Archivio mensile:marzo 2018

Ospiti a cena

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Ciao, sono Vera e vi voglio parlare di una attività che ho vissuto con il Branco Albero del Dhak il 27 gennaio. Appena arrivati in sede, abbiamo svolto dei giochi a tappe con cui abbiamo imparato a riconoscere e capire come utilizzare i cibi e anche a scegliere quelli che fanno bene alla salute. Poi i capi ci hanno rivelato alcuni ingredienti per cucinare, perché quella sera avremmo avuto… ospiti!
Allora siamo andati a piedi al supermercato a fare la spesa perché c’era tutta la cena da preparare, abbiamo comprato alcuni alimenti stando attenti ai prezzi e ai pesi e siamo tornati in sede, dove ci attendevano già gli ospiti: erano quattro signori di origine africana, con una signora italiana di nome Maria Teresa che li accompagnava. Ci siamo messi in cerchio e abbiamo chiesto i loro nomi, da dove venivano e da quanti anni erano in Italia.
Del loro racconto mi ha colpito quando hanno detto che attendevano i loro documenti per poter viaggiare liberamente… mi ha colpito perché… noi possiamo viaggiare come e quando vogliamo e loro invece, purtroppo, non possono.05
Dopo questo racconto, siamo andati nel salone e, dopo esserci lavati le mani, abbiamo iniziato a cucinare.
Terminato di cucinare, io e alcuni dei miei compagni siamo andati a scrivere dei biglietti sui quali c’era scritto “Grazie per essere venuti”. Finito il lavoro dei biglietti, siamo tornati nel salone dove abbiamo apparecchiato la tavola e, dopo aver recitato la nostra preghiera, l’hanno recitata anche i nostri amici, in africano.
Finalmente i capi ci hanno servito l’antipasto: bastoncini con mozzarella, pomodori, olive e würstel, poi la pasta al sugo, il pollo al limone e infine le polpette alla ricotta e cacao.
Siamo andati, quindi, a prendere i biglietti e li abbiamo donati agli ospiti per dimostrare loro la nostra gratitudine. A fine serata, sono tornati a casa loro e poi sono arrivati i nostri genitori e noi siamo tornati a casa. A me è piaciuta moltissimo questa attività… spero che sia piaciuta persino a voi anche se non l’avete vissuta realmente ma so che, anche solo attraverso un racconto, potete immaginarla e fingere di viverla.

-Vera Quintana

 

Quando l’amore ti chiama, seguilo

“Io non conosco verità assolute, sono umile di fronte alla mia ignoranza: in ciò è il mio onore e la mia ricompensa”

Quando l’amore ti chiama, seguilo
anche attraverso le sue tante vie faticose e ripide.
E quando le sue ali ti avvolgono, abbandonati:
non importa se la spada nascosta tra le sue piume può ferirti.

Credi in lui
sebbene la sua voce possa frantumare i sogni
e strappare fiori nel giardino della tua anima.

Quando l’amore ti chiama, seguilo.
Lui sa accarezzare i momenti più teneri
anche quando tremano al sole.

Seguilo,
ti accoglierà come il prato che fa crescere l’erba,
come il cielo che fa bionde le spighe,
come la macina che fa candido il grano.

Quando l’amore ti chiama, seguilo.
Conoscerai tutti i segreti del tuo cuore
così come sarai padrone di ogni frammento della vita.

Non aver mai paura dell’amore:
entra nel suo mondo,
vivi le stagioni del sorriso
come pure quelle del pianto
scoprirai che non sono amare le sue lacrime.

Quando l’amore ti chiama, seguilo
e lasciati guidare.
Kahlil Gibran
6/1/1883, Bsharre, Libano, 10/4/1931, New York, Stati Uniti

