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Tendiamo le nostre mani

BRANCO ALBERO DEL DHAK

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C’erano una volta Rosa e Tempesta.
Tempesta, ovunque andava faceva dispetti, portava caos e faceva litigare le persone.
Rosa, invece, in qualunque luogo scatenava la sua ira funesta contro tutte le persone che non facevano quello che voleva lei.
Tempesta e Rosa erano compagne di banco. Entrambe desideravano un’amica. Non andavano d’accordo, anzi, ogni occasione era buona per litigare…

Un giorno Tempesta insultò Rosa. Rosa non la prese bene, si infuriò con tutta la rabbia che aveva dentro e disse che non avrebbe voluto vederla mai più in vita sua! Allora Rosa voltò le spalle e se ne andò arrabbiata. Da quel giorno qualcosa cambiò, Rosa non solo non urlava più ma aveva anche smesso di parlare. Era offesa e chiusa in sé stessa.
Tempesta cominciò a riflettere sull’accaduto. Pregava in cuor suo, senza essere vista da nessuno, che il litigio potesse risolversi anche se non sapeva come fare.
Cominciarono a riflettere sul perché avevano litigato, ognuna per conto suo.
Il mattino seguente Tempesta aveva in serbo una parola magica, trovò il coraggio di chiedere scusa a Rosa. Rosa si rende conto solo in quel momento che aprire il proprio cuore rende felici perché permette di conoscersi, capirsi e di darsi una mano.

Pietro ed Anita Spoletini

La dinastia dei virus

BRANCO ALBERO DEL DHAK

C’era una volta il coronavirus: antipatico a tutti e che per non farsi vedere, grazie a una strega, diventò invisibile.
Un giorno il coronavirus volle fare un dispetto agli umani e agli animali e infettò prima di tutto un pipistrello che andò in diverse città. In tre mesi il coronavirus infettò praticamente tutto il mondo.
Gli scienziati un giorno, dopo cinque mesi, trovarono il vaccino contro il coronavirus e, quando tutti gli umani presero il vaccino, il coronavirus fu per sempre distrutto.
La cosa brutta che fece il coronavirus prima di morire fu quella di avere un figlio: il virus senza nome (non gli aveva ancora dato il nome prima di morire). Questo virus, per vendicare il padre distrutto, fu più forte di lui e in due mesi infettò nuovamente tutto il mondo.
Gli scienziati erano sfiniti: era stato già difficile trovare il vaccino del coronavirus e adesso dovevano trovarne un altro per il virus senza nome che era anche più forte di suo papà?!

Gli scienziati furono obbligati a trovare il vaccino per il bene dell’umanità e, dopo un anno faticoso, anche il virus senza nome fu distrutto.
La cosa brutta che aveva fatto il virus senza nome, prima di morire, era quella di aver fatto due gemelli-virus: Virusà e Virusè (una femmina e un maschio).
Questa volta però gli scienziati obbligarono le altre persone ad aiutarli nella ricerca del vaccino perché loro da soli non ce l’avrebbero mai fatta.
Grazie all’aiuto delle persone di tutto il mondo trovarono il vaccino in un mese, e distrussero tutti e due i virus. Questa volta, i virus non avevano fatto figli perché erano troppo piccoli per farlo, e vissero per sempre tutti felici e contenti.

Alessandro Gravina
(2° Classificato al concorso letterario CREATIVA-MENTE 2020 – 1 ottobre 2020)

Finalmente attività in presenza!

BRANCO LUPI DELLA BRUGHIERA

05Ciao a tutti, io sono Giovanni Genoni del Branco dei Lupi Della Brughiera.
Dopo tutto questo tempo chiusi in casa a fare attività tramite Zoom, a causa del COVID, a gennaio siamo riusciti a fare attività in presenza. È come se il mio compleanno avesse portato fortuna, dato che io compio gli anni in questo mese.

Il 10 gennaio ci siamo ritrovati alla chiesa di Santa Croce a Busto Arsizio, e lì abbiamo iniziato la nostra attività partecipando alla S. Messa.
Poi ci siamo spostati al Parco Alto Milanese. Lì abbiamo svolto il resto dell’attività.
Mentre stavamo facendo la siesta dopo mangiato, è entrato un fuori programma: stavamo giocando a “mago ghiaccio” quando un cane sguinzagliato è entrato nel nostro “campo” ed ha cominciato a girare intorno a noi.
Poi abbiamo giocato a “castellone”, seguendo le regole del D.P.C.M.: per “bloccare” gli altri si dovevano segnare gli avversari con un pennarello. Alla fine eravamo tutti colorati sulle gambe.
Dopo ci siamo spostati in un boschetto. Abbiamo costruito una capanna per sestiglia con quello che la natura ci offriva; la nostra capanna era un po’ bassa, ma ci si stava bene all’interno.
Infine siamo ritornati a Santa Croce, dove lì abbiamo concluso la nostra bellissima attività.

