta. E sapete perché non ho più paura? Perché so che così come in reparto ci sono state tante persone vicino a me, altrettante ce ne saranno in noviziato. Perché quando avrò attraversato quel ponte non sarò più la stessa. O almeno, sarò ancora la ragazza che sono e sono sempre stata, ma il mio punto di vista, la mia prospettiva della vita, quella cambierà. Perché diventerò un po’ più grande, come è successo in questi anni, e imparerò ancora di più, mettendomi alla prova stando al servizio degli altri. Perché, in fondo, è per questo che sono ancora scout, proprio perché ho tanta voglia di fare e di aiutare il prossimo voglio continuare il mio percorso per sempre, se Dio vorrà. Queste parole me le ricordo ancora, dopo tutto questo tempo. 16La promessa non l’ho fatta invano, l’ho fatta col cuore, ed ho pensato prima di chiederla perché è una responsabilità. Un impegno che ti prendi verso i coetanei, i più piccoli ed i più grandi, verso la staff, la squadriglia e il reparto, ma prima di tutto verso te stesso. Perché io ero consapevole di quello che stavo facendo, e l’ho fatto perché volevo correre il “rischio” di donarmi agli altri. E ora, passando, attraversando di nuovo quel ponte, dimostrerò che davvero voglio mantenere la mia promessa. Quindi non lo vedo tanto, quel momento, come un “lasciarsi il passato alle spalle” quanto un “camminare fiduciosa verso il futuro” sapendo che il passato sarà sempre lì per me.
Cambierò, come ho detto, la prospettiva, la mia visione delle cose. Infatti in questo tempo il reparto l’ho visto in modi diversi. All’inizio del mio primo anno era solo un insieme di persone diverse che si vogliono bene, ma ancora non ne avevo un’idea chiara. Dal secondo, invece, ho imparato a conoscere la gente, a non stare sempre solo con una persona, ma a battere la timidezza e andare a parlare con chi è nuovo. Perché per aiutare gli altri, dovevo prima aiutare me ad uscire dal mio guscio, ad essere me stessa ed a essere almeno un pelino estroversa. Dal terzo anno ho cambiato ancora la visuale delle cose. Sapete, diventando vice ho imparato a responsabilizzarmi, perché è una cosa importante, specialmente dal noviziato in poi. Ho imparato cosa vuol dire gestire una squadriglia, aiutare il capo ed organizzare le attività, ho imparato a non dar nulla per scontato e a vedere tutto a 360 gradi. Perché penso che per conoscere bene la gente non devi solo parlarle qualche volta, ma devi starle vicino, immedesimarti in lei e pensare come lo farebbe quella persona. Perché se guardi tutto dall’alto di una collina, non ti accorgerai dei piccoli dettagli che a volte sembrano banali ma, magari, sono essenziali. Se invece guardi tutto da un lato, non vedrai mai cosa c’è dall’altra parte della strada. Se scali una montagna e guardi verso il basso, vedrai che sei arrivato a buon punto, ma non vedrai quanto ti manca alla cima. Sforzatevi di vedere il mondo con occhi diversi, nuovi, giovani ma allo stesso tempo anziani. Con occhi da persona felice, responsabile e serena, con occhi da scout, insomma. Siate i primi a immedesimarsi negli altri e ad offrire l’aiuto per il prossimo. Perché la felicità sta nelle piccole cose, ed i sorrisi della gente sono i dettagli più minuti ed importanti.
18Voglio approfittare di questo articolo sulle prospettive per dirvi che la vita è bella, nonostante tutto e tutti. Perché dico per esperienza che noi siamo fortunati a vivere una vita per bene, ad avere opportunità che magari altri non hanno. Godetevi le piccole cose, le gioie della vita, purtroppo, non sono illimitate. Se pensate che la vostra vita non sia bella, che siete sfortunati a causa di qualcosa che non va bene, vi ricordo che c’è gente legata ad un letto per tutta la sua vita; vi ricordo che c’è gente che vive in pessime condizioni, a volte purtroppo anche disumane. Se pensate che la vostra vita faccia schifo perché siete presi in giro, bullizzati o qualcuno vi tormenta, ricordatevi che la vita è bella, se voi la considerate tale. Imparate a fregarvene di chi non s’interessa a voi e a tenere strette le persone a voi care. La vita è una sola, vivetela al meglio.

E con queste foto vi saluto, da repartista, e vi dico che ci vediamo l’anno prossimo, da novizia.