L’impatto che lo scoutismo lascia nel contesto in cui opera

L’incontro con lo scoutismo crediamo che non possa mai lasciare indifferenti.
È un messaggio rivoluzionario, nella sua semplicità.
Il primo aspetto che impressiona è il rispetto delle regole.
Può sembrare banale, ma nella società a cui apparteniamo, chi impara a rispettare le regole o torna a farlo compie una rottura con lo stile che purtroppo ormai ci caratterizza. Questo rende lo scoutismo una scelta non facile, una strada in salita che richiede forza d’animo e onestà.
Essere educati al rispetto può fare la differenza e forse rappresenta la soluzione per sperare in una società migliore.
Entrando nel merito delle regole peculiari allo scoutismo, il secondo aspetto che colpisce è la sobrietà.
L’influenza del mondo esterno che fa credere che tutto serve e tutto va consumato si ridimensiona, perde forza.
Cosa rende più liberi della sensazione di non avere zavorre, di avere solo l’essenziale con sé?
Cosa rende più forti nelle difficoltà quando capiamo di avere solo ciò che serve con noi?
Infine il terzo aspetto che fa pensare è il coraggio.
Serve coraggio per poter fare delle scelte libere, per essere coerenti con le proprie idee e per andare contro corrente.
L’impatto che lo scoutismo lascia nel contesto in cui opera è clamoroso, in particolare se si pensa che il messaggio passa prevalentemente con il gioco.
Una mamma e un papà di una castorina e di una lupetta

Un bravo capo per il Prossimo

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Ricordo i momenti belli che ho vissuto in noviziato con molte persone, attività di reparto con uscite, pernotti e autofinanziamenti. Ora mi sento qualcosa quando penso a queste cose belle, perché se mi ricordo quei momenti mi viene da piangere di commozione. Ne ho fatta di strada. Sono andata avanti per essere un bravo capo per il Prossimo.

Grazie al Clan Kipsele
Ciao carissimo Clan Kipsele, mi sento di raccontare la mia esperienza che ho vissuto con voi. Sei tu che devi vivere la tua vita, nessun altro può farlo per te… E nel viaggio della vita devi spingere la canoa con la pagaia, non remare come in una barca: guida da te la tua canoa e non contare sull’aiuto degli altri.
Io ho vissuto tanti anni in clan con voi, i miei cinque anni nel Clan Nadir e poi Kipsele, facendo molte cose importanti.
È arrivato il momento in cui ho preso la partenza, in cui sono andata avanti per la mia strada e sono diventata un grande capo per il Prossimo.
Ho scelto di andare avanti per il mio futuro negli scout e mantengo la scelta opportuna della mia progressione personale.

I miei 4 anni nei Tiko
È arrivato il momento: i miei quattro anni in cui ho fatto servizio nei mitici Tiko. Ricordando i momenti vissuti con loro mi ricordo quel giorno in cui ho conosciuto il branco e mi hanno dato la spilla di Cikai e da lì ho iniziato il mio nuovo servizio.
Ho un bellissimo ricordo con le persone più care, le mie amiche: con Bagheera e con Mamma Rasha abbiamo cantato insieme una bellissima canzone di cui non posso dire il titolo.
Ringrazio di cuore i miei due amici Luciano e Bigio che mi vogliono bene e sono i miei due migliori amici.
Granchio Coccoloso, Chiara P.

Lo scautismo e l’impatto sul contesto in cui agisce

Spesso si vedono gli scout girare per le città, prendere il treno, spostarsi a piedi e in bicicletta, al mare come in montagna, d’estate e d’inverno, ma non tutti sanno bene chi siamo e che facciamo. Possiamo intuire che a volte indossare una divisa non sia il massimo per un ragazzo, potrebbe apparire una barriera per cui vorrei cominciare da qui per descrivere l’impatto dello scautismo sul mondo che ci circonda.
Secondo me l’uniforme esprime delle personalià, indossandola e pronunciando la Promessa si entra a far parte della grande famiglia degli scout, impegnandosi di fronte a Dio ed al mondo nel rispetto della natura, nel piacere di aiutare il prossimo, essere sempre laboriosi senza arrendersi mai, felici anche nelle difficoltà. Sopratuttto noi scout siamo animati dall’amore per Dio, l’obbedienza della sua parola e la guida che la sua vita e le sue azioni imprime a tutte le nostre azioni. Non potrebbe essere altrimenti perché tutte le nostre azioni sono improntate alla bontà ed alla carità per i più bisognosi. L’altro aspetto importante è che essere scout significa soprattutto essere onesti con noi stessi e con gli altri scout.
I nostri principi e le nostre attività hanno lo scopo di avvicinarci agli altri, soprattutto i più deboli e bisognosi ma sono anche formative per il nostro carattere con livelli di impengo sempre crescenti in cui maturità ed esperienza sono le carte vincenti.
Francesco Cacciagrano

Io voto scout forever!

