Il bambino è religioso per “natura”. La scoperta del Creato, il contatto diretto con la terra, l’acqua, la religiosità che traspira dalle sue sensazioni, dalla sua ammirazione, dallo stupore di fronte allo sbocciare di un fiore, al volo di una farfalla, sono i suoi primi approcci con l’esistenza di Dio.
Vivendo con gli adulti vive e partecipa alla loro ritualità e come in un processo osmotico comincia ad assimilare una sua religiosità che è più spontanea e serena quanto più chiari e positivi sono i messaggi a lui indirizzati. La catechesi quindi, deve entrare nella sua vita in modo naturale e semplice, la parola di Dio, di Gesù deve essergli tradotta con i mezzi adatti, anche con il gioco. La religiosità deve essere vissuta con gioia, mai non con noia.

Aldo Bertinetti, sacerdote torinese nato nel 1942, ricercatore psico-pedagogista, si dedica da sempre al mondo dei fanciulli e dei giovani, sia nella scuola che nei gruppi, soprattutto scout.
In particolare ha condotto studi, ricerche e pubblicazioni sull’arco di età che va dai 5 ai 7 anni, e per tale bambini ha dato inizio ad una sperimentazione del metodo scout riadattato ad una età così giovane.

Miriam ed Emmanuel sono due fratellini, compagni di giochi di Gesù fanciullo.
I bambini restano affascinati nel sentir parlare di un Gesù “proprio della loro età”. Di solito sono abituati a pensarlo neonato o già adulto.

Questo libro è nato “sul campo”da una sperimentazione che consisteva nel tentativo di dare forma ad un’attività educativa di gruppo, nello stile scout, per bambini dai 5 ai 7 anni. Dovendo trovare una formula interessante ed efficace per fare catechesi a bimbi così piccoli s’incominciò ad inventare le varie storie parlando direttamente con loro e facendo attenzione ai vari tipi di feed-back. Tali storie ebbero un successo veramente inaspettato.

Veniva via via emergendo che le storie potevano essere usate con piena efficacia anche per età superiori: senz’altro per tutto l’arco delle elementari, ma persino per i pre-adolescenti (con gli ovvi e opportuni “arrangiamenti” nel linguaggio e nella descrizione “psicologica” dei personaggi). Inoltre, pur rimanendo essenziale al “passare del messaggio”, che le storie fossero innanzitutto raccontate a voce, si ritenne che i bimbi potessero rileggersele o farsele rileggere infinite volte, come sono soliti fare con le fiabe che li affascinano.
Insomma, per tutti questi motivi si pensò alla stampa del libro.

 

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