Buona strada!
Canarino Stravagante

Il reparto è l’esperienza più bella

Credo sia dai lupetti che non scrivo un articolo sul Tuttoscout quindi eccomi qua.  Penso che mi debba ripresentare: sono Alessia Zanella e ora sono un secondo anno del reparto Phoenix.
Il B.P. Day: forse il giorno più atteso da tutti gli scout del mondo. Quest’anno noi del Phoenix lo abbiamo vissuto facendo un pernotto ma oltre a questo torniamo al nostro “giorno preferito.” Beh abbiamo fatto le solite cose: issa messa ammaina. Tra un gioco e l’altro la giornata è finita in veramente poco tempo fra i canti della messa e l’allegria il tempo è volato.
Ma adesso vorrei soffermarmi su un altro argomento: la vita in reparto. Appunto per il fatto che non scrivo dai lupetti vorrei raccontarvi proprio questo. Beh diciamo che mi sono responsabilizzata MOLTO di più. Si instaurano amicizie che resteranno per sempre e che non tradiscono mai. Vige la fratellanza e l’uguaglianza fra tutti ma soprattutto il rispetto reciproco: quindi lupetti che avete paura del reparto state tranquilli perché è un’esperienza indimenticabile e bellissima. Beh ovviamente si imparano molte cose nuove di cui io sinceramente non sapevo manco l’esistenza; termini nuovi attività diverse…
Diciamocelo sinceramente: il reparto è l’esperienza più bella che qualcuno possa intraprendere.

La strada che ho fatto grazie all’accoglienza

Finalmente sono di nuovo qua, a scrivere un articolo per mostrare ancora una volta la bellezza dell’avventura scout.
Questo anno, per me, è un po’ particolare: è l’ultimo che passerò in reparto prima di andare nel noviziato.
Eh già, non sembrano mica essersene andati tanti anni da quando sono arrivata nel 2013 qua da voi. Però in realtà di tempo ne è passato.
Questo è il mio sesto anno agli scout…
Quarto anno in reparto…
Ed è forse un po’ stupido da dire, ma questo anno è stata la prima volta che mi sono detta “Wow, fra poco me ne devo andare!” Eppure mi sembra quasi di non aver concluso il mio cammino e spesso penso “Ma se mi fingessi primina funzionerebbe?” Ovviamente no per svariati motivi, ma poi la vera domanda è: “Perché voglio restare in reparto?”
Molti me l’hanno chiesto e io tante volte non ho saputo rispondere. Ma ora credo di saperlo. È semplicemente che ho paura.
Ma non una paura di quelle che non ti fa dormire e ti tortura ogni notte con incubi e brutti sogni; una paura più “simpatica” e meno spaventosa, paura di qualcosa che sai che deve essere così ma non riesci ad accettarlo, paura… delle novità, possiamo dire, di qualcosa che non conosciamo e non sappiamo se vogliamo conoscere, di rischiare, insomma…
È come quando inizi una nuova scuola… un po’ ti spaventa l’idea di non conoscere molte persone, ma d’altro canto non vedi l’ora di passare del tempo con loro e di vivere insieme delle avventure.
È questa la mia “paura”, diciamo. E ce n’è anche un’altra insita in essa: la paura di non essere capace e di non riuscire a integrarmi. Succede ad alcuni, a volte, nella nuova scuola, di stare in disparte per paura di andare a conoscere gli altri. Ma sapete perché, in realtà, questa paura non mi spaventa così tanto? Perché alla fine, a trarci in salvo da quest’ultimo timore sono gli altri. Esatto, proprio quelle persone che non conosci e con cui hai paura di parlare, proprio quelle persone che osservi da lontano e a cui non ti avvicini, sono proprio loro a trarti in salvo. Come? Accogliendoti, ovviamente!
E pensandoci esiste anche un esempio più concreto di quelli usati fino ad ora. Quando un castorino ha appena compiuto la Grande Nuotata e si trova all’improvviso nel branco secondo me prova le stesse cose; così come anche un cda che passa nel reparto attraversando timoroso quel ponte; ed è la stessa che ho provato anche io quando sono arrivata: la paura di come si starà con quelle nuove persone e magari di non trovarsi a proprio agio; ma allo stesso tempo io ho pensato anche “Wow, eccomi qua! Da coccinella sono arrivata in reparto. Da un certo punto di vista mi sono lasciata alle spalle tutto: le mie amiche, Arcanda, Mamma Scotty, Formica Mi, Scibà; ma sono qua, pronta per ricominciare, conoscere nuovi amici e intraprendere nuove avventure!”
E, in fondo, penso che dovrebbe essere questo il pensiero di ogni persona che passa.
Perché in fondo i passaggi sono sì un nuovo inizio, però fanno tutti parte di un unico percorso, quello di crescita. Si parla di crescita personale, spirituale, di gruppo o individuale. Ma la crescita in sè avviene perché si sa di essere capaci di crescere. Perché se tu non pensi di riuscire a fare qualcosa, allora non ci riuscirai.
Ma vorrei soffermarmi su un argomento: quello dell’accoglienza. Esatto, proprio di quella cosa che ci trae in salvo quando pensiamo di perderci nel mare della paura. Essa arriva dagli altri, però anche noi possiamo accogliere qualcuno, e lo facciamo in prima persona quando conosciamo un nuovo fratellino.
Accogliere significa accettare nel nostro gruppo, ed è proprio quello che succede agli scout.
Ogni anno infatti accogliamo nuovi amici e insieme a loro viviamo dei weekend e dei giorni fantastici! Ogni anno decidiamo di voler bene a nuove persone, di unirle a noi e di integrarle.
Ogni anno accogliamo tante persone e spesso anche noi siamo accolti dagli altri.
Ogni anno dimostriamo di saper accogliere e, in fondo, accogliere fa bene sia al nuovo arrivato che a noi!
Canarino Stravagante
(Carmela Scida)