“Domenica ti va di uscire?” “No, scusa, sono agli scout…”
Capita a tutti, prima o poi. E spesso non sappiamo qual è la cosa più importante. Scout o amici? Uscita di squadriglia o festa di compleanno? Campo scout o vacanza? Mah… dipende: ognuno ha la sua. Io voto scout forever, però: il mio reparto sta diventando la mia famiglia. Ovvio, non parlo di legami di sangue, ma di legami d’amicizia. Litighiamo spesso fra di noi, a volte anche duramente, ma alla fine risolviamo tutto e torniamo a ridere insieme. Non dobbiamo vergognarci di essere noi stessi perché nessuno giudica nessuno. Troviamo sempre un motivo per ridere e sorridere, per divertirci e giocare, e stare seri quando serve. Anche se quest’ultima risulta particolarmente difficile a particolari persone, ma alla fine va tutto bene. Per questo adoro essere scout, perché adoro stare con i miei amici, non solo repartisti, ma anche lupi e castorini. Certo, adoro anche uscire con gli altri amici e andare alle feste e non dico che si deve rinunciare a questo per essere scout. Anzi, dico tutt’altro: per essere scout bisogna sapersi organizzare e dare a ogni cosa una priorità. E poi, in questo, ci aiutano anche i capi con le libere, un momento in più per uscire con gli amici, andare a una festa, andare al cinema o fare tutto ciò che volete. Per questo dico che essere scout non è solo un impegno che ci occupa ogni weekend, ma è, invece, uno stile di vita. Perché, a un certo punto, capisci che essere scout è diventato parte di te, del tuo modo di essere; perché hai imparato a conoscere e adorare i tuoi “fratelli” e le tue “sorelle” scout, qualunque sia la loro età. Che sia il tuo (o la tua) capo scout, il tuo rover o la tua scolta, il tuo (o la tua) capo sestiglia o squadriglia, un cucciolo (o una cucciola) appena entrato in branco, un primino o una primina, uno (o una) che non sopporti, capirai presto che non puoi farne a meno perché essere scout comprende tutto quello che esiste, che decidi di vedere, anzi, osservare, con occhi diversi, con occhi puri, limpidi, liberi e gioiosi, che ti aiutano a capire il senso di ogni cosa e a essere una persona migliore ogni giorno che passa. Questo è, per me, essere scout. È essere una persona migliore, che rispetta la natura e che è pronta ad aiutare il prossimo e a passare dei momenti della sua vita con i suoi compagni d’avventura.
Io scelgo di essere scout perché mi sento libera e felice, anche se a volte mi capita di rimpiangere i weekend liberi che avevo prima. Però è stata una mia scelta e allora devo accettare le sfide che mi vengono poste davanti e devo capire che gli amici esistono e, anzi, sono sempre con me. Quelli non scout li potete vedere dopo scuola e, se volete, li potete anche portare agli scout, anzi: in questo modo saremo tutti contenti, capi compresi!
Come però sento spesso dire, e succede anche a me, molte persone giudicano gli scout in modo negativo (o per il modo di vestirsi, o per il comportamento, o per altre ragioni che si discutono al momento). Ora, prima di finire l’articolo voglio dirvi una cosa: quel comportamento, che spesso non ci piace, quelle parole rivolte agli scout, ossia a noi, spesso ci fanno male. Caro lettore, probabilmente scout, non so se ti conosco ma so, invece, una cosa: anche se sei il mio peggior nemico, non ti auguro di essere triste o offeso. Questo perché nessuno se lo merita. E chi pregiudica gli altri sappia che non bisogna mai giudicare un libro dalla copertina quindi, prima di parlare, fateli venire agli scout per far capire loro l’immensa gioia che loro non conoscevano e l’immagine di un mondo visto con nuovi occhi, che prima erano chiusi.
Canarino stravagante