Giovanni Genoni

 

La mia promessa

BRANCO LUPI DELLA BRUGHIERA

La prima volta che sono stata con quello che oggi è diventato il mio branco ero davvero emozionata: era tutto così nuovo! Dopo poco, mi sono sentita più a mio agio ed è cominciato il mio percorso. Quando mi è stato consegnato il primo fazzolettone mi sono sentita accolta e sono stata davvero felice.
Il giorno in cui i nostri capi ci hanno detto che potevamo chiedere di fare la promessa, ho deciso di impararla quanto prima e quando ho chiesto di poterla recitare di fronte al branco, ho capito che ero pronta a fare ciò che era necessario per diventare un lupetto a tutti gli effetti.
Dopo qualche mese di attesa, dovuto anche al Corona Virus, quel giorno è arrivato. Ora mi sento una vera lupetta, ansiosa di continuare il proprio percorso negli Scout.

Noemi Rebecca Manca

Branco Lupi della Brughiera – La gita al Sacro Monte

25 Marzo 2018
Tutto è iniziato quando, alcune settimane prima della gita al Sacro Monte, alcuni capi cominciavano già a menzionare queste parole… Sacro Monte… Con noi e come noi, altri gruppi scout sono venuti a far visita al Sacro Monte di Orta.
Al mattino, davanti alla nostra sede, ci aspettavano sei autobus; noi e gli altri siamo saliti e con molte aspettative ci siamo diretti alla nostra méta.
Subito scesi dall’autobus ci siamo sgranchiti le gambe facendo una camminata che portava ad un paesino formato solo da chiesette, cappelle e case ormai diroccate: eravamo arrivati!
La nostra avventura è stata bellissima perché abbiamo “telefonato” a San Francesco e Santa Chiara. Con loro abbiamo parlato della “paura” (come ostacolo che non ci fa oltrepassare un muro) e poi abbiamo parlato delle “nostre paure” (ragni, perdere i genitori, …). Alla fine le abbiamo rinchiuse da qualche parte e con coraggio le affronteremo nelle prossime attività.
Prima di fare la Santa Messa degli Ulivi, i miei amici ed io ci siamo “pappati” un panino colmo di tante cose buone.
La messa è stata lunga, ma ricca di curiose parole tipo “festaioli” e “pesci lessi”. I canti sono stati favolosi, per non parlare del nostro Baloo! Tutti scuotevano i ramoscelli di ulivo e sembrava davvero di accogliere Gesù che avanzava sulla sua umile cavalcatura: un ciuchino.
L’unica cosa che mi è mancata è il non aver potuto giocare con gli altri gruppi scout presenti, ma per il resto è stato tutto FA-VO-LO-SO! Ringrazio con tutto il cuore i miei vecchi lupi e tutti coloro che ci hanno permesso di vivere questa giornata, anche con la partecipazione dei nostri genitori.
Sara Tognoli

Un incontro speciale

Da Papa FrancescoSabato 25 marzo di buon’ora siamo andati a Monza per incontrare Papa Francesco.
Abbiamo viaggiato in treno e c’era un sacco di gente, ma il peggio dovevo ancora vederlo: nelle vie di Monza e nel parco c’era un fiume di persone. Penso di non averne mai viste così tante tutte insieme. I nostri capi sono stati bravissimi a tenerci sotto controllo… e un po’ lo siamo stati anche noi ad ascoltarli.
L’attesa per il papa è stata lunga e noi abbiamo pranzato e giocato.
Il parco era diviso in tanti rettangoli e il nostro era il 28.
Quando è finalmente arrivato a Monza, il papa con la papa mobile ha percorso le stradine tra i rettangoli, così ho potuto vederlo da vicino. Avevo già incontrato il papa a Roma, quando ha ricevuto noi scout in piazza San Pietro, ma questa volta non era solo un puntino lontano.
Se proprio devo essere sincera, la Messa è stata un po’ lunga e noiosa, ma ascoltare le parole della predica è stato emozionante.
La vera avventura è stata andarcene dal parco: siamo usciti tutti nello stesso momento e tutti o quasi siamo andati alla stazione. Lì in fila noi lupetti eravamo schiacciati come… lupi in scatola, ma anche in questa occasione non ci siamo scoraggiati, e quando abbiamo incontrato un reparto di Scout di un’altra città abbiamo cantato con loro “Un bravo lupo io voglio diventar…”
Voglio concludere l’articolo ringraziando i miei super capi per averci fatto vivere questa avventura fantastica.