L’idea del dono

Buongiorno, come state?
Sono sempre io, qua a parlarvi di cose nuove ogni TuttoScout.
Oggi voglio parlarvi di una cosa molto importante, che secondo me dovrebbe esserci nella vita di ognuno: l’idea del dono. Se ci guardiamo intorno, tante persone vogliono il nostro bene e ad altrettante ne vogliamo noi. E spesso qualcuno ci rende felici anche con piccole cose quali un abbraccio, un regalo o, semplicemente, un messaggio. E l’idea del dono non è altro che il semplice istinto di ricambiare, di dimostrare affetto alle persone cui vogliamo bene e cercare di strappare loro un sorriso anche nei momenti più bui per un semplice motivo: i veri amici farebbero questo e molto altro per noi! Quindi voglio anche io mostrare il mio affetto alle persone a me care e per questo dico spesso loro frasi come “Ti voglio bene.” “Mi manchi.” Perché questi messaggi, per quanto possano sembrare ovvi e naturali, in realtà non lo sono sempre, e di sicuro sentirsele ripetere non fa male! Anzi, è un atto davvero benvoluto e ideale per ricordare ai propri amici che loro sono tali e che gli vogliamo bene!
Io questo anno ho fatto tante amicizie ed ho creato legami profondi anche con persone lontane e la distanza, spesso, mi sembra crudele perché separa le persone. Ma allo stesso tempo la vedo come una sfida, un incentivo per cercare di vincere e impegnarmi affinché un giorno io possa andare a vedere questi miei amici, tanto è vero che la distanza non significa nulla se una persona significa tutto. Questa è una delle cose che ho capito dalla vita e che tengo a condividere con voi.
Fatevi valere. Non abbiate paura di essere voi stessi, perché siete bellissimi esattamente come siete. Non permettete a nessuno di cambiare voi o le vostre idee. Perché ognuno è unico, speciale, meraviglioso. Sfidate voi stessi ed i vostri limiti, imparate ad avere determinazione, perché essa è il passaporto della vita. Non abbiate paura di errare perché sbagliando si impara e, a volte, le scelte sbagliate ci portano nei posti giusti.
Ma ora veniamo al dunque, al tema di questo articolo, vi voglio parlare di un viaggio, ma non uno qualsiasi, uno verso il Natale.
Il Natale è una festa bellissima, mi ha sempre affascinata insieme a tutte le sue tradizioni, che mi conducono tutte a un solo pensiero: l’amore. Perché in fondo è quella la magia del Natale, no? Saper donare agli altri la gioia ed i sentimenti che loro ci hanno donato, saper restituire un sorriso e saperlo far nascere anche sul volto di chi sta passando brutti momenti. Domenica 18 siamo entrati in avvento, quindi direi che ci avviciniamo sempre di più a questo periodo. Per avvicinarci ad esso io vi propongo un “viaggio” per scoprire e capire meglio voi stessi e gli altri. Quindi vi chiedo questo: mettetevi anche voi in viaggio per scoprire qualità che magari prima non conoscevate, o per migliorare certi aspetti che vorreste cambiare. E, specialmente se siete adolescenti come me, mettetevi in viaggio per conoscere voi stessi. Perché questa è un’età in cui il nostro carattere si sta ancora plasmando, quindi dobbiamo capire ancora come funziona la vita. E abbiamo ancora tempo per capire come siamo fatti davvero e come sono fatti gli altri. E dobbiamo usarlo, sfruttarlo al meglio. Dobbiamo essere noi stessi e capire il nostro rapporto con il mondo. Certo, non sarà semplice, d’altronde la vita è questa: niente è facile e nulla è impossibile.
Prima di concludere vorrei lasciarvi una citazione molto bella di George Bernard Shaw: “Certi uomini vedono le cose come sono e dicono: perché? Io sogno cose mai esistite e dico: perché no?”
Puntate sempre in alto, e ricordatevi che viviamo tutti sotto lo stesso cielo ma non tutti abbiamo il medesimo orizzonte.

-Canarino Stravagante
-(Carmela Scida)

REPARTO Phoenix – Un campo da Ghostbusters!

18Ciao a tutti, sono felice di riprendere a scrivere su questo meraviglioso giornalino.
Qua ci sono sempre un sacco di notizie interessanti e mi fa sempre piacere leggerle. Spero valga la stessa cosa per voi, visto che ora vi racconterò la storia di un reclutamento di ghostbusters.
Quell’afosa giornata estiva siamo partiti verso il luogo dove ci saremmo poi accampati, un isolato bosco con un prato che lasciava spazio alle nostre tende nella sperduta città di San Domenico di Varzo. Abbiamo dovuto trovare un posto adatto per montare la nostra futura dimora per quei giorni ed, essendo che il luogo era in pendenza, abbiamo deciso di sfruttare le nostre capacità costruttive per preparare una struttura di legno capace di sostenere il peso di quattro o più persone, una cosiddetta sopraelevata. Alla fine, tra alti e bassi, siamo riusciti nel nostro intento e la giornata è proseguita tranquillamente, fino a quando… UN FANTASMA?! ODDIO! E dietro di lui abbiamo visto un signore che lo inseguiva. Ma, non riuscendoci ha chiesto aiuto a noi. Se aveva fatto bene non lo abbiamo capito da subito, ma nel corso dei giorni ci siamo allenati, divertiti ed abbiamo imparato a conoscere i fantasmi per poi acchiapparli! E, ovviamente, dovevano essere reclutati nuovi ghostbusters quindi quale modo migliore del meraviglioso e talentuoso MISTER CAMPO? Perché, come si suol dire, una sfida al giorno toglie i fantasmi di torno. Quindi abbiamo passato oltre una settimana molto attiva perché, fra prove e giochi, ci siamo stancati abbastanza. Ma non sono mancate nemmeno le sieste, che ci sono state però date dai terribili temporali che spesso incombevano su di noi. Ma questi non erano affatto momenti morti, perché ci siamo rallegrati cantando, spesso a squarciagola, e mostrando al temporale che nulla può ostacolare il nostro sorriso. Tra canzoni e risate, alla fine la tempesta è quasi sempre passata via velocemente. In fin dei conti la gioia ha vinto sulla pioggia e dopo nove giorni di campo ci siamo ritrovati in sede per tornare a casa stanchi ma felici di aver vissuto una nuova avventura. Perché la vita, scout o meno, è così: cadere sette volte, e alzarsi otto. Non arrendetevi al primo errore, ma tentate mille volte di fare ciò che non riuscite per imparare da essi e migliorare. E ora, prima di andarmene, voglio parlarvi velocemente della nostra vita, per ricordarvi che non va sprecata nè rovinata perché, in fondo, è una cosa molto rara: la maggior parte della gente, infatti, esiste e basta, non dà importanza al mondo che c’è intorno e, purtroppo, ai giorni d’oggi questo succede a causa dei telefoni, dei tablet e dei vari aggeggi elettronici. Ammetto che anche a me piace giocare e navigare su internet ma spesso stando troppo davanti a uno schermo perdi la cognizione del tempo e questo ha le sue conseguenze. Quindi cercate di limitarvi, piuttosto prendete un pallone ed uscite fuori, andate al parco o comunque andate a giocare un po’ per davvero!
Un’ultima cosa prima di finire: vorrei dedicare due parole anche a Sonia e a Baraldi, un quarto anno ed una capa entrambi davvero speciali. Vorrei ringraziarvi di tutto, perché da quando sono entrata in reparto voi mi avete sempre ascoltata e aiutata nel bisogno. Mi avete sempre fatto sorridere e mi avete insegnato un miliardo di cose e, tra alti e bassi, abbiamo vissuto un miliardo di avventure che non dimenticherò mai. E voglio ricordarvi che non è la distanza a separare le persone, ma il silenzio, quindi spero che non perderemo mai il rapporto, ci tengo davvero a voi!
Adesso vi saluto, buona strada!
Canarino Stravagante
(Carmela Scida)

Reparto Phoenix – Vita di uno scout

15Ciao a tutti, come va?
Oggi abbiamo in serbo per voi un articolo speciale, diverso dal solito e molto molto bello.
Ci abbiamo pensato verso la fine dell’anno scorso e ci abbiamo lavorato questa estate, impegnandoci.
Esatto, ho parlato al plurale. Infatti questa volta leggerete…

UN’INTERVISTA SCOUT!

È stata scelta una persona per sq e, allo stesso tempo, una persona per anno in modo da sapere i pensieri che balenano nella testa dei vari repartisti Phoenix.
(Da ricordare che tutti i dati sono riferiti all’anno scorso, eccetto l’età; inoltre le risposte saranno in un esatto ordine, ossia quello in cui li presenteremo: -)
I privilegiati sono: Alessia Zanella primo anno della sq Volpi; Francesco Cacciagrano secondo anno della sq Giaguari; Carmela Scida terzo anno della sq Tigri e Alessandro Baraldi, quarto anno della sq Cavalli.
Ma ora bando alle ciance e iniziamo!

1) Come ti chiami? E quanti anni hai?

- Mi chiamo Alessia ed ho 13 anni.
- Mi chiamo Francesco ed ho 14 anni.
- Mi chiamo Carmela ed ho 15 anni.
- Mi chiamo Alessandro ed ho 16 anni.

2) Quali hobby e passioni hai? Pratichi qualche sport?

- Suono la chitarra, il basso ed il pianoforte e pratico motocross e box.
- Mi piace guardare film e serie tv, non pratico nessuno sport.
- Suono chitarra, sassofono e piano. Pratico tchoukball, una specie di pallamano e adoro leggere e scrivere.
- Suono la chitarra ed ho una forte passione aeronautica.

3) Che cosa ti ha spinto ad iniziare il tuo percorso scout?

- Ho iniziato questo percorso grazie ad una mia amica.
- Sono venuto perché mi ha convinto il mio vicino di casa.
- Sono venuta a provare grazie a una mia amica.
- Ho provato a venire in un giorno di prova e mi è piaciuto.

4) Qual è il tuo ruolo all’interno del reparto?

- Sono una squadrigliera.
- Sono vice.
- Sono diventata capo sq nel corso dell’anno.
- Sono capo sq.

5) Cosa ti piace e non del reparto?

- Mi piace il rapporto che ho instaurato con gli altri, mentre non mi piace quando, a volte, sembra che alcune persone guardino altre con una specie di superiorità.
- Mi piacciono le attività che facciamo e, sinceramente, non vedo nulla di negativo.
- Del mio reparto mi piace il fatto che siamo una grande e bellissima famiglia, che riusciamo sempre a superare le litigate ed i bisticci e che siamo uniti come fossimo veri fratelli. Di negativo invece non vedo tantissimo, solo a volte scarsa autostima di qualcuno.
- Di bello c’è lo spirito d’iniziativa ed il coinvolgimento. La parte un po’ più negativa è che a volte le persone non sono come vorrei.

6) Cosa ti rimarrà del reparto una volta passato?

- Di sicuro le amicizie.
- La positività.
- I sorrisi delle varie persone ed i ricordi delle innumerevoli avventure passate insieme.
- La preparazione a livello tecnico e molta molta felicità che mi è stata trasmessa.

7) C’è un consiglio che vuoi dare a ogni scout del Busto 3?

- Divertitevi sempre, siate bravi scout e sorridete!
- Godetevi anche le più piccole cose.
- Non sottovalutare mai nè te stesso, nè gli altri. Sii felice e segui sempre il tuo cuore!
- Trova sempre il lato positivo in ogni piccola cosa; e ricorda sempre:
ESTOTE PARATI!

E ora che l’intervista è finita vi auguriamo di continuare serenamente il vostro percorso.
Buona strada!

Alessia Zanella
Francesco Cacciagrano
- Geco Sorprendente
Carmela Scida
- Canarino Stravagante
Alessandro Baraldi – Turaco Tenace

“Insieme si fa…”

Buongiorno a tutti, da tempo non avevo il piacere di scrivere un articolo!
Mi è mancato stare davanti a una pagina Word che è in attesa di essere riempita di parole significanti che possano rimanervi nel cuore: oggi voglio, infatti, catturare la vostra attenzione attraverso poche parole, ma buone.
Inizio con il principio che secondo me il mondo non è completo. Cioè mancano molte cose per formare un “vera” umanità: un unico popolo formato da tantissime persone di colore, lingua, religione e cultura ognuna diversa dall’altra.
Ho anche io un sogno, come Martin Luther King, il principale simbolo di umanità, pace e libertà della storia.
Spero che un giorno tutte le persone, nonostante il loro colore, possano convivere tranquille e felici in un mondo migliore. “Questo è il momento di elevare la nostra Nazione dalle sabbie mobili dell’ingiustizia razziale alla solida roccia della fratellanza.”
Queste parole sono quelle che penso rendano meglio l’idea della sua speranza di vedere, un giorno, un mondo diverso, un mondo nuovo e più uguale; sono state pronunciate nel suo famosissimo discorso “I have a dream” il 28 agosto 1963, di cui questo anno si celebra il 55° anniversario.
Possiamo riuscire a trasformare le stridenti discordie della disuguaglianza in una bellissima sinfonia di fratellanza, impegnandoci e non arrendendoci mai.
E, come ha detto lui, “Io ho ancora dei sogni, perché so che nella vita non bisogna mai cedere. Se perdete la speranza, in un modo o nell’altro, perderete quella vitalità che rende degna la vita; perderete quel coraggio di essere voi stessi, quella qualità che vi fa continuare nonostante tutto. Ecco perché io ho ancora un sogno.
Voglio dedicare questo articolo a tutte le persone del mondo e a tutti noi scout che ogni giorno ci impegniamo, che insieme costruiamo un mondo migliore e liberiamo il futuro col coraggio nel cuore. Infatti sentiamo che l’amore non è mai abbastanza, a tutti vogliam gridare che c’è ancora speranza e a chiunque incontriamo vogliam far capire che il nostro stile è sempre “pronti a servire”!
Infine voglio ricordarvi che se guardo intorno a me c’è da fare e c’è chi tempo non ne ha più; che l’ha detto anche B.P., «Lascia il mondo un po’ migliore di così». Noi respiriamo verde avventura e insieme si fa… un arcobaleno di anime… e non dimenticate mai che c’è un’unica bandiera, in tutto il mondo c’è una sola umanità.
E, mi raccomando, cercate di lasciare questo mondo migliore di quanto non l’avete trovato!
Al prossimo TuttoScout.
Con affetto…

Canarino Stravagante
(Carmela Scida)

Il saper distinguere

Il saper distinguere è importante per conoscere e comprendere il mondo che ci circonda ed è un aspetto fondamentale per crescere e diventare grandi.
Infatti, ritengo molto importante questo concetto del saper distingure soprattutto quando parlo con le persone, riuscire a capirle e comprendere le loro intenzioni e atteggiamenti.
A volte una persona è burbera e scontrosa solo perché timida o timorosa di ciò che la circonda, come me, anche se spesso non lo faccio notare.
Saper distinguere significa non cedere alle facili promesse, una vita facile e di successo deve essere costruita da impegno e molta volontà per poi poterne raccogliere i frutti.
Alla base di tutto c’è sempre la conoscenza, un insegnante severo e che certamente non ci piace è un insegnante che non solo ci trasmette la sua conoscenza ma ci prepara ad affrontare le difficoltà della vita.
Saper distinguere non è mai facile e comporta spesso di commettere errori, l’esperienza ci aiuterà a semplificare questo “processo” con il tempo e l’età le persone si capiscono al volo, a volte basta un’occhiata o farci una chiacchierata per capire che tipo sono.
Per me saper distinguere è sempre stato un problema ma di recente ho fatto alcune scelte che si sono rivelate, stranamente, giuste.
Francesco Cacciagrano