Carmela Scida

Un pernotto per due

10 dicembre 2017
Tutto è iniziato quando sul gruppo di whatsapp è arrivata la catena e, una dopo l’altra, le squadrigliere della squadriglia delle colibrì hanno iniziato a dire che non ci sarebbero state tranne Sofia e Beatrice.
Arrivò il momento della partenza ma anche la paura di non farcela da sole.
Il pernotto iniziò, dopo un po’ di siesta, con la catechesi e una breve presentazione di karatè.
Dopo una cena con tanto di pandoro i capi hanno lanciato il gioco della serata: “il giro dell’oca” adattato agli scout. Non era solo una questione di fortuna e di “lancio dei dadi” ma bisognava avere anche altre abilità come: intelligenza, agilità e velocità nel saper rispondere.
Le nostre protagoniste, anche se un po’ sfortunate, se la sono cavata.
Il mattino seguente la sveglia per il reparto è suonata abbastanza presto e dopo un’abbondante colazione il reparto si è diretto verso la chiesa, o almeno così pensavano…
In realtà i capi li hanno portati in stazione e poi hanno consegnato una busta a squadriglia che conteneva una cartina, una lettera e i biglietti del treno.
Leggendo la lettera Beatrice e Sofia capirono che dovevano partire ancora da sole per una nuova avventura.
Scoprirono che la loro meta era Rescaldina e che avrebbero dovuto prendere il treno per arrivarci.
I capi avevano assegnato loro diverse prove, una di queste era costruire un rifugio in mezzo a un bosco, ma prima bisognava andare a messa.
Dopo aver costruito il rifugio le due colibrì pranzarono e poi raggiunsero la stazione dove sono ancora adesso…
Riusciranno le nostre due colibrì a tornare sane e salve a casa?
Ma soprattutto, riusciranno a prendere il treno giusto per la stazione di Busto?
Lo scopriranno solo vivendo.
Sofia Pendin, Beatrice Ferrario

Abitazioni arboricole

Ciao, sono Giacomo lupetto del branco Tiko… per prendere la specialità di amico della natura il mio capo Chil mi ha chiesto di fare un articolo parlando degli alberi.
Col mio branco proprio questa domenica siamo andati in un bosco e ho visto un albero sradicato così ho potuto osservare le sue radici.
Era un albero molto molto grande ed io ho potuto salirci fino alla cima… in orizzontale è più facile!
Secondo me gli alberi sono come i condomini, perché possono ospitare molti animali: tra le loro radici molti piccoli animali scavano le loro tane, nei buchi dei tronchi trovano riparo scoiattoli e picchi, infine sui loro rami gli uccelli costruiscono i loro nidi.
Un giorno mi è capitato di vedere un nido molto particolare.
L’uccello che l’aveva costruito, oltre ai rami aveva utilizzato un sacchetto di plastica e ho pensato: “Che bravo, anche gli animali riciclano, ma in modo diverso da noi!”.
Gli alberi non sono utili solo per gli animali ma anche per gli uomini.
Ci danno ossigeno, i loro frutti e con le loro foglie ci fanno ombra d’estate.
Tutti noi dobbiamo averne cura e rispettarli perché sono molto preziosi.
-Prunesti Giacomo

 

Lasciare una traccia

La traccia che resta di più dopo aver frequentato il gruppo scout, é quella che rimane nel cuore. É la cosa più bella che qualcuno può possedere. Le tracce che in questi anni sono rimaste nel mio cuore sono così tante da non riuscire a elencarle. Noi Tikonderoga abbiamo fatto un albero con tutte le B.A., cioè le Buone Azioni, comprese quelle fatte durante la settimana. A noi scout queste cose vengono spontanee, ma a qualcuno pesa farle. Ad esempio: quando la mamma prepara da mangiare, diciamo: “GRAZIE MAMMA”? Questa cosa in me é rimasta grazie agli scout. La cosa che mi piace un sacco degli scout è che sono sempre disponibili, se non c’è qualcuno c’è SEMPRE qualcun altro, i capi, soprattutto, sono i miei migliori amici perché sanno ascoltare e poi ti indirizzano verso la strada giusta. Io alcune volte dico che la cosa più bella di una persona è la bocca perché è quasi sempre collegata al cuore.
-Elisa