Domenica delle palme con San Francesco

ttscout160 (15)Quest’anno nel giorno della domenica delle palme siamo andati al Sacro Monte d’Orta.
Noi Lupi della Brughiera abbiamo incontrato san Francesco, che è anche il patrono di noi lupetti.
Il santo ci ha detto che lui voleva la pace nel mondo ed è per questo che è andato proprio dove c’era la guerra, per farla cessare. Noi lupetti siamo stati nominati ambasciatori della pace e come segno del nostro incarico ci ha dato un Tao, benedetto da don Matteo il sabato prima insieme agli ulivi.
San Francesco ha intrapreso un lungo viaggio verso una terra lontana in cui il capo era Saladino. Quando finalmente è arrivato in questa terra, san Francesco è entrato in un tempio per poter incontrare questo Saladino di cui parlavano tutti. Per poter entrare in questo luogo sacro, però, si è dovuto togliere i sandali e scoprire la testa. A questo punto si è seduto e Saldino gli ha dato dell’acqua per lavarsi le mani e poi anche uva, datteri, albicocche e prugne secche e pane azzimo. Anche noi lupetti abbiamo bevuto la stessa acqua e mangiato lo stesso cibo.
Saladino ha fatto sedere san Francesco accanto a lui perché ha capito le sue intenzioni e vuole aiutarlo.
Noi lupetti possiamo fare come san Francesco quando non ci picchiamo e non offendiamo anche se siamo arrabbiati o furiosi. Per migliorare noi stessi dobbiamo cercare di non litigare e giocare con tutti senza fare preferenze. Forse sembra poco di fronte a problemi più grossi come la guerra, ma se facciamo noi per primi un piccolo gesto che, magari, sarà seguito da altri e tutti insieme faranno un grande differenza.
Non è facile ma con l’aiuto e l’esempio di san Francesco possiamo fare… del nostro meglio!

Un campetto stregato

13Quest’estate ho partecipato ad un Campetto piccole orme: è un campo che si fa sempre in estate in una data vicina a quella delle V. d. B.
Vengono proposte alcune opzioni ed io ho scelto “Giro Ticino” perché mi sembrava quella più adatta a me, svolgendosi in bicicletta a contatto con la natura. Si chiama “Giro Ticino” perché si segue in bicicletta un tratto del corso del Ticino: 14 Km per l’andata e 14 Km per il ritorno. Il campetto è durato tre giorni ed aveva come punto di partenza la città di Vigevano. Il primo giorno ci siamo presentati al punto di ritrovo nell’oratorio di una chiesetta. L’oratorio è stato usato come campo scout.
Dal momento dell’arrivo sono iniziate le occasioni per conoscerci meglio tra fratellini e sorelline (che arrivavano da città molto lontane tra loro, anche da Genova) e con i capi. Per conoscerci meglio abbiamo fatto un gioco che si chiama Ruba scout e un altro gioco in cui ci si divideva in due gruppi su due file, come a ruba bandiera, con la differenza che in questo gioco bisognava spingere l’avversario dalla parte opposta alla sua. Per conoscersi meglio, anziché dire il numero, bisognava dire il nome dei due bambini chiamati.
Al mattino appena svegliati bisognava fare un po’ di riscaldamento. Poi si faceva colazione con latte e biscotti (c’erano le gocciole che a me piacevano tanto). La giornata principale è stata la seconda e si è svolta in questo modo: dopo il risveglio, riscaldamento muscolare e la colazione abbiamo incontrato un istruttore, ciclista professionista, che ci ha spiegato le principali regole da seguire. Dopo aver memorizzato quasi tutte le regole, siamo partiti. Bisognava portare un panino e dell’acqua, il casco, Il k-wey sarebbe dovuto essere nello zaino… ma il mio era rimasto dentro al sacco a pelo perché durante la notte lo avevo usato come “antiproiettile” per proteggermi dai tafani. Durante il tragitto ci siamo fermati alla scoperta del “Ramo delle streghe”. Si tratta di un ramo che si distacca dal fiume Ticino che si trovava a metà del nostro percorso. Si chiama così perché una leggenda racconta che delle streghe buone ad un certo punto entrarono in conflitto tra loro e si fecero una specie di guerra, ancora oggi ricordata in quei luoghi come “Guerra delle streghe”. Quando sono morte tutte i loro resti rimasero nel fiume. Ancora oggi in quel tratto di Ticino si trovano delle alghe che si chiamano “capelli di strega” e causano tanti problemi alle barche che navigano lì.
Proseguendo il viaggio in bici, io ero tra gli ultimi insieme a due capi che erano arrivati un po’ tardi e visto che ad un certo punto ha iniziato a piovere, insieme a loro, ho preso una scorciatoia per tornare in tana. Siamo arrivati un quarto d’ora prima degli altri e così abbiamo pranzato prima di tutti quelli che erano sul tragitto più lungo. Quando eravamo tutti in tana ci è stato chiesto se ci era piaciuto il percorso. Io ho detto che era stato molto bello, soprattutto la sosta al “Ramo delle streghe”, ad eccezione della pioggia.
Il terzo giorno, dopo la colazione, abbiamo fatto dei giochi vicino all’oratorio sino a quando i genitori sono venuti a prenderci.
È molto bello perché ho potuto fare nuove esperienze e nuove conoscenze.

 
Pietro Benedetto Giacalone

Anche Vittoria ed io abbiamo lasciato le nostre tracce sul sentiero

11Il 26 settembre sono partita assieme a Vittoria per un campetto di 3 giorni a Viggiù, con diversi CDA di altri Gruppi Scout della Lombardia.
Quando siamo arrivate alla fermata del bus a Varese abbiamo visto fazzolettoni di tantissimi colori: era stranissimo vedere fazzolettoni tutti diversi, ma allo stesso modo era anche bellissimo. Quando il bus ci ha portato a Viggiù mi sono accorta che c’era tantissimo verde a differenza della nostra città. Appena arrivati a destinazione, dopo una camminata a piedi con lo zainone sulle spalle, abbiamo fatto un giro di nomi per presentarci. Subito dopo aver sistemato gli zaini ci è stato detto dove potevamo giocare: un bellissimo bosco che circondava la casa scout che ci ospitava. Dopo un po’ di siesta abbiamo fatto un gioco: il primo tenendo un capo di filo lanciava un gomitolo ad un altro CDA che raccontava i suoi gusti e i suoi hobbies. Poi abbiamo pranzato con le cose che ognuno aveva portato da casa per tutti: stuzzichini salati portati dai maschi e splendide torte e muffin portate dalle femmine. Dopo un po’ di siesta ecco la chiamata e ci viene spiegato che in quel bosco vivevano dei geni (plurale di genio) che si sono presentati giocando al gatto e al topo.

Il secondo giorno i capi ci hanno svegliato e abbiamo fatto colazione e ci siamo vestiti. Poi abbiamo fatto un grande cerchio e dei personaggi hanno fatto una scenetta che parlava delle materie scolastiche. Abbiamo fatto un gioco e discusso su cosa cambieremmo noi della scuola e quali materie avremmo scelto tra ginnastica, lingue, storia, arte e musica. Dopo pranzo siamo andati in paese a conoscere le suore, gli anziani e i partigiani del posto.

Il terzo giorno abbiamo fatto colazione con fatica perché sapevamo che dovevamo lasciarci. Anche la preparazione dello zaino è andata per le lunghe. Il resto della mattina abbiamo giocato e dopo pranzo siamo andati a Messa, ma non in chiesa… immersi nella natura.

Questa esperienza mi ha fatto capire che per vivere bene bisogna essere amici di tutti e stare in armonia con la natura.

 
Giulia Baraldi
CDA Lupi della Brughiera

Domenica speciale al Sacro Monte

Questa domenica mattina siamo stati con tutto il gruppo al Sacro Monte di Varese. prima di arrivare abbiamo avuto un buffo disguido: il nostro pullman aveva sbagliato strada!
Ma per fortuna l’autista ha risolto subito tutto.
All’arrivo abbiamo fatto la salita alle cappelle: in una ci siamo fermati a giocare a “guardie e ladri”, ma alla fine siamo stati liberati tutti. Terminata la giornata, abbiamo fatto una grande messa tutti assieme. È stata una giornata molto divertente e io mi sono divertito tanto con i miei amici del Branco.
